Tipi psicologici di Massimo Cirri

Il ministro Brunetta, o dell’incacchiarsi

brunetta-cirri1Il ministro Brunetta è incacchiato. Sempre. E per incacchiato intendiamo irato, incollerito, iroso, inviperito, stizzito, fremente, adirato e idrofobo. Almeno così lo raccontano le cronache. Non sappiamo se poi nella vita vera, fuori dai giornali e dalle tivù, sia anche una persona paciosa, dolce e serafica. Io credo di sì. Ma così, come augurio.

Fatto sta che almeno nella sfera pubblica, quanto a emotività espressa, il ministro Brunetta appare piuttosto diverso dal Dalai Lama, che pure i suoi motivi di arrabbiatura li ha, stante che i cinesi gli hanno invaso casa con i carri armati. Ma il ministro Brunetta è diverso anche da Gianni Letta. è più espansivo, irruente, sanguigno e, appunto, perennemente incacchiato. Che per un ministro è quantomeno inusitato, dissonante con il ruolo.

Sei ministro, hai raggiunto il potere, rilassati. Sii regale, perché anche se siamo in una repubblica il maestoso funziona sempre, guarda Berlusconi; oppure munifico, energico, distaccato come un maragià. O esercita il dominio freddo e spietato come un cardinale. Scegli te, ma lascia l’arrabbiatura all’opposizione. è lei che per tradizione alza la voce, sbraita, vibra d’indignazione e ogni tanto s’incacchia di brutto e fa venir giù i vetri alla Camera.

Per il centrosinistra di oggi questo sembra troppo, è vero. Non ce la fa. Colpa sua, direbbe Brunetta, si è ridotto così a forza di primarie e ben gli sta. Perché le primarie sono un bel gioco, ma passarci sopra troppo tempo prosciuga le energie fisiche e mentali. Come i miei figli adolescenti che tirano metà pomeriggio a sparare come forsennati nel videogame e dopo, quando si tratta di fare i compiti, crollano semiaddormentati. E Ignazio Marino, lombrosianamente, ha la faccia del bravo ragazzo che spappola i nemici con il fucile a pompa in un videogame: Mozioni, ne resterà solo una. Solo che è un videogioco dove la Binetti indossa un cilicio antiproiettile. E non muore mai.

Così di là nell’opposizione è un’eterna sparatoria interna e di qua tocca far tutto alla maggioranza: Fini resiste, Brunetta s’incacchia. E di fronte a uno che appare pesantemente incacchiato a te vengono fuori, naturalmente, due atteggiamenti. E’ umano. Dapprima ti viene da chiedergli perché è così incacchiato. Il ministro Brunetta risponde incacchiato che è così incacchiato perché i pubblici dipendenti sono dei fannulloni.

L’argomentare del ministro è più articolato, lo so, ma lo riassumo così senza allontanarmi troppo dal vero. E bisogna fare qualcosa – dice – per interrompere questo scempio che dura da anni. E che è indecoroso che nessuno s’incacchi per questo, oltre a lui. E che quindi son tutti complici. Poi, secondo atteggiamento di fronte all’arrabbiato, ti viene da dirgli, sempre sul piano di un umano che parla a un altro, “Dai, non fare così, rilassati”. Perché vedere un altro arrabbiato, in fondo, spiace.

All’armonia tende un po’ automaticamente il genere umano per la sua stessa umanità. Ne è un esempio il ministro Bondi, che per amore del bello ha scelto di non scrivere più poesie. Ma se lo dici al ministro Brunetta, anche affettuosamente: “Dai, non fare così, rilassati”, lui s’incacchia di più. Perché – dice – di fronte a quel gruppo di fannulloni sindacalizzati dei pubblici dipendenti chi non s’incacchia fa incacchiare. Quindi non se ne esce. E allora viene da pensare che questa incacchiatura perenne sia come uno strumento retorico, che il ministro bene interpreta e adopera alla grande.

L’incacchiatura a priori marca il confronto con l’avversario. Lo costringe a giocare sempre in trasferta, sul suo campo: il campo dell’incacchiato. E lì l’incacchiato è padrone, sempre all’attacco. All’altro tocca restare in difesa. Un po’ in affanno. Perché l’incacchiato è più veloce, più immediato. Più televisivo.

L’incacchiato vince sempre. Anche per sfinimento dell’altro. E così forse il ministro Brunetta succederà a Cacciari come sindaco di Venezia, garantendo una continuità di gente con le palle girate alla guida della città lagunare.

Quindi pace e bene. O, come dicono i miei figli quando alzo la voce per staccarli dal computer, Peace and love. Credo per prendermi per i fondelli. E allora m’incacchio.

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