La borsa e la vita di Marco esposito
Vignetta di Maurizio Minoggio
Lo scudo e l’etica
Il fisco è in grado di intercettare gli italiani con capitali all’estero ma invece di punirli si limita a chiedere il 5 per cento. E per uno strano contrappasso i proventi dei capitali illegali vengono girati proprio a chi si era opposto all’ennesima sanatoria fiscale
Non so voi ma io le tasse le pago tutte. Oddio, cerco di pagarle tutte. Per l’Irpef è facile: sono lavoratore dipendente e c’è la famosa trattenuta alla fonte in busta paga. Per l’Iva a volte salto un giro. Non mi danno lo scontrino o mi danno una ricevuta con la cifra guarda caso pari a un decimo di quella vera e non ce la faccio a protestare. Altre imposte a volte le pago e a volte no. Ma non è cattiva volontà, evado per distrazione. è il caso della tassa di proprietà sugli autoveicoli, il bollo auto. Che dovrei pagare per due automobili, uno scooter e un camper. Piccole cifre. Soprattutto il camper, che pure ha più cavalli di tutti (ma non ditelo in giro). Tuttavia le scadenze sono sempre diverse, non si può pagare in anticipo, per cui un anno dimentico, che so, lo scooter, un altro una macchina e ogni tanto mi ritrovo qualche multa con gli arretrati. Mi è capitato di dimenticare anche la tassa sui rifiuti, perché quando arriva si presenta sotto la forma di cinque bollettini postali, quattro trimestrali per chi versa a rate e uno per la soluzione una tantum. Scelgo sempre quest’ultima, per risparmiare l’andirivieni alla Posta, ma poi, visto che la scadenza è lontanissima, finisce che dimentico di pagarla, a meno che non lo faccia mia moglie che è molto più precisa di me.
Poi leggo di cosa è capace il fisco e trasecolo. Nelle scorse settimane, in vista della scadenza dello scudo fiscale che cade questo mese, l’Erario ha spedito venticinquemila lettere che più o meno dicono così: “Gentile contribuente Tal dei Tali, dalle segnalazioni pervenute risulta che lei nel 2008 ha effettuato uno o più movimenti finanziari verso l’estero, per un ammontare complessivo superiore a 50.000 euro”. E allora mi chiedo se l’Erario sa cosa fanno i miei concittadini all’estero, perché non si occupa degli italiani in Italia? L’Erario non può essere a sua volta gentile e scrivere a me? Potrebbe ricordarmi quando sta per scadere un’imposta che devo pagare. Magari potrebbe agevolarmi e unificare le scadenze. Non chiedo una lettera (gli alberi meritano di continuare a produrre ossigeno per il pianeta) ma una mail o anche solo un sms, come quelli che mi arrivano in pochi secondi quando utilizzo la carta di credito.
Sia chiaro, non pretendo sconti, agevolazioni, sanatorie, anonimato. Voglio soltanto pagare in tempo, se possibile con un addebito automatico sul conto corrente come accade per la luce, il telefono, il gas.
Si dirà: il rientro di capitali dall’estero è un’operazione straordinaria e merita un’attenzione tutta particolare da parte della macchina statale. Ma delle due l’una. O questi italiani con fortune oltre confine sono irrintracciabili e allora le lettere intimidatorie del Fisco sono un bluff; oppure ci sono strumenti per intercettare i movimenti illegali. Nella prima ipotesi le 25.000 lettere sono state spedite a casaccio e non sortiranno alcun effetto. Nel secondo caso non si capisce perché dopo aver individuato sul fatto l’evasore gli si lasci il tempo di scappare.
