Sapessi com’è strano (voler) fare il tranviere a Milano…
Aggiornamento del 22.07.2009: il Tribunale del Lavoro di Milano, dopo averlo respinto in prima istanza, ha ora accolto il ricorso presentato da Mohamed Hailoua, ritenendo “discrimatori” i requisiti della cittadinanza per richiedere l’assunzione presso l’Azienda dei trasporti municipali di Milano. Ora il ragazzo – sostengono i legali Alberto Guarisio e Livio Neri di Avvocati per niente - potrà nuovamente inviare il suo curriculum, nella speranza che venga valutato per le sue competenze e non per le sue origini.
L’Atm – riferisce il Corriere della Sera – non ha voluto commentare la decisione del giudice, ma ha fatto sapere che ricorrerà in appello. Mohamed era giunto in Italia da solo, quindicenne. Accolto dalla Caritas di don Virginio Colmegna, ha frequentato un corso serale e preso il diploma di elettricista. Con il quale ora chiede di essere assunto dall’azienda municipale.
E’ una sentenza “aberrante”, ha commentato con il consueto savoir faire il segretario provinciale, nonché consigliere comunale e deputato europeo della Lega, Matteo Salvini. Averne, di altre storie “aberranti” come questa da raccontare, diciamo noi.
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Il diciottenne Mohamed Hailoua, marocchino, vorrebbe trovare impiego all’Atm, come tranviere o, meglio ancora, come elettricista. Ma l’azienda si oppone, tirando in ballo una legge del 1931 e adombrando addirittura il rischio terrorismo…
Milano, giugno 2009. Nella città prossima sede dell’Expo mondiale, dove noti esponenti della politica locale (leghista) vorrebbero introdurre nella metro i vagoni (per il momento non ancora piombati, ma chissà…) riservati ai non-bianchi, figurarsi se un marocchino può aspirare a fare il tranviere. Così, Mohamed Hailoua, 18enne che vorrebbe trovare impiego all’Atm – dove le “vocazioni” notoriamente scarseggiano – come tranviere o, meglio ancora, come elettricista, si vede rispondere che no, niet, nix, nada, no se puede.
L’azienda tranviaria milanese risponde che ha le mani legate, nientemeno che da un regio decreto del 1931 (nr. 141), ove si vieta l’assunzione nel trasporto pubblico locale a chi non possiade la cittadinanza italiana. Piccolo inciso: nel 1931 l’Italia era una monarchia costituzionale retta da un re sabaudo, Vittorio Emanuele III, di fatto sospesa da una dittatura fascista, che pochi anni più tardi (1935) avrebbe aggredito e invaso l’Etiopia senza neppure dichiararle prima guerra, venendo per questo denunciata dalla Società delle Nazioni e sottoposta a sanzioni. Ma c’è di più: l’ineffabile Atm ha anche depositato una memoria, nella quale si sostiene che l’assunzione di stranieri potrebbe mettere a rischio la sicurezza dei viaggiatori (sic!)
Rincara la dose il vicesindaco Riccardo De Corato (An, pardon, Pdl), che unisce – abilmente quanto arbitrariamente – la vicenda di Mohamed alla notizia dell’arresto di alcuni presunti affiliati ad Al-Qaeda, sostenendo che durante l’Expo ci saranno già un sacco di stranieri in giro per la città, meglio non rischiare di trovarsene uno che guida il 33 barrato. Se poi è marocchino e probabilmente islamico, apriti cielo. No, no, non possumus, non expedit! Secondo piccolo inciso: ma davvero pensiamo che un 18enne che vuole fare il tranviere possa minacciare la sicurezza nazionale?
Intanto, Mohamed Hailowa Hailoua, 18enne marocchino con la voglia di lavurà, è costretto a dare battaglia in tribunale, assistito da Avvocati per niente e dall’Associazione studi giuridici sull’immigrazione. Nei prossimi giorni la decisione del giudice. A Milano, anno 2009. Meno sei all’Expo.
Link:
Avvocati per niente
Associazione studi giuridici sull’immigrazione






Penso che l’ATM farebbe meglio a adottare un’unica linea difensiva. In un caso che seguo, l’ATM, ad esempio, sostiene che è un’azienda privata e che non ci si può sognare di trattare i suoi dipednenti come se fossero pubblici. In un’altra causa, dell’ATM contro il Comune di Milano (unico suo socio) davanti al Tar Lombardia, questa sostiene di essere una Spa a tutti gli effetti con applicazione diretta del codice civile, anche per ciò che attine il compenso del Presidente, Ing. Catania, deliberato in Euro 480.000, abbattuto a 87.000 dopo l’intervento della Corte dei Conti e riportato a Euro 480.000 (si quattrocentoottantamila). Insomma, credo nelle rovesciate di Bonimba …. credo che l’ATM sia vittima dei propri legali e, prima ancora, dei propri amministratori. Penso che tra le sue vittime ci siano i lavoratori e, naturalmente, il Comune di Milano, l’unico suo socio. E altrettanto naturalmente credo che le sue vittime siano Hailowa e il mio cliente. Ciao Lita Camaioni, Avvocato Per Forza.