Fumetti di Michele R. Serra
Gentiluomini di fortuna
La ricerca dell’Avventura, nella biografia di Hugo Pratt
scritta e disegnata da Paolo Cossi
Ma come si fa in Italia, a vivere di fumetto? Figurati. 0000000 La crisi economica. E quella dell’editoria. E la morte delle riviste (aspetta, siamo sicuri?). E il mercato asfittico, che se vendi cinquemila copie è già un successone… Insomma, le solite menate.
Invece, telefono a Paolo Cossi e lui mi fa: “No, io ho un unico lavoro, il fumetto. Vivo di fumetto.”
Ma come?
A dir la verità, bisogna contare che vivo in una realtà… diversa: è da un po’ di anni che ho deciso di abbandonare la città. Ho vissuto a Trieste, poi a Milano: lì ho capito che la città non faceva per me, e adesso sto in Val Cellina, che è famosa, purtroppo, soprattutto per il Vajont. Qui non ho televisione, cellulare, riscaldamento. Non sono un qualche tipo di strano neoluddista, ma sono convinto che il grande problema dei nostri tempi sia: consumare meno. Io sono convinto che sia possibile vivere bene anche solo limitandosi ai bisogni più… essenziali. Forse, perché sono soddisfatto di quello che altri considererebbero poco.
Discorsi del genere, fatti da uno di trent’anni, non si sentono tutti i giorni: la generazione degli anni Ottanta è cresciuta con altri valori, almeno secondo la lezione più diffusa. Be’, Cossi certamente non fa parte di quella maggioranza. Se nella vita dice di accontentarsi di poco, non è però uno che lavora il minimo indispensabile. Negli ultimi tre anni ha pubblicato tanto, racconti che spesso partivano da fatti storici per comporre fiction. Libri belli – ricordiamo Medz Yeghern, sull’Olocausto armeno – narrati con uno stile in continuo affinamento. L’ultima tappa evolutiva è un’imponente quadrilogia dedicata alla vita di Hugo Pratt: in libreria il primo volume.
Un gentiluomo di fortuna è un titolo “ripescato” dalle storie di Pratt…
È il titolo che lo definisce perfettamente, un’espressione che usava spesso anche lui: ispirata da Robert Louis Stevenson, e poi finita nel titolo di un racconto breve di Corto Maltese (E riparleremo dei gentiluomini di fortuna, da poco ristampato da Rizzoli Lizard ndr). Il “gentiluomo di fortuna” è Corto Maltese, ma anche lui stesso. Lui è Corto Maltese, la sua vita un’avventura. In fondo Pratt narrava ciò che aveva vissuto, o che aveva sognato di vivere… Io ho usato la sua biografia reale come punto di partenza per raccontare avventure non necessariamente vere, che lo vedono protagonista. In più, insieme a queste storie, vorrei cercare di rendere conto anche del mondo che stava intorno a Pratt. Un mondo dove certamente c’era più spazio per l’ignoto e per l’avventura, lo diceva lui stesso. Vero, del resto oggi in un attimo puoi salire su un aereo e ritrovarti a Rapa Nui…
Sullo sfondo c’è sempre la Storia con la maiuscola: ad esempio, in questo primo volume si parla dei crimini coloniali italiani in Etiopia, mentre il giovane Pratt si trova da quelle parti, inquadrato suo malgrado fra i fascisti…
In effetti, c’è una bibliografia bella spessa, in calce al racconto.
Cerco sempre di fare ricerche approfondite: studio gli argomenti e i periodi storici, cerco di parlare con i testimoni, leggo giornali, vedo film dell’epoca. Ammucchio su un tavolo tutto il materiale, poi da lì la storia si forma quasi da sola.
Però non mi sono votato anima e corpo alla verità storica. Quando uno come Pratt si fermava a raccontare, non era importante se tutto ciò che diceva era vero… O forse lo era, chi può dirlo? E soprattutto, a chi importa, alla fine? Le storie di Pratt sono un mix di verità, bugie e sogni. E sono stupende così.
Il tuo Pratt non è solo un giovane amante dell’avventura. C’è un’altra cosa che sembra amare ben di più: le donne.
Guarda, mi sa che non ho neppure calcato troppo la mano, su questo aspetto. Anzi, penso di aver caratterizzato Pratt attraverso una vocazione perfino più… romantica. Nel libro, gli faccio spiegare che lui corre dietro a tutte quelle donne, ma è sempre una forma di innamoramento, a spingerlo. Non sono sicuro che fosse così, in realtà… forse l’ho disegnato così come piaceva di più a me. In fondo non ero lì con lui, giusto?
Con il tuo libro, Pratt da autore diventa personaggio del racconto. Ci sono esempi di operazioni simili in letteratura, poche invece a fumetti.
Be’, io mi ricordo una recente biografia romanzata di Osamu Tezuka, poi so che Davide Toffolo sta completando il suo libro su Magnus… Nel mio caso, sono convinto che semplicemente Pratt molto più di altri si prestasse a un espediente di questo genere.
Fra le pagine del tuo libro mi è sembrato di respirare una certa nostalgia. Prima di tutto, per le atmosfere del fumetto d’avventura classico…
L’avventura non è morta. Non è morta nel mondo reale – io stesso conosco personalmente gente che per lavoro recupera antichi galeoni, tesori dei pirati – e a maggior ragione è ancora viva in un mondo fantastico, letterario. So che oggi sono più diffusi altri generi di racconto a fumetti, ho letto romanzi autobiografici stupendi con forti elementi di attualità, penso soprattutto ai francesi, a Manu Larcenet. Però, per ora non mi sento di raccontare cose di quel genere.
Per ora, non c’è Corto Maltese. Però, subito all’inizio, c’è Rasputin.
È un personaggio che mi affascina terribilmente: non solo quello di Pratt, ma anche la sua controparte storica, il mistico vissuto alla corte degli zar. Sarà il protagonista del prologo e dell’epilogo di ogni libro, nessuno meglio di lui.
Insieme a lui, ho disegnato anche un Pratt che racconta il Maestro Pratt, nel pieno del suo ruolo di padrone e demiurgo di questo universo a fumetti. Non più semplicemente un personaggio che ci sguazza dentro. Ci mancherebbe: lui era molto di più.