Quando la legge sullo scudo fiscale è stata approvata, la scorsa estate, si promise che la sanatoria non si poteva applicare per chi era già stato beccato. L’Agenzia delle Entrate, nella lettera, ricorda gli adempimenti che si sarebbero dovuti fare per portare regolarmente gli euro fuori dei confini nazionali. Non manca un promemoria sulle sanzioni previste, sottolineando che sono state di recente inasprite. C’è un quadro riepilogativo piuttosto preciso: “Dallo scorso luglio” è scritto nella lettera “gli investimenti e le attività finanziarie detenuti in paradisi fiscali e non dichiarati detenuti in Stati o territori a regime fiscale privilegiato, sono considerati integralmente redditi sottratti a tassazione in Italia” e “le sanzioni per l’omessa indicazione sono raddoppiate (dal 200 al 400% della maggiore imposta dovuta per l’omessa indicazione in dichiarazione, dal 240 al 480% della imposta dovuta in caso di omessa presentazione della dichiarazione)”. Dopo aver letto quelle percentuali da capogiro – bastonate da 400%, 480% – ci si aspetterebbe una carota, cioè uno sconto sostanzioso ma proporzionato. Non so: può pagare il 200% come prima del raddoppio della sanzione. Oppure: solo per oggi la multa è del 48%. O magari del 30,5% come per lo scudo fiscale negli Stati Uniti. O, al limite: ci prendiamo il 12,5% come avremmo fatto per gli interessi sui Bot. E invece la sanzione è il 5%.
Ogni euro versato pulisce 19 euro illegali. All’estero, come accade ormai sempre più spesso, ci guardano con stupore. Lo scudo fiscale, sostiene per esempio l’Ocse, sarebbe tollerabile soltanto se fosse un provvedimento una tantum. Ma noi italiani con quella di questo mese siamo già alla terza edizione.
Scrivere una lettera a chi ha con tutta probabilità evaso e dirgli adesso paga una piccola multa è un po’ come se i Carabinieri dopo aver sorpreso un ladro entrato di notte in un negozio gli intimassero: “Sappiamo che sei lì dentro, ora facciamo un giretto e se quando torniamo sei ancora a rubare bada bene che ti arrestiamo. A proposito, se dovessi scappare, ricordati di lasciare il 5% della refurtiva altrimenti siamo costretti a inseguirti”. Il ladro che cosa fa? Prende i soldi dalla cassa e se sa far di conto lascia una sommetta con un biglietto anonimo e la scritta “5%” e si allontana indisturbato. Ma il 5% di che? Lo decide il ladro. Se è poco previdente lascerà una somma minima, per esempio 5 euro. Ma così facendo corre il rischio di essere fermato dalle forze dell’ordine e di poter giustificare come regolarizzati soltanto 100 euro nel proprio portafogli. Mentre gli altri bigliettoni che ha infilato in fretta e furia nelle tasche diventano una refurtiva. Se invece è astuto, sceglie un 5% adeguato, in modo da sanare non solo le somme che ha appena rubato ma anche quelle che si trova ancora a casa, i proventi di altre attività illecite. Anche nell’ipotesi in cui dovesse venir scoperto, potrà dire che ha versato il 5% e regolarizzato il 95%. Il pagamento del 5%, inoltre, gli dà la garanzia dell’anonimato. I Carabinieri, che pure hanno capito chi è il ladro, non possono denunciarlo e neppure considerarlo una sorta di pregiudicato, altrimenti sarebbero loro, le guardie, a finire fuorilegge. Chi si avvale dello scudo è addirittura un benefattore della patria, perché ha consentito di far quadrare i conti in questo difficile e infinito 2009.
Una beffa per gli onesti. E una doppia beffa per chi fa qualcosa in più che essere onesto. Chi non si limita a fare il proprio dovere ma cerca anche di migliorare il mondo nel quale viviamo. è il caso dell’arcipelago etico, con in testa la Banca popolare etica – quella che ha per slogan “l’interesse più alto è quello di tutti”. La finanza etica infatti non ha accettato nella propria rete di sportelli operazioni di rientro dei capitali dall’estero con la formula dello scudo fiscale. Un gesto simbolico, certo, ma proprio per questo significativo. E cosa ti combina il fantasioso ministro dell’Economia? Blocca i fondi provenienti dal 5 per mille dell’Irpef e destinati al variegato mondo del volontariato, della solidarietà, dell’eticamente irreprensibile. E poi fa sapere che il flusso di denaro si rimetterà in moto appena saranno in cassa i miliardi provenienti dallo scudo fiscale che il pianeta etico ha giudicato con tanto orrore. E pensare che il 5 per mille in favore del volontariato non è il lascito di qualche governo sinistrorso che l’attuale inquilino di via XX Settembre si trova suo malgrado a gestire. Ma è proprio una (straordinaria) invenzione di Giulio Tremonti.





