Il bambino Mercalli di Fabio Geda
“Stavamo in cucina, io e la mia nonna materna, ma c’era un orto, da qualche parte nel mondo, che aveva rifornito quella cucina di verze e spinaci e io mi chiedevo dov’era quell’orto e come erano nate quelle verdure. Qualche anno dopo ho cominciato a seminare i miei primi ortaggi, e quando hai dei pomodori a cui badare non puoi non prestare attenzione anche al tempo”
Illustrazione di Marco Cazzato
Era l’inverno del 1980 e Luca Mercalli aveva quattordici anni quando a Torino, per la prima volta, – per la prima volta nella vita di Luca Mercalli, ovvio, forse non nella storia secolare della città – la neve non si è fatta vedere, nemmeno una spolverata, nulla. Un inverno senza neve non è un inverno, ha pensato lui. Perché non nevica? L’anno prima era andato ufficialmente in pensione il colonnello Edmondo Bernacca, conduttore della prima rubrica Rai dedicata alle previsioni meteorologiche. Che fosse questo il motivo? Che fosse uno sciopero affettivo delle nuvole per l’assenza del loro storico osservatore e presentatore? Ogni sera, il nostro Mercalli preadolescente accendeva la televisione per guardare le previsioni del tempo, per capire come mai non nevicasse. Ma questo non era sufficiente. Non trovava abbastanza soddisfazione. Non venivano fornite spiegazioni approfondite. Lui desiderava conoscere, non soltanto sapere i gradi centigradi, percepiti o meno, del giorno dopo.
“Ho cominciato quell’anno a interessarmi seriamente di meteorologia. Ho acquistato per posta un kit fai-da-te per la costruzione di un ricevitore satellitare e l’ho montato da solo, in camera mia. E non mi serviva per vedere Sky, ovviamente. Ho cominciato a cercare risposte nei libri che avevo in casa e, quando ho terminato i libri che avevo in casa, nei libri che trovavo in biblioteca o che ordinavo in America, nel caso non fossero tradotti in italiano. A sedici o diciassette anni mi sono abbonato a Weatherwise, una storica rivista americana di meteorologia. Costava un sacco di soldi quell’abbonamento ma io ero disposto a rinunciare al panino a scuola o a quant’altro pur di permettermelo. La parola per definire tutto questo è una sola: passione.”
Nel libro Filosofia delle nuvole (Rizzoli, 2008) Luca Mercalli racconta come la sua passione abbia coinvolto, in certe occasioni, non solo lui, ma tutta la famiglia. Nei primi anni Ottanta gli unici libri accessibili a un quattordicenne erano Che tempo farà di Edmondo Bernacca e Meteorologia di Gunther Roth. Nelle biblioteche comunali i testi erano limitati e alla biblioteca universitaria un ragazzino delle medie non lo lasciavano certo entrare. Ma lui venne a sapere che a Ginevra, a soli duecentocinquanta chilometri da Torino – praticamente dietro casa -, c’era la sede dell’Organizzazione meteorologica mondiale. Così, un giorno di primavera, convinse i suoi genitori a salire in macchina e ad accompagnarlo in gita a Ginevra: destinazione Avenue Giuseppe Motta.
“Ovviamente, visto che i libri interessavano solo me, e quasi per nulla i miei genitori, fui mandato da solo a sbrogliarmela. Con una manciata di franchi svizzeri e il mio inglese zoppicante entrai nel palazzo e chiesi Where is the bookshop? E una volta dentro, individuai alcuni volumi che mi fecero brillare gli occhi per l’emozione: How much costs this book? Strana situazione per un ragazzino, vero? In ascensore mi trovai attorniato da gente di ogni nazionalità. Ricordo che c’era persino un russo. E chi l’aveva mai visto un vero russo, nel 1982? Comunque, una impiegata gentile mi consegnò i libri e si prese tutti i miei soldi. Volevo dirle che erano per uso personale, ma il mio inglese non me lo permetteva. Uscii in silenzio. Al ritorno mi stravaccai sul sedile posteriore dell’auto, la testa immersa nelle pagine, e non ebbi nemmeno il tempo di partire da Ginevra che già eravamo ritornati a casa. Vorrei che i ragazzi, oggi, avessero questa mia stessa curiosità. Non importa per cosa, l’importante è essere curiosi, fare esperimenti con la propria vita.”
