Fumetti: Il blues di Mr. Crumb

“Un percorso esemplare, storico ed estetico”, è quel che promette una nuova collana dedicata a Robert Crumb. Si comincia con “Mister Nostalgia”. Non ossessioni, ma musica
Il germe del collezionismo divora. Persone perfettamente normali, magari colte e borghesi, si ritrovano preda di una passione che ha spesso aspetti di necrofilia: fumetti e dischi soffocati nelle buste, oggetti del desiderio sempre nuovi, insoddisfazione costante.
Il fremito del possesso; stringere un feticcio; la misteriosa caduta nella sindrome seriale. Ecco la forma di psicopatologia descritta con efficacia e nello spazio di poche vignette da Robert Crumb, a pagina 41 del volume recentemente stampato dall’editrice bolognese Comma 22. Crumb, l’abbiamo potuto toccare con mano attraverso quarant’anni di storie a fumetti, è maestro della descrizione di manie e nevrosi, nonché di ossessioni sessuali e paranoie di ogni tipo.
Però, non è questo l’argomento di Mister Nostalgia, titolo dietro al quale si nasconde il primo episodio di una serie che promette un percorso esemplare, storico ed estetico fra le opere dell’autore di Philadelphia, oggi sessantacinquenne. Quelli che vedono protagonista la nevrosi collezionistica sono solo piccoli episodi, in questo primo volume dedicato, più ampiamente, alla musica. La musica che Crumb ama (e ricerca ossessivamente) fin da quando era adolescente: jazz e soprattutto blues delle origini, quello che veniva dritto dalle strade polverose e dai campi del Delta del Mississipi.
Una scelta che potrebbe apparire strana: la sua strada, viene da pensare, avrebbe dovuto essere il rock, la psichedelia. In fondo, negli anni Sessanta Crumb era nell’occhio del ciclone della Summer of Love californiana, autore della copertina di Cheap Thrills – l’album che rese immortale la voce di Janis Joplin, in
quegli anni amica sua e del creatore dei Freak Brothers Gilbert Shelton – e sperimentatore di viaggi acidi conditi di LSD.
“Alternativo”, così si è sempre voluto definire, rifiutando l’etichetta di padre fondatore del movimento “underground”. Ma lo stesso rock “alternativo”, non faceva per lui: troppo elettrico, rumoroso, come spiega semplicemente in un breve racconto del 1985 intitolato Una polemica di Robert Crumb sulla musica moderna: dov’è andata a finire tutta la bella musica dei nostri nonni? E allora, ecco l’amore per la gommalacca gracchiante, per le vecchie registrazioni e per chi ci stava dietro: i cantanti neri degli anni intorno alla Grande Depressione, quelli che morivano soli, poveri e pieni di acquavite da due soldi. Li racconta mischiando biografia e fiction, storia e ironia.
Per la grande maggioranza, si tratta di tavole disegnate negli anni a cavallo tra Settanta e Ottanta, quando lo
stile grafico di Crumb si era ormai evoluto fino a rasentare la perfezione: nei chiaroscuri, nell’uso del tratteggio. Sempre sospeso fra l’iperrealismo e il puro cartoon, proprio come il suo mentore Harvey Kurtzman quando si divideva fra Mad Magazine e gli straordinari fumetti di guerra della serie Frontline Combat, pubblicati dalla EC Comics di Will Gaines nella prima metà degli anni Cinquanta.
Dunque, Mister Nostalgia ben rappresenta la seconda fase della carriera di Robert Crumb, lontana dagli anni di Fritz The Cat e del santone metropolitano Mr. Natural. Qualche anno fa Igort la descriveva così sulle pagine di Alias, supplemento culturale del Manifesto: “Oggi la materia prima dei suoi racconti è costituita
non più dal “desiderio” che aveva animato incubi grafici e ossessioni sessuali, o reportage psichedelici. Oggi la materia prima è la “memoria” che è divenuta tema, atmosfera, testo stesso da illustrare”.
Una materia prima che, nella seconda metà degli Ottanta, avrebbe preso sostanza in una serie di eccezionali storie pubblicate sulla “sua” rivista, Weirdo.
Dunque Robert Crumb, fra i cartoonist più rivoluzionari, crudi e dissacranti, prepotentemente moderni della storia nordamericana, oggi sembra essere diventato un uomo d’altri tempi, un nostalgico che disegna con il torcicollo.
Intanto però, si è accordato con il marchio più accreditato dello streetwear newyorchese, Supreme, che gli ha dedicato una linea di abbigliamento… accettando implicitamente che magliette con i suoi disegni (pochi, per carità: edizione limitata, come tutto di questi tempi) vadano a finire negli armadi di rapper alla moda. Certo, non si tratta di H&M, ma rimane un fatto piuttosto ironico: Crumb diventa glamour per una generazione che, con il suo mondo, ha a che fare poco o nulla. Lui diceva vent’anni fa, fra le pagine di My troubles with women part II: “Ripensando alla mia vita, so bene che non sono per niente cool. Io sono un eccessivo, uno squilibrato, un povero diavolo pieno di manie… è triste, ma è così!”.
Nevrotico e contraddittorio, ecco un uomo. Underground alternativo o (ormai) cool che sia, Crumb vale tanto oro quanto pesa.
di Michele R. Serra
Photo Credits: Copertina e particolare di una tavola di Mister Nostalgia di Robert Crumb Comma 22, pagine 96 € 19,00





