Tipi psicologici – Gianfranco Fini di Massimo Cirri
Fare futuro insieme?

Vignetta di Danilo Maramotti
“Se stiamo insieme ci sarà un perché…” si interrogava Riccardo Cocciante. Con un dolore sordo dentro, almeno a giudicare dalla smorfia delle labbra, mentre cantava teso tra pianoforte e microfono. Cosa rimanesse di quel controverso rapporto lui voleva scoprirlo alla svelta, possibilmente “stasera”. Per non tirarla troppo in lungo e non star lì a logorarsi, ancora, in un tormento che va avanti da molto tempo: stare ancora insieme o lasciarsi? O forse non siamo già, di fatto, ormai irrimediabilmente lontani? E anche volendo – e io non sono sicuro di volere e non so se tu vuoi che io lo voglia – potremmo mai riuscire a ritrovarci? E cosa significa “ritrovarci” adesso che mi sto smarrendo anche lessicalmente? Proviamo ancora a provare o invece lasciamoci così, prima che tutto degeneri in un orizzonte di rancore? Ma potremo mai odiarci, noi due, con tutto quello che abbiamo condiviso? Sì, a pensarci bene potremmo, brutta carogna schifosa. Perché tu già mi odi. Mentre io potrei crocifiggerti con una fredda indifferenza. Ci incontreremo tra un po’ di tempo, forse a una festa, forse per qualcosa di lavoro. Io ti saluterò appena, palesemente felice. Una nuova vita, la mia, leggera e piena. Tu invece torvo, ingrassato, calvo, rancoroso e in compagnia di Bondi. Così impari.
Chiunque abbia attraversato le lande desolate di una separazione, una crisi coniugale, il litigio con un socio nello studio professionale messo su insieme con tanta fatica, insomma gli interrogativi su un rapporto che naviga in cattive acque, è immensamente grato a Gianfranco Fini. Perché da un paio d’anni, appena finito il trasloco nella nuova casa comune con Silvio Berlusconi, ci