Cinema: And the Nominees are (were…) di Filippo Mazzarella

x-cinemaLegenda:
* blah
** boh
*** beh
**** eh
***** oh

An Education *
di Lone Scherfig. Con Peter Sarsgaard, Carey Mulligan.
Non ha la nomination per la regia, e ci mancherebbe. Bello, cominciare con il film che più di tutti gli altri nove ha meno ragioni di esistere nella nuova configurazione delle candidature. Cosa ha fatto il miracolo? Nick Hornby che ha sceneggiato l’autobiografia della giornalista britannica Lynn Barber? La rievocazione leccatina del momento immediatamente precedente alla swingin’ London? Il sempiterno fascino esercitato da Parigi sur les américains?
Probabilità di vittoria: 0,0001%

Avatar **
di James Cameron. Con Sam Worthington, Zoe Saldana.
Questo la nomination per la regia ce l’ha, più una pletora di candidature tecniche, e ci mancherebbe. Ciò malgrado, come già dicevo il mese scorso in sede di recensione lunga a cui vi rimando, a dispetto della sua tonitruanza e della sua ipertroficità, è un film microscopico di cui sono pronto a scommettere si serberà un ricordo proporzionale alla sua (falsa) ampiezza di visione. Ma siccome è pieno di boccaloni convinti oggi che il futuro si giochi da queste parti e che domani si giocherà sul ritorno in grande stile del cinema in Odorama digitale (speriamo che il primo esempio sia un porno anal), il pronostico è fin troppo facile.
Probabilità di vittoria: 99,2153%

Bastardi senza gloria ***
di Quentin Tarantino. Con Brad Pitt, Christoph Waltz.
Le probabilità di vittoria di Waltz come miglior attore non protagonista sono del 100%. Mi ci gioco un piede, ché la mano l’ho persa qualche anno fa in un’altra dichiarazione analoga su queste pagine. Ma quello che è in assoluto il miglior Tarantino dopo Jackie Brown probabilmente si fermerà lì. E si capisce: troppo raffinato per gli strenui pulpisti della prim’ora, troppo poco popolare per generare culti trasversali tipo le Onitsuka Tiger gialle dei Kill Bill. Anche se vedere incoronato un film dove Hitler crepa mitragliato sarebbe un bel momento.
Probabilità di vittoria: 0,0043%

The Blind Side *
di John Lee Hancock. Con Sandra Bullock, Tim McGraw.
“Senti, non chiedermi perché, ma abbiamo bisogno di un film per far prendere una nomination come migliore attrice alla Bullock. Dopo Un mondo perfetto e Mezzanotte nel giardino del bene e del male non hai più scritto una sceneggiatura degna di questo nome e i due film che hai diretto li hanno visti in quattordici. Mettitici d’impegno: una mamma fatta di crack, un adolescente disadattato, il sogno americano metaforizzato nel football… sai, tutte quelle cagate che però messe insieme professionalmente fanno la loro porca figura. Mi raccomando: Sandra deve avere almeno tre scene madri in cui dimostra che Miss Congeniality se vuole fa un culo così a Meryl Streep.” [stralcio di intercettazione della telefonata tra il produttore Gil Netter e il regista John Lee Hancock - che non ha la nomination - prima che quest'ultimo chieda in cambio una ripassata con tale Francesca, massaggiatrice consigliatagli dal capo della Protezione civile italiana. Più o meno.]
Probabilità di vittoria: 0,0002%

