Cinema: i film di cui non ci potrebbe importare di meno

Amores perros. 21 grammi. Babel. Dovevo ancora scoprire il motivo per cui quando si vuol attaccare Giuseppe Tornatore lo si addita come imitatore del cinema-cinema, e invece Alejandro González Iñárritu passa per Autore. Voglio dire: inclita e volgo li puoi fottere una volta, con la tua bella calligrafia da intellettuale organico-sensazionalista già pronto (al pari di Fernando Meirelles: altro bidone da urlo che solo l’acuto Fofi – al sottoscritto, ehm – all’epoca di Cidade de Deus seppe smascherare in presa diretta) a fare il balzo verso Hollywood senza troppi patemi (cosa che infatti è stata). Ma poi? E vedendo l’esordio del suo sodale sceneggiatore Arriaga (che anche se è accreditato nei titoli fai fatica a non confonderlo con quell’altro), ho capito: siamo ancora fermi che al pubblico (e a certa critica) non interessa il cosa, ma il come. Qua si ripete il solito giochino di storie compenetrate a vario titolo con sorpresina di struttura (che Repubblica spiattellava dal Lido nelle prime due righe di pezzo…). Languori patinati per coprire assenze di senso mascherate da chissaché. Cialtroni. Cialtroni. Cialtroni.

Filippo Mazzarella
The Burning plan di Guillermo Arriaga (USA, 2008)

Post a comment

You may use the following HTML:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>