In edicola linus di luglio

Siamo a quarant’anni dalla prima passeggiata di Neil Armstrong sulla luna (20 luglio 1969), evento mondiale televisivo prima ancora che storico. Chi non ricorda la telecronaca di Tito Stagno e il suo grido ”Ha toccato!”? A occhio, più del sessanta per cento degli italiani, naturalmente…

Snoopy era testimonial della Nasa  nella missione precedente (maggio 1969), durante la quale gli astronauti Gene Cernan, John Young e Thomas Stafford avevano il compito di “ficcare il naso” (to “snoop” around, in inglese) nella zona della futura discesa, per preparare il terreno ad Armstrong e compagni. Così il modulo lunare dell’Apollo 10 venne ribattezzato Snoopy; il modulo di comando, naturalmente Charlie Brown. E successivamente, la Nasa ha istituito pure il “Silver Snoopy”, premio riservato agli astronauti più meritevoli.
peanuts-luna0peanuts-luna1Allora, il nostro etere era occupato dalla sola televisione pubblica, per lo più in bianco e nero. Ma quel che penetrava nelle case degli italiani aveva i crismi dell’autorevolezza: era “l’ha detto la televisione”, come “è scritto sul giornale”. Roba che si sente ancora adesso, a dire il vero, ma con effetti uguali e contrari.

Ma poi succede qualcosa che merita riflessione: già dal 1976 comincia a circolare la voce che Neil non sia mai stato sulla luna, che tutto sia avvenuto in uno studio televisivo segreto sotto la regia della Nasa, che l’intera operazione di Apollo 11 sia frutto di un complotto ordito dal governo degli Stati Uniti. Forse per qualche ragione legata alla gara spaziale ai tempi della Guerra Fredda. Sorprese, smentite, controsmentite, insomma: il terreno più fertile per la diffusione di ogni storia contemporanea.

Nel 1980 il logo di Canale Cinque bussa alla porta di casa, primo sintomo di un fenomeno paradossale che comincerà a rivelarsi negli anni a venire. Il moltiplicarsi dei canali porta il troppo nella testa degli italiani: un eccesso di informazioni, tale da mettere a dura prova la capacità di distinguere il falso dal vero, e inibire quella di scelta.  Un accumulo innestato in una cultura tutto sommato ancora basata sulla parola detta piuttosto che su quella scritta, in un Paese dove si compra molto, ma si legge poco: le prime pagine e i titoli, e più grossi sono più restano impressi. Mentre reality, tribune e telegiornali sfumano i loro confini.

Un fenomeno che oggi fatica a governare persino chi l’ha creato: mille canali presidenziali riversano un fiume di contenuti nelle teste degl’italiani, ma ormai è l’interpretazione a esser compromessa.

Intanto – inevitabilmente? – l’informazione perde ogni ombra di autorevolezza: “Non crederai mica a quel che scrivono i giornali!”, “Non crederai mica a quel che dice la televisione!”

In certi momenti la Terra ci sembra di guardarla dalla Luna, con Snoopy. E arriva l’estate: ci stiamo prenotando per Marte.

One comment

  1. maurizio

    “Allora, il nostro etere era occupato dalla sola televisione pubblica, per lo più in bianco e nero.”
    Diciamo “per DI più” in bianco e nero. Ma anche in bianco e nero, qualche notizia passava. Oggi, la tv è a colori, ma basterebbe il marrone, in varie sfumature…

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