La lotta della Innse: cronaca del 6 agosto
Aggiornamento delle ore 12,20 del 6 agosto: “Non ci prenderanno per stanchezza”, fanno sapere i cinque operai al cellulare. “Siamo sporchi da fare schifo perché da tre giorni non ci laviamo, siamo in uno spazio stretto pieno di olio e di grasso dei macchinari, siamo su una zattera a venti metri di altezza e distaccati dalla concretezza. Siamo sotto il tetto: fa caldo per tutto il giorno tranne che tra le 4 e le 5 del mattino quando arriva un po’ di freddo”, dicono riguardo le loro condizioni attuali. Malgrado ciò, fanno sapere, “l’unica condizione per scendere è una risposta positiva alle richieste che abbiamo fatto”. Ricordiamo che fra le richieste avanzate il giorno della ri-occupazione della fabbrica, martedì 4 agosto, c’era la sospensione per almeno per tutto il mese di agosto delle operazioni di smantellamento e l’apertura di un nuovo tavolo di trattativa con le parti in causa, le istituzioni e gli imprenditori interessati a rilevare l’azienda. I cinque lavoratori hanno confermato che non hanno bisogno di un medico, mentre stanno “ragionando su altre azioni dimostrative”.
Aggiornamento delle ore 12 del 6 agosto: seconda notte trascorsa in cima al carro-ponte all’interno della Innse Presse da parte dei quattro operai; con loro il funzionario della Fiom Roberto Giudici. I cinque Possono comunicare con l’esterno solo attraverso un telefono cellulare e da ieri le forze dell’ordine che presidiano l’ingresso vietano il passaggio a chiunque, attuando una forma di pressione psicologica sugli occupanti. I quali continuano comunque a essere determinati a non cedere. Hanno ricevuto cibo e acqua ma occupano una piattaforma posta a diversi metri da terra e hanno fatto sapere di soffrire il caldo di giorno, mentre la notte dormono poco, sia per il timore di un blitz, sia per le zanzare, numerose. Ieri il proprietario dell’azienda, Silvano Genta, il “rottamaio” (come lo chiamano gli operai in lotta) ha, tra l’altro (leggi), fatto sapere di essere disponibile all’apertura di un tavolo tecnico, però con l’esclusione dei lavoratori. Durante la conferenza stampa tenuta nel pomeriggio di ieri all’Hotel Cavalieri, Genta ha detto di essere in grado di ricollocare 13 operai presso aziende metalmeccaniche lombarde, essendo inoltre disposto ad aprire pratiche di prepensionamento per altri 25 dipendenti. Rimarrebbero dunque esclusi dal piano 11 lavoratori. L’industriale ha anche duramente polemizzato con la Provincia di Milano e il suo presidente, Filippo Penati, a capo di una giunta di centrosinistra, uscito perdente lo scorso giugno dalla tornata elettorale. L’accusa rivolta da Genta è quella di non aver tenuto fede ai patti sottoscritti quando l’imprenditore acquisì la Innse Presse nel 2006, in particolare per quanto riguardava la riqualificazione di una parte dei dipendenti. Secca la replica di Penati: “Dietro questa vicenda c’è la volontà da parte dell’azienda di smobilitare l’attività industriale per il riuso dell’area a fini immobiliari”. Nel tardo pomeriggio di ieri da registrare anche il tentativo di sfondare il cordone di polizia che presidia i cancelli della fabbrica da parte di un gruppo di operai, che volevano sincerarsi di persona delle condizioni dei loro compagni. I lavoratori della Innse hanno anche polemizzato con il segretario della Fiom, Giorgio Cremaschi, accusato di essersi unito tardi alla lotta degli operai milanesi.






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