Nel numero di settembre

Cominciamo a presentarvi da questo mese l’irresistibile opera di Hélène Bruller, autrice francese che dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, la vitalità del fumetto d’oltralpe.
“Mi chiamo Hélène Bruller, sono nata nel 1968 a Parigi. Ho saputo molto in fretta che ero una ragazza e che quelli erano ragazzi. Ho saputo molto in fretta che la vita non era facile per una ragazza. Ho saputo molto in fretta che non renderò la vita facile ai ragazzi. E molto in fretta ho saputo che ne farò un libro per le ragazze e anche per i ragazzi”.
Hélène pare una “predestinata”: nasce nel ’68, ha un nonno illustratore umoristico e scrittore, operatore culturale, Jean Bruller (meglio conosciuto con il nom de plume di Vercors), autore delle “21 ricette pratiche di morte violenta”, che diede vita nel 1941 alla casa editrice clandestina Éditions de Minuit, prima di darsi alla macchia entrando nella Resistenza. Hélène si diploma nel 1994 all’École des Arts Décoratifs di Parigi e intraprende con decisione la carriera di illustratrice e autrice di fumetti. Insomma: ce l’ha nel sangue, nei geni, nella pelle. Sposa anche Zep, arcinoto (in Francia) autore del popolare Titeuf.
Come il nonno si divide tra scrittura e disegno: dopo aver firmato Titeuf come adattatrice sotto pseudonimo (Shirley Anguerrand), nel 2003 scrive Les Minijusticiers con i disegni di Zep. Nel 2004 presenta all’editore Albin Michel alcune tavole già pubblicate sulla rivista Edelweiss, che aveva intitolato qualcosa di simile a “Chi se ne frega”, ma l’accorto consiglio del suo editor la convince a cambiare il titolo in “Je veux le prince charmant” (Voglio il principe azzurro). è un successo e l’anno seguente fa uscire “Je veux toujours le prince charmant” (Voglio sempre il principe azzurro).
Noi vi presentiamo qui “Hélène Bruller est une vraie salope“ (Hélène Bruller è una vera stronza), una delle più irresistibili opere sulla stronzeria mai concepite, un manuale pratico-tematico terapeuticamente autobiografico che vi farà schiattare dal ridere a meno che non vi ci identifichiate troppo. Certo Hélène ha avuto Martin e ci ha sofferto un botto, e chi non ha avuto un Martin? (E chi non ha avuto una Hélène?). Una storia dedicata soprattutto alle donne, al pubblico femminile, ma in cui anche gli uomini fanno la loro porca figura. Guardare per credere.
Hélène graffia a ogni pagina, ma conserva un’impronta di dolcezza che dopo esservi sganasciati dal ridere, vi farà innamorare di quella stronzetta. Bè… e se le ragazze s’innamoreranno degli uomini che la Bruller impietosamente rappresenta, allora penso proprio che avranno dei problemi: prescrivo una lettura intensiva dell’opera omnia di Hélène Bruller, per prepararsi all’inverno.
E per sovrappiù, Doonesbury, a pagina 44 e 45 ci dà un assaggio di politica nostrana in terra americana.






Non mi piace questo fumetto: è stupido.