FesBuc alle vongole di Riccardo Marassi

Il “Teorema di Diomede”, Il basso napoletano e Facebook

Circa vent’anni fa una nota catena di fastfood “sbarcò” a Napoli e aprì una serie di negozi in vari quartieri del centro. Non ebbero grande successo come nel resto del mondo e qualche anno dopo alcuni di questi dovettero chiudere.
I proprietari si resero conto troppo tardi che avevano cercato di esportare il fastfood in una città in cui i fastfood già esistevano. E si chiamavano pizzerie.
Non avevano tenuto conto del “Teorema di Diomede”.

Inutile che lo cerchiate, il “Teorema di Diomede” è una mia invenzione e si basa su un’affermazione fatta dal portiere del palazzo dove abitavo molti anni fa e che appunto si chiamava Diomede.
Diomede sosteneva (in napoletano, ma io qui lo traduco) che “prima di affermare di aver inventato qualcosa bisogna accertarsi che non lo abbiano già inventato a Napoli”.

Da qualche tempo molti amici mi dicono di essersi iscritti a Facebook e invitano anche me a farlo.
Per convincermi mi elencano tutte le bellissime cose che lì si possono fare e ultimamente cercano di attirarmi facendo leva sulla mia vanità. Pare infatti che su Facebook esista un “Marassi Fan Club”.
Ovviamente ne sono lusingato, tuttavia finora ho declinato tutti gli inviti.

Sia ben chiaro, non muovo alcuna critica a chi si diverte su Facebook. Anzi, sono sempre stato del parere che ognuno si debba divertire come meglio crede e nemmeno mi sogno di sostenere che su Facebook si perda il proprio tempo.
Sono convinto che il vero lusso, ai giorni nostri, è avere tempo da sprecare e farlo divertendosi.
Convinzione che in ultima analisi contraddice implicitamente anche il termine spreco, giacché perfino Sant’Agostino sosteneva che “nutre la mente solo ciò che la rallegra”.
Tuttavia ho cercato di capire meglio che cos’è Facebook, anche per la portata che il fenomeno sta assumendo. Mi sono quindi informato sulle sue possibilità e alla fine mi sono reso conto di una cosa.
Chi ha inventato Facebook non conosceva il “Teorema di Diomede”.

A Napoli già da molti secoli esiste il basso (’o vascio). Sarebbe in buona sostanza un’abitazione posta al livello della strada e che sulla strada allarga il suo spazio vivibile.
Ci si può sedere su di una sedia (generalmente impagliata) fuori dal basso e lì esercitare molteplici attività.
L’ideale sarebbe avere un basso in una delle piazze principali. Ma il basso è quasi sempre collocato nei vicoli e quindi è da qui che nasce il termine “piazza virtuale”.
Mi dicono che su Facebook si possono fare amicizie, conoscere gente e chiacchierare su un’infinità di temi.
Si tratta di attività che si fanno da secoli sedendosi fuori da un basso napoletano. Anche lì si contano le amicizie che uno ha, e gli abitanti dei bassi che hanno conversazioni più interessanti finiscono con l’egemonizzare l’intero vicolo.

Anche i giochi, che su Facebook spopolano, sono da sempre un’attività praticata fuori dai bassi. I bambini crescono in una comune tutt’altro che virtuale, si scambiano i ruoli e spesso finiscono con il convergere in gare collettive.
E con i bambini anche gli adulti. Basta aggiungere un tavolino e aumentare il numero delle sedie e si spazia immediatamente dal tressette alla tombolella.
Lo scambio di informazioni avviene grazie ai bassi e senza mutuare la cosa con Google o Yahoo. A Napoli non occorrono motori di ricerca, basta chiedere a un abitante di un basso (mai a un vigile, quelli non sanno niente) per avere tutte le informazioni che si vogliono.

Mi dicono che su Facebook è possibile scambiare le proprie playlist e far sentire la musica che ci piace.
Ma anche nei bassi è così!
Non c’è un basso che non abbia una radio a pieno volume e le attività multimediali non finiscono certo qui.
Il basso ha infatti potenzialità superiori a Facebook, peraltro senza problemi di memoria e con l’unico inconveniente dei popup indesiderati, come le invadenti previsioni della cartomante Assunta o l’improvvisa esecuzione del “Ballo del cavallo”.
Infatti oltre alle funzioni audiovisive il basso dispone anche di funzioni olfattive.
Se passate a ora di pranzo fuori da un basso potrete annusare l’odore del cavolo bollito o quello della pasta e fagioli. Si possono scambiare gli odori e ognuno può far sapere, in questo modo, cosa sta cucinando.
Ovviamente siete autorizzati a fermarvi, se l’odore vi piace, e a chiedere alla cuoca come ha cucinato quel determinato piatto. Non avrà nessuna difficoltà a rivelarvi la ricetta (l’odore serve a quello) e se avete anche voi un basso lì vicino, potete scambiarvi gli inviti a pranzo o più semplicemente le portate (a ora di pranzo non è infrequente vedere un viavai di piatti da un basso all’altro).

Non è raro inoltre che la cosa vi introduca ad altri topic di discussione. Infatti la cuoca potrebbe spiegarvi che non mette più la cotica di maiale nella pasta e fagioli perché il marito ha il colesterolo alto e quindi iniziare una discussione in ambito sanitario (uno dei temi più gettonati).
Peraltro la privacy non è una delle prerogative del basso.
Infatti vi sono anche delle limitazioni, sia ben chiaro, ma non vanno viste come un difetto ma semmai come una peculiarità.
Ad esempio il nickname.
Anche nei bassi esistono i nick, ma non servono a celare la propria identità ma anzi a rivelarne gli aspetti a volte più intimi.
Così se in gioventù, durante una battuta di pesca di frodo avete subito un grave trauma a una mano,
il vostro nick sarà manomozza, se avete un’avviata attività di import-export sarete noto come ’o contrabbandiere, se abitualmente vi comportate in maniera poco onorevole nel vicolo vi chiameranno
’o ’nfamone, se vi chiamate Giuseppe e fate l’usuraio il vostro nick probabilmente sarà Peppe mille lire
e così via.
Perché il nick non lo scegliete voi ma ve lo attribuiscono gli altri, democraticamente.
Così se siete gay non avrete bisogno di fare outing, ci penseranno gli altri a chiamarvi ‘o femmenella.
E non crediate che questo assuma i toni della discriminazione, anzi.

Da sempre nei vicoli napoletani chiunque viene accettato dalla comunità, e il nick ne favorisce l’integrazione. è una sorta di riconoscimento.
Insomma, mi pare che le potenzialità del basso superino ampiamente quelle di Facebook.
Ma quelli di Facebook probabilmente ignorano tutto questo e neanche sanno chi è Diomede ’o purtiere (perché anche i portieri fanno parte della grande comunità dei bassi, ma Diomede aveva un nome già strano di suo e quindi nessuno ha mai pensato di attribuirgli un nick ma solo di aggiungergli la qualifica).
Eppure si sa che gli italiani sono un popolo di poeti, santi e navigatori.
La differenza è che a Napoli di santo c’è solo San Gennaro, ma sono tutti poeti.
E soprattutto navigatori.

10 comments

  1. Pingback: Fes to Face « myfavoritethings
  2. Francesco

    Nulla di più vero. Per quanto si possa tacciare Napoli di essere la patria della monnezza, in questi casi non fa che ricordarci come non ci sia nulla di nuovo in ciò che stiamo facendo… Perché non posso avere anch’io un basso??? Non ne posso più del computer e del web 2.0

  3. Pingback: macs telaio
  4. Angela

    Sono d’accordo che la migliore crescita per una persona sia attraverso esperienze sociali vissute con i metodi tradizionali di comunicazione, (sulla pelle). Con questo messaggio non cerco di convincere nessuno a iscriversi, ma quando mi sono decisa a iscrivermi, mi sono ritrovata con vecchi amici di cui avevo completamente perso di vista e sono stata felice.
    Sono dell’idea che nella vita bisogna evolversi allargare le proprie amicizie e queste si allargano sempre con il contatto diretto, non credo alle amicizie nate via chat, per questo via facebook mi sono allargata a persone che conosco personalmente. Con questi amici sto rivivendo i momenti felici passati insieme e mi sto aggiornando con le loro nuove esperienze. Inoltre ho la possibilità di metter a conoscenza la mia cerchia di amici delle ultime foto scattate e avere i loro commenti direttamente sulle stesse, ho la possibilità di scambiare le mail per i messaggi privati. Queste sono cose che in qualche modo si potevano fare prima, ma o non tutti le sapevano fare o comunque mai tutto con un unico link.
    Per me facebook ha semplificato la condivisione delle mie ultime esperienze con le persone cui voglio bene, come le mie sorelle che sono lontane in termini geografici.

Post a comment

You may use the following HTML:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>