Insiste molto su questo punto, Luca Mercalli. I bambini, i ragazzi, i giovani devono avere la possibilità di giocare con il mondo, di fare esperienze per trovare se stessi e le proprie passioni nascoste.
“Mi rammarica sapere che c’è un universo di interessi possibili che non vengono neppure sondati: tutti vogliono fare la stessa cosa, dall’ingegnere al calciatore alla velina. Ricordo i miei pomeriggi, da bambino, nella cucina torinese di mia nonna materna, una cucina pervasa di caldi sbuffi di umidità che risalivano dalle pentole per poi condensarsi in piccole nubi domestiche. Stavamo in cucina, io e lei, ma c’era un orto, da qualche parte nel mondo, che aveva rifornito quella cucina di verze e spinaci, ammonticchiati sul tavolo di marmo bianco, e io mi chiedevo dov’era quell’orto e come erano nate quelle verdure. Qualche anno dopo ho cominciato a seminare i miei primi ortaggi, e quando hai dei pomodori a cui badare non puoi non prestare attenzione anche al tempo. I bellissimi cataloghi illustrati delle sementi Ingegnoli mi facevano sognare produzioni da esposizione, poi, però, leggevo le istruzioni e mi scoraggiavo. Per quella verdura serviva il caldo, questa non germinava sotto i dodici gradi, quest’altra temeva la pioggia prolungata. La meteorologia era, a quel punto, non solo una curiosità, ma una necessità. I sentieri che ci portano a essere come siamo sono innumerevoli e misteriosi, e possono dipendere dal colore del cielo o da una manciata di spinaci…”
Da bambino, quindi, Luca Mercalli che ha fatto? Ha disegnato fiori, gestito l’orto, messo le mani nella terra, non guardava il calcio, ma lavorava la creta, faceva soldatini di piombo (piombo fuso ovunque, in casa), giocava con il piccolo chimico (sua madre aveva paura che facesse saltare in aria il palazzo), giocava con l’elettronica e molto altro ancora. Molti di questi interessi sono poi scemati, alcuni sono rimasti, ma tutti – nessuno escluso – hanno contribuito a fare di lui l’uomo che è oggi. E non aveva internet, pensate. Chissà cosa avrebbe scoperto e di cos’altro si sarebbe interessato navigando e surfando sulle onde frastagliate del web, cosa avrebbe combinato se avesse avuto Google Earth. Ma la scuola? Cosa racconta Luca Mercalli della scuola?
“Purtroppo devo dire che non ne ho un gran ricordo. Quasi tutti gli stimoli di cui abbiamo parlato sono stati esterni al percorso scolastico. Sì, certo, ho incontrato un paio di insegnanti ottimi, dei quali conservo un buon giudizio. Ma non posso dire che siano stati i miei anni alle medie inferiori o al liceo classico ad avermi forgiato per come sono. Scienze agrarie, poi dopo, sì, e anche gli studi di climatologia in Francia. Ma ormai lì ero io stesso artefice del mio destino, come lo ero stato precedentemente nel tempo libero. Più delle ore trascorse in classe hanno fatto le ore trascorse in giro per i monti, a camminare o sciare. In montagna mi sono innamorato dei ghiacciai, un altro stimolo alla ricerca e alla lettura. Un’altra mia grande passione.”
Insomma, alla domanda: ma è possibile che un bambino decida che da grande vuole fare il meteorologo? La risposta è: sì, è possibile. Il meteorologo come qualunque altra cosa, se ha gli occhi per vedere, le mani per toccare, e se può vedere e toccare e sognare per se stesso un futuro unico e personale, senza essere intruppato o condizionato da quello che i media o anche solo le voci che lo circondano dicono che lui dovrà essere. Se ha la possibilità di autodeterminarsi, di immaginare futuri alternativi. Avere la testa nelle nuvole, nel caso di Luca Mercalli, non è stato un male. Dice di se stesso: “Ero un diverso, certo. I miei coetanei mi guardavano senza capire, e qualche volta questo mio essere diverso era motivo di scherno. Ma anche di simpatia da parte di tanti”. E poi, se essere se stessi significa essere diversi, viva la diversità. n
Luca Mercalli è nato a Torino il 24 febbraio 1966. È un meteorologo e climatologo italiano, noto al pubblico per la partecipazione al programma televisivo Che tempo che fa. Ha scritto diversi libri e fondato la rivista di meteorologia Nimbus che si trova anche on-line all’indirizzo www.nimbus.it: ovviamente, sul sito, trovate le previsioni del tempo.