District 9 **
di Neill Blomkamp. Con Sharlto Copley, Jason Cope.
Sorpresa. Il secondo film “di fantascienza” in gara. Forse è per questo che né quella meraviglia di Moon né quel capolavoro di Star Trek (film dell’anno nella playlist Tarantino: ora so che una buona parte di lettori che mi ha preso per pazzo riconsidererà il suo giudizio) se li sono cagati di pezza (e che l’outsider Sam Rockwell ha perso il treno definitivamente: se non l’hanno candidato per la sua tripla/doppia/clonata performance non lo candidano più). Lo sapete, no? è quel mezzo mockumentary e mezzo action movie distopico dove gli alieni sfigati sbarcano negli anni 80 nel Sudafrica dell’apartheid e vengono trattati alla stregua dei negri. Mezzo e mezzo, appunto. La prima metà sarebbe senz’altro da premiare. La seconda, no. Ma la statuetta la danno intera.
Probabilità di vittoria: 0,0001%

The Hurt Locker **
di Kathryn Bigelow. Con Jeremy Renner, Anthony Mackie.
Bello che a distanza di un anno e mezzo dall’uscita italiana che nessuno si è filato del controverso film della Bigelow si sia qui a bocca aperta a constatare che ha lo stesso numero di nomination di Avatar. Sarebbe andato meglio al botteghino nostrano sulla scorta di questo exploit? Chissà. Gliene importa ancora qualcosa a qualcuno di premi e aspettative e red carpet? Comunque sia, non stupisca più di tanto la cosa. Tra i due ex coniugi Cameron che se la vedono testa a testa, si sa benissimo che ad avere le palle e pure il resto è sempre stata lei. E d’altronde, non ci sono meno alieni in The Hurt Locker di quanti non ce ne siano in Avatar: solo che qui sono gli abitanti delle zone in conflitto (l’Iraq, ovvero Pandora) in cui i protagonisti della Bigelow vanno carichi di adrenalina a disinnescare ordigni. Perdonerete se mi autocito, ma l’avevo detto abbastanza bene (…) a novembre 2008 e ora faccio un bel copia-incolla: “…paesaggi di guerra ridotti a territori alieni dalla distruzione, da attraversare con tute di protezione stilizzate e rallentanti come quelle di astronauti buoni addestrati ad affrontare un ignoto non necessariamente benevolo. Come in Alien, o come in 2001 di Kubrick. Il teatro di guerra come zona extraterrestre, come mondo sconosciuto e (in)finito.” Non sono due film gemelli, né omologhi, The Hurt Locker e Avatar: li apparenta (eh eh eh) il fatto di essere uno il “dark side of the moon” dell’altro, a seconda di dove si vuole posare la luce d’acchito. [E un terzo Moon, a questo punto - vedi sopra -, sarebbe stato davvero di troppo]. è il film per cui ogni americano vero può uscire dalla sala sentendosi più intelligente e politicamente consapevole di quando era entrato. Critico e ambiguo, spettacolare e intellettualistico, gelido e bollente. Sicché.
Probabilità di vittoria: 0,2001% [ma se decidono di buttare a mare Avatar, 100%]

Precious *
di Lee Daniels. Con Gabourey Sidibe, Mo’Nique.
Tutto torna. Il cerchio, la botte, eccetera. L’estensione delle candidature (vedi A Serious Man, poco sotto) svela la sua natura politica. Con Barack Obama alla guida della Nazione, un film così non mancherà mai più nella rosa dei papabili. Storia vera (vabbè, quasi, pare: comunque verosimile, che l’è istess), tre premi al Sundance: indie, nero, civile. Sorpresa: il semiesordiente Lee Daniels (50 anni, un film precedente all’attivo, Shadowboxer, torrida ciofeca noir con Cuba Gooding jr) è il primo afroamericano a guadagnarsi una nomination per la regia di un film candidato ai premi maggiori (l’altro è stato John Singleton, per Boyz N the Hood, 1991, era Bush senior, curiosamente). Tutto chiaro. Anche se il lavoro grosso glielo fanno tutto gli attori, compresa Mariah Carey che fa l’assistente sociale (!) e Lenny Kravitz che fa un infermiere. Harlem, anni 80: l’adolescente analfabeta, obesa e indigente Precious viene violentata dal padre, resta incinta e partorisce un figlio down. Alla seconda gravidanza (sempre merito di papà), la cacciano da scuola. Seguono istituto speciale, amorevoli cure, risalita dalla polvere, recupero della dignità. E’ uno spot della black second chance perfetto per l’era post-Bush, e l’esordiente Sidibe mozza il fiato. Ma i casi sono due: o si porta a casa una saccata di premi e inaugura definitivamente un nuovo corso dell’Academy o resta un atto dovuto felice di essere arrivato là dove quasi nessun uomo (nero) era mai giunto prima. Più facile che passi la riforma sanitaria di Obama. [E' inutile che vi chiediate come ho fatto a vederlo, visto che da noi manco si sa quando esce: l'ho scaricato da piratebay.org, come The Blind Side. Invoco le attenuanti dell'uso personale e della modica quantità.]
Probabilità di vittoria: 0,0009%

