Duepuntozero di Gabriele Lunati
Posted by redazione on Monday May 11, 2009 Under Rubriche
Il gioco del Twitter
L’ultima moda dell’Italietta 2.0:
la velocità d’informazione a 140 caratteri
Bloggo quindi sono.
Sino a non molti mesi addietro questo poteva essere lo slogan, il tormentone per chi volesse in qualche modo celebrare la nuova internet, quel web 2.0 (mai termine fu più abusato), fatto di viralità e condivisione, di contenuti prodotti dal basso, di user generated content appunto, di giornalismo partecipativo e via dicendo.
Poi venne Facebook che non è internet come tutti noi ce la siamo sempre immaginata e vissuta, ma qualcosa di più rassicurante e meno insidiosa: un po’ come attraversare l’Italia guidando in autostrada solo sulla corsia di destra e pretendere di averla visitata fermandosi unicamente agli autogrill.
E nel lungo tragitto crei o ricostruisci surrogati di amicizie, relazioni di varia natura e via dicendo.
Sì, lo so, questo è un pezzo dedicato a Twitter e non al popolare social network di cui sopra, ma mi preme sottolineare come tre grandi fenomeni abbiano davvero cambiato le carte in tavola della rete così da sbilanciare i processi di fruizione e produzione dell’informazione (nel caso della blogosfera e dello user generated content, tanto da diventare strumento alternativo, o meglio complementare, all’informazione istituzionale dall’alto), della navigazione e del tempo medio speso on line (nel caso di Facebook) e della comunicazione in tempo reale: e qui arriviamo al microblogging e al caso specifico di Twitter.
Scegliete un condominio con tutta una serie di conoscenze già avviate: in una zona strategica del palazzo, quale può essere l’ingresso, ponete una lavagna capiente ma non troppo su cui solo i condomini possono scrivere. Dotateli di un gessetto, uno pseudonimo e una raccomandazione: scrivete quanto e quando volete, ma non superate i 140 caratteri.
Meglio ancora: prendete la stessa lavagna e portatela a una fermata di un mezzo pubblico, possibilmente in una zona molto trafficata, con un alto tasso di passaggio. Tutti quelli che hanno un biglietto per viaggiare possono lasciare una frase sulla lavagna, o anche di più. Per segnalare qualcosa, per salutare un amico, per dire semplicemente a tutti come ci si sente.
Tutto questo è a grandi linee Twitter, solo che dovete immaginarvelo a monitor e poi il gioco è più o meno fatto.
E poi nella nostra Italietta 2.0 è pure di moda. L’Italia del digital divide, quello vero, non solo tra nord e sud ma tra centro e periferia, tra metropoli e provincia, tra pianura e montagna: il bel Paese senza una cultura della rete che anche in questo caso tira a campare e a prendere un po’ quel che viene, se viene.
E’ stato sufficiente qualche rumors pruriginoso (Demi Moore che salva via Twitter un aspirante suicida, giusto per fare un esempio) per scoprire sulle pagine dei nostri quotidiani che anche i vip sono su Twitter, che anche loro “twitterano” come si dice in gergo.
E via, tutti in massa anche lì, come sul “faccialibro”, a scatenare il proprio ego, a soddisfare qualche bisogno inespresso di urlare al mondo qualcosa, a uccidere la noia.
Michael Kinsley, noto politologo e giornalista americano, ha definito Twitter come “the ultimate of solipsism”.
Insomma, anche qui vale “Twittero quindi sono” o qualcosa del genere?
Forse sì.
Eppure negli Usa è anche un valido supporto per tenere lezioni a distanza così come ha avuto il suo peso durante la campagna elettorale di Obama. I media scoprirono il blogging come strumento di informazione e comunicazione durante la guerra in Iraq.
Allora, sotto le bombe impietose nei cieli di Baghdad c’era chi raccontava al mondo – quando non saltavano corrente o linea telefonica – cosa stava davvero accadendo, come ci si sentiva là, sotto quell’inferno.
E’ successo qualcosa di analogo anche qui in Italia, con Twitter, durante l’immane tragedia del terremoto in Abruzzo.
Il dolore in diretta ha preso sfumature e colori diversi dalle speculazioni televisive o dei media tradizionali, proprio perché arrivava direttamente dalla gente.
“Appena sentita la scossa mi sono collegato per saperne di più”, oppure “La casa tremava come una foglia. Terribile”.
E ancora: “Appena tornato da L’Aquila: l’Apocalisse”.
Questi sono solo alcuni delle decine e decine di messaggi comparsi nella notte del sisma, prima ancora che i canali di informazione ufficiali diffondessero notizie e immagini sulla forte scossa che ha colpito alle 3.32 L’Aquila e dintorni.
Velocità e comunicazione, libertà e informazione.
Allora non è poi male questo Twitter e più in generale il microblogging; forse vale la pena sforzarsi per farne un uso intelligente, utile alla comunità, al popolo del web.
Forse basta solo prendere coscienza, avere la consapevolezza che la tecnologia ci ha regalato un’altra (ennesima) possibilità di comunicare ed esprimersi.
Anche se c’è chi sostiene che nell’era di Facebook e di Twitter tutto è più difficile e si rischia di prendere delle cantonate in termini etici. Perché la velocità è nemica del senso morale, che ha bisogno per sua natura dei suoi tempi di decantazione e riflessione. Forse.
*Giornalista e consulente editoriale, si occupa da quindici anni di new media, web e musica digitale. Ha pubblicato alcune biografie rock, manuali d’informatica e scrive saltuariamente per la tv.





May 17th, 2009 at 11:25 am
basta farne un uso intelligente
il problema di solito è nelle persone che lo usano non nello strumento in sè
May 20th, 2009 at 8:26 am
140 caratteri sono lo sforzo massimo di comunicazione scritta che si può chiedere ad un italiano. Anche perché coincide con lo spazio SMS.
July 1st, 2009 at 3:14 pm
[...] online due articoli: Il gioco del Twitter, Blog e libertà [...]