Fumetti di Michele R. Serra

Posted by redazione on Tuesday May 12, 2009 Under Rubriche

Trudeau Graffiti

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Arriva l’edizione integrale di Doonesbury, quarant’anni di America in un lungo flashback

“Esistono forme di azione politica più dirette ed efficaci di una striscia a fumetti. Tuttavia, a noi Doonesbury pare una cosa seria.”
Non so se queste parole datate novembre 1971 le abbia scritte il notaio Franco Cavallone, primo traduttore della striscia, oppure lo stesso Giovanni Gandini, che reggeva il nostro giornalino in quel periodo. Non lo so perché quelle righe non sono firmate, perché mancavano dieci anni al mio concepimento, più almeno una ventina all’età della ragione. Comunque, insomma, qualcuno sembrava volersi scusare per aver scelto Doonesbury: perché l’attacco alle istituzioni è una cosa seria; e farlo passare attraverso un fumetto poteva far specie.

Ovviamente, i ragazzi di Linus erano perfettamente convinti della bontà dell’opera di Garry Trudeau, e del fatto che le strip avessero un potere quantomeno socioculturale, se non apertamente politico. Quasi quarant’anni – e un certo numero di riconoscimenti e premi: Pulitzer, Reuben, lauree honoris causa, perfino due menzioni da parte dell’Esercito degli Stati Uniti – dopo, non possiamo dar loro torto. Nel corso del tempo, Doonesbury si è dimostrata una faccenda indubitabilmente seria. Il presidente Ford la considerava una delle grandi fonti di informazione riguardo alla vita politica americana. Non era l’unico.

Quella pagina linusiana del ‘71 conteneva un interessante vaticinio: “pensiamo di andare avanti a pubblicarlo, finché Il Tempo o Il Corriere della Sera non ce lo portano via”. Qui, la previsione è stata smentita dai fatti: la pagina dei fumetti non è arrivata sui quotidiani nostrani, che da sempre si accontentano di ospitare la classica vignetta con funzione di editoriale. È anche vero che da qualche tempo i disegni hanno fatto capolino sulle loro pagine – più su quelle dei periodici, a dir la verità – sotto altre forme di cosiddetto graphic journalism. Ma su questo punto ritorneremo più avanti.

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La prima striscia di Doonesbury, 26 ottobre 1970

Per intanto sottolineiamo con orgoglio che Doonesbury è rimasto su Linus, e il suo verbo è stato diffuso in Italia grazie all’amorevole lavoro di traduzione svolto dalla famiglia Baldoni: Enzo prima, Giusi e Guido poi. Ho detto traduzione, ma si tratta di divulgazione. Perché in effetti tanti ammettono di aver conosciuto gli Stati Uniti proprio attraverso Doonesbury: aveva ragione Enzo, quando scriveva che i libri di storia e sociologia li potevamo fare a pezzettini, tanto c’erano Mike, BD e compagnia. Si capisce che abbiamo un bel po’ di motivi per esser contenti, oggi che il rapporto speciale fra Doonesbury e il pubblico italiano si rinnova, grazie a chi ha pensato – dimostrando notevole coraggio, visti i tempi che corrono – di riportare la striscia nelle librerie attraverso un progetto di recupero integrale dell’intera produzione. È un piccolo editore, la Black Velvet di Bologna, eppure osa l’inosato: tutte le giornaliere e le domenicali raccolte in volumi, ognuno contenente due anni della saga (vale a dire che sono belli spessi). 

L’iniziativa ha preso forma concreta con l’arrivo sugli scaffali del primo mattone cartaceo: cinquecento pagine disegnate con mano incerta da un poco più che ventenne cartoonist appena uscito dalla prestigiosa università di Yale. A proposito, se qualcuno se lo stesse chiedendo, confermiamo che chi frequenta una scuola dell’Ivy League non è certo un figlio del popolo. In effetti quella di Trudeau è la classica ribellione del buon borghese nei confronti del sistema di cui fa parte per nascita. Ce lo ricorda, fra le pagine di una delle tre introduzioni all’Integrale 1970-1972, Antonio Dini: cita l’antipatia personale dei Bush padre e figlio, che lo vedono come un traditore della Casta. Come dar loro torto?

Fortunatamente per i lettori di due generazioni, questo figlio ingrato dell’élite si è dimostrato capace di farci ridere, mentre traghettava il cartoon politico verso il giornalismo grafico. Non è certo un passaggio da poco: l’argomento è sviscerato con precisione nell’altra introduzione al volume, firmata da Paolo Interdonato e Matteo Stefanelli. Se pure è indubbio che Doonesbury sia al centro del movimento che ha unito Jules Feiffer a Joe Sacco attraverso la seconda metà del Novecento americano, è altrettanto facile affermare che dentro questa lunga, strana striscia ci sia molto di più. 

Ad esempio, il perfetto equilibrio tra gli elementi narrativi: politica, satira, analisi sociale, invenzioni drammatiche, soap opera (bella e buona, fatta di sentimenti forti e colpi di scena che sfidano qualsiasi sospensione dell’incredulità)… Difficile ottenerlo, soprattutto quando la storia diventa paurosamente ipertrofica, estendendosi per una vita intera. Del resto, anche la gestione della serialità da parte di Trudeau è quantomeno esemplare. Ma non sono solo questi fatti (tecnici, se volete) a fare la differenza. È il modo in cui il racconto storico si accompagna a quello umano, passioni ed emozioni messe in scena con incredibile efficacia e banalità zero. 

Sottolineiamo: l’edizione integrale non è una pippa da completisti, ma davvero un’occasione per godersi l’evoluzione dei personaggi e dell’epopea sociopolitica americana in modo nuovo. La stagione ‘70-’72 è già piuttosto densa: si parte dalla convivenza forzata (al campus) Mike/BD, per arrivare alle canne di Zonker, al movimento studentesco, al femminismo, alla guerra del Vietnam.
Pensare che Garry aveva chiamato il suo fumetto Bull Tales, che più o meno significa “stronzate”. Chissà se ha cambiato idea.

One Response to “Fumetti di Michele R. Serra”

  1. Doonesbury. Dal Vietnam a Twitter, quando il disegno diventa saga « Gli Appunti del Paz83 Says:

    [...] – non necessariamente in quest’ordine”[da wikipedia]. A noi, ho scoperto leggendo questo articolo (che è la riproposizione web di quello pubblicato sul numero di maggio di Linus) che poi mi ha [...]

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