A Serious Man **
di Joel ed Ethan Coen. Con Michael Stuhlbarg, Sari Lennick.
Ecco un altro buon motivo per raddoppiare le nomination: la sicurezza che almeno un film tra i candidati tenga alta la bandiera della cultura ebraica e delle lobby hollywoodiane correlate. Ahia. Già vedo le mail con all’oggetto: “Fascista!”. Per molti (i più snob), è il capolavoro dei Coen. Alberto Pezzotta, dalle pagine del Corriere della Sera, chiosava mirabilmente com’è suo costume: “Parlare di Dio, oggi, al cinema, sembra fantascienza. I Coen possono: e quanto a conoscenza della Torah, fanno sembrare Woody Allen un goyim.” Ma, appunto: che dimestichezza ha il pubblico dei multiplex e il midcult che ancora frequenta le arthouse con goyim, Torah e dybbuk? I Coen, per una volta, fanno un film senza “star” e tutto interno, che non rispetta la casherut rovesciata di segno per i palati del moviegoer medio. E’ ovviamente un bel film: ma faticoso se non si è già disposti ad accettarlo per partito preso.
Probabilità di vittoria: 0,0000%.

Tra le nuvole ****
di Jason Reitman. Con George Clooney, Vera Farmiga.
è il film che avrebbe stravinto e che mi auguro stravinca (non crederete mica che voglia assistere al trionfo definitivo di Avatar, vero?). La cosa buffa è che arriva a sorpresa da un autore per cui finora (Thank You For Smoking, Juno) nutrivo un’ammirazione frenata. Qui, Reitman jr fa il triplo salto mortale e resta illeso: one-man show cucito alla perfezione su un Clooney convintissimo (venite ancora a dirmi che gliene fregava qualcosa di L’uomo che fissa le capre); idea di cinema originale, stilizzata, eppure classicissima; tema (la solitudine del tagliatore di teste professionista, fottuto in altra sede della vita dalla stessa assenza di sentimenti che insegna a coltivare per licenziare e disintegrare onesti lavoratori con la più esemplare freddezza) che più contemporaneo non si può. E un’abilità diabolica nel costruire una deriva di struttura che sembra condurre verso il più fesso dei finali per poi negarlo con una magistrale virata. Né commedia né tragedia, ma qualcosa che sta in bilico: come molte delle nostre vite.
Probabilità di vittoria: 0,5800%

Up *****
di Pete Docter.
Beh, questo vince sicuro nella sua categoria (miglior film d’animazione), ma è sicuro che l’estensione della candidatura alla rosa dei migliori tout court ha il significato di un doveroso tributo a qualcosa che trascende la mera dimensione del cartoon. Di Up, anche da queste colonne, abbiamo già detto tutto e questo tutto non è ancora nulla. Quindi, non diremo più niente.*
Probabilità di vittoria: 0,0000%.
[ma solo perché trionferà in altra sede]

*Anche perché lo spazio è finito. Ed è già tempo di mandar giù altre pasticche con un sorso di whisky. Tanto, non devo mica guidare. Buonanotte.

Post a comment

You may use the following HTML:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>