Libri di Corrado Stajano
Posted by redazione on Monday Feb 1, 2010 Under Scritti
Atlante criminale
“Mafia export” il prezioso libro di Francesco Forgione
racconta la diffusione del Made in Italy mafioso nel mondo
E’ un libro prezioso questo di Francesco Forgione, Mafia export, una mappa globale del fenomeno criminal-politico che mancava nella bibliografia ormai sterminata a disposizione di chi vuol conoscere in quale mondo viviamo. Fondamentale per capire la pericolosità dei poteri criminali, la loro dimensione globale, i modi sofisticati, ma anche elementari, con cui i protagonisti operano in tutto il mondo trasferendo con la complicità interessata di finanzieri, professionisti, uomini della politica e delle istituzioni enormi quantità di denaro sporco e lo ripuliscono in “lavanderie” compiacenti. Il denaro è per lo più frutto del traffico della droga, ma anche del commercio delle armi vendute nelle aree delicate del pianeta ed è protagonista, in dimensioni difficili da valutare - le stime sono sempre improprie - degli investimenti della mafia imprenditrice, l’economia ripulita, che finanzia la costruzione di intere città, catene di negozi, soprattutto pizzerie e ristoranti, investimenti di ogni genere, lo smaltimento dei rifiuti, la sanità, la gestione del gas, l’acquisto di compagnie aeree. è capace persino di lasciare lo zampino nei progetti e nelle campagne umanitarie.
Il libro è importante perché non esiste, non solo in Italia, un organo di polizia addetto al contrasto criminale dotato di un archivio delle attività che inquinano ormai tutti i continenti, indispensabile per operare congiuntamente con la stessa rapidità della mafia. E mancano anche leggi comuni necessarie per dare ai magistrati dei diversi Paesi strumenti che sarebbero utili per un’azione coordinata ed efficace. “è una grave lacuna che, però” scrive Francesco Forgione nelle conclusioni del suo saggio-inchiesta “non pare impensierire le istituzioni e i governi, mentre sul fronte della pubblica opinione si moltiplicano gli interventi pubblici, i convegni, le interviste di magistrati, uomini politici, esponenti del governo, sull’internazionalizzazione delle attività criminali e le mafie nell’era della globalizzazione, e sono sempre più numerosi gli studi e i saggi sull’economia canaglia che si nutre del riciclaggio dei capitali illeciti”. Politico e giornalista, deputato al Parlamento siciliano e al Parlamento nazionale, Forgione conosce nel profondo il fenomeno mafioso. E’ stato presidente della Commissione parlamentare antimafia della XV Legislatura (quella dell’ultimo governo Prodi), firmando, tra l’altro, lo scorso anno, la Relazione annuale sul tema della ‘ndrangheta calabrese, ed è autore di libri che hanno lasciato il segno, Amici come prima. Storie di mafia e politica nella Seconda Repubblica, e Oltre la Cupola - Massoneria, mafia e politica (con Paolo Mondani).
Questo nuovo libro, una faticata ricerca tra atti giudiziari, sentenze, informative di polizia, accuratamente documentato, arricchito dall’esperienza dell’autore, è quasi un’antologia di morte e di denaro, sullo sfondo di oscure trame, complicità, tradimenti, vendette. Sembra spesso un romanzone. Purtroppo è tutto vero, una nuova prova che la realtà è più ribollente dell’immaginazione. Protagonisti degli infiniti fatti raccontati non sono soltanto gli uomini dipinti un tempo da Bruno Caruso, con la coppola in testa e la doppietta in mano, ma insospettabili personaggi d’alto bordo che vivono nei quartieri alti delle metropoli, stimatissime persone della società internazionale, avvocati, finanzieri, notai, ministri, commercialisti, ambasciatori che da studi lussuosi e ben protetti sono in grado di muovere, con una telefonata in codice, capitali inimmaginabili che nascono da sanguinanti commerci. Racconta Forgione che nel 2004 i finanzieri del Goa (il Gruppo operativo antidroga), sulle tracce di un boss calabrese di Platì, Paolo Sergi, scoprono che al centro di una trattativa per l’acquisto di un quintale di cocaina pura, tra Calabria e Colombia, il telefono fisso da cui partono gli ordini è situato all’indirizzo di uno studio legale di Amsterdam, in uno dei quartieri più prestigiosi della città: l’Olanda è una centrale del narcotraffico e la ‘ndrangheta vi opera da tempo. Dopo qualche settimana la polizia spagnola arresta l’avvocato titolare dello studio, Leon Van Kleef. Scoppia uno scandalo in cui sono coinvolte ambasciate e autorità politiche di vari Paesi. L’avvocato, notissimo, è il presidente delle Camere penali olandesi ed è il legale della regina e della casa reale. Il suo studio si occupa dei processi più importanti del Paese ed è un vero e proprio centro di potere. L’avvocato si difende dichiarando che il suo studio è un porto di mare, frequentato da un’infinità di persone. Non gli sembra per nulla stravagante che ‘ndranghetisti italiani o narcotrafficanti colombiani si diano appuntamento in una saletta molto attrezzata dello studio. Il processo, ad ogni modo, è ancora in corso.
Mafia, camorra e ‘ndrangheta sono, si sa, le piaghe italiane stabilizzate in tre regioni che diffondono le proprie pratiche mortuarie nel resto d’Italia e in tutto il mondo. Chi, decenni fa, si occupava della ‘ndrangheta veniva guardato con ironia come se non si rendesse conto che quell’organizzazione criminale era morta e sepolta, residuo di un passato arcaico. Era ben viva, invece, e oggi è diventata l’azienda leader del mercato criminale, sopravanzando anche Cosa nostra siciliana. A Milano, dove i ‘ndranghetisti hanno subito numerosi processi, i magistrati, molto attenti, conoscono i quartieri dove i boss calabresi investono il loro denaro sporco acquistando immobili, negozi, ristoranti, autorimesse nel pieno centro della città, tra piazza Cordusio, piazza del Duomo, piazza Diaz, i dintorni del palazzo di Giustizia, luoghi economicamente fruttiferi e logisticamente utili agli incontri. I ‘ndranghetisti hanno conservato ovunque certe regole della regione natale. Il malaffare si trasmette di padre in figlio, tutto, a differenza che in Sicilia, si fonda sulla famiglia, scudo protettivo che rende molto ridotto il fenomeno del “pentitismo”.

E’ impressionante l’atlante criminale documentato nel libro. La diffusione delle mafie tocca davvero tutto il mondo, il Canada, gli Stati Uniti, il Sud America e in Europa soprattutto la Spagna e poi la Francia, la Svizzera, l’Olanda, la Germania, i Balcani. Sono di grande interesse le minuscole biografie dei personaggi criminali che hanno imparato a girare il mondo con estrema disinvoltura. I figli hanno studiato e sono spesso più pericolosi dei pur feroci padri.
Le intercettazioni telefoniche e le rivelazioni dei “pentiti” - risulta anche da questo libro - sono fondamentali nella lotta contro la mafia. Può essere catastrofico quel che ha in mente di fare il governo Berlusconi togliendo ai magistrati questo essenziale strumento d’indagine. Anche il progetto di stravolgere la legge sui beni sequestrati ai mafiosi dando loro, in pratica, la possibilità di ritornarne in possesso mediante prestanome che potrebbero riacquistarli all’asta può essere nefasta, un altro segno che non si vuole combattere la mafia. I soldi - sosteneva Pio La Torre - rappresentano infatti il tallone d’Achille della mafia.
Francesco Forgione chiude il suo libro con un moto di speranza citando Giovanni Falcone che più volte disse: abbiamo imparato a comprendere che come tutti i fenomeni umani anche le mafie hanno avuto un inizio e possono avere una fine. Per arrivarci servono un impegno e una responsabilità collettivi.
Francesco Forgione Mafia Export
Come ‘Ndrangheta, Cosa nostra e Camorra hanno colonizzato il mondo
B.C.Dalai editore, Milano, pagg. 384, euro 20,00



