La lotta della Innse: cronaca del 7 agosto

Aggiornamento delle ore 23,30 del 7 agosto: è stato reso noto il nome del possibile acquirente della Innse Presse. Si tratta della holding Gadda Srl, con sede a Milano, il cui amministratore delegato, Mauro Sgarlata, ha formalizzato nei giorni scorsi un’offerta non vincolante per l’acquisizione dei terreni, dei capannoni e dei macchinari della Innse. Gadda Srl ha chiesto di avviare una trattativa a settembre assieme a istituzioni e parti sociali, con l’obiettivo di giungere entro la fine dello stesso mese a formalizzare una bozza di piano industriale. La produzione e, soprattutto, tutti e 49 gli operai della fabbrica di via Rubattino, sarebbero mantenuti in attività.
In serata si è inoltre appreso che anche un’altra cordata di imprenditori avrebbe manifestato interesse verso l’azienda metalmeccanica. Alla luce di ciò, i lavoratori della fabbrica milanese e la Fiom sono tornati a chiedere con forza la sospensione della procedura di smantellamento e la vendita dei macchinari.
Nel pomeriggio, un gruppo di persone, fra le quali alcuni operai della Innse, si sono recate davanti alla Prefettura di Milano, con l’intenzione di sollecitare il prefetto a prendere atto delle novità sostanziali intervenute nelle ultime ore. Momenti di tensione e spintoni con la polizia hanno seguito la notizia che né il Prefetto, né il suo vice, si trovavano nel palazzo di corso Monforte. I manifestanti, ricevuti senza alcun esito da un funzionario, sono dunque tornati sui loro passi, al presidio permanente di via Rubattino, nel quartiere Lambrate. Durante il tragitto, si sono verificati alcuni blocchi temporanei del traffico.
Si è appreso infine che agli operai che si accingono a trascorrere la quarta notte sul carro-ponte all’interno della Innse è stata tagliata l’elettricità, aggiungendo un ulteriore disagio alla loro già difficile situazione e soprattutto impedendogli così di comunicare con l’esterno grazie ai telefoni cellulari.  
“Sicuramente questo sarà uno dei nostri ultimi collegamenti telefonici – a detto in diretta al Tg3 Roberto Giudici, il sindacalista della Fiom che si trova all’interno della fabbrica con altri quattro operai – Ci si stanno scaricando i cellulari e ci è stata interrotta la corrente”. I cinque lavoratori sono stanchi, mentre si preparano alla quarta notte che trascorreranno al caldo, senza potersi lavare e cambiare da giorni e in una posizione scomoda e pericolosa. “Siamo arrabbiatissimi e anche delusi – ha continuato Giudici – delusi perché ci hanno sempre ripetuto che intorno alla Innse c’era il deserto, e invece non era vero. Ma anche questo non basta – ha proseguito il funzionario della Fiom – e temiamo che si rimettano in campo forze che fino ad ora si sono mosse contro i lavoratori. Noi comunque siamo sempre convinti che questa fabbrica possa continuare a produrre e l’interesse manifestato da un imprenditore e anche da altri, ai quali prima era stato impedito di avvicinarsi alla Innse, conferma che quanto dicevamo era vero”. Per questo, ha concluso Giudici, “terremo duro, corrente o non corrente, fino alla fine. Perché siamo convinti che la fabbrica riaprirà e riprenderà a produrre”.

Aggiornamento delle ore 13 del 7 agosto: “Siamo arrabbiati marci”, è il commento comprensibilmente esasperato, di Roberto Giudici, il funzionario della Fiom che da oltre tre giorni condivide con i quattro operai della Innse la permanenza su un carro-ponte a decine di metri dal suolo. “Il sentimento oggi è di rabbia contro la prefettura e le istituzioni, contro chi per mesi ci ha chiesto una prova che poi una volta data è stata cancellata in modo miserabile”. Giudici si riferisce alla proposta di acquisto della fabbrica pervenuta ieri e alle deboli o addirittura assenti reazioni che vi hanno fatto seguito, a partire da quella del presidente provinciale, Guido Podestà (vedi sotto). ”Noi non abbiamo novità – ha proseguito Giudici, interpellato come sempre in questi giorni via telefono cellulare – è chiaro che se non ci saranno, arriveranno da noi prima o poi”, ha aggiunto, lasciando intendere che nelle prossime ore potrebbero verificarsi ulteriori azioni di protesta.
Intanto, Silvano Genta, proprietario della Innse, acquistata nel 2006 a prezzo di saldo per 700mila euro, si è dichiarato disponibile – per bocca del suo avvocato, Gianbattista Lomartire –  a “prendere in considerazione proposte serie” di acquisto della fabbrica di via Rubattino. “Prenderemo in considerazione solo proposte che tengano conto da un lato del venduto e dall’altro delle azioni di danno che gli acquirenti hanno chiesto a Genta”, ha precisato il legale, parlando in riferimento alla proposta di acquisto formalizzata ieri (vedi sotto). Continua a essere mantenuto il riserbo sul nome del possibile acquirente, già noto tuttavia ai sindacati e alle istituzioni. Per il momento si sa – sono parole di Gianni Rinaldini della Fiom – che si tratta di “un gruppo industriale legato ad un consorzio che conosciamo bene”. Frattanto, la Nuova Lombarmet di Arluno, una delle due imprese alle quali Genta ha già venduto parte dei macchinari della Innse (l’altra è la M.P.C. di Santorso, provincia di Vicenza), ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna proposta di acquisto.

Aggiornamento delle ore 12 del 7 agosto terza notte trascorsa sul carro-ponte dai cinque lavoratori,  quattro operai della Innse Presse più un funzionario Fiom. Nel pomeriggio di ieri, Gianni Rinaldini, segretario generale del sindacato metalmeccanico, ha dato notizia che un possibile acquirente della fabbrica ha formalizzato un’offerta, consegnata all’Aedes, l’immobiliare proprietaria dell’area industriale di via Rubattino. Il nuovo presidente provinciale, Guido Podestà, ha però definito l’offerta “generica” oltre che male indirizzata, in quanto consegnata alla proprietà dell’area e non all’imprenditore-padrone dell’azienda, Silvano Genta, irremovibile dalle sue posizioni, che non contemplano la riapertura di alcuna trattativa con i lavoratori. Podestà si è offerto al contrario di contribuire alla ricollocazione dei dipendenti della Innse, una prospettiva che i 49 operai non hanno mai neppure preso in considerazione, ritenendo la loro fabbrica perfettamente in grado di stare sul mercato, come vanno ripetendo da 14 mesi. “Quello che succede e che succederà è e sarà responsabilità di tutte le istituzioni del nostro Paese: governo, regione, provincia, e comune – ha detto Rinaldini, commentando la posizione assunta da Podestà – Scegliere di non discutere di un’operazione industriale vuol dire deliberatamente scegliere di fare un’operazione speculativa”. Sempre ieri, il segretario del Prc, Paolo Ferrero, replicando al ministro leghista Calderoli sulle gabbie salariali (leggi  in proposito l’articolo di Marco Esposito su Linus di luglio), ha sostenuto che “autorevoli esponenti” del partito di Umberto Bossi figurerebbero fra gli sponsor di Genta, definito uno “speculatore”. Ferrero ha dunque domandato se, per caso, la Lega Nord sia mai stata finanziata dall’imprenditore.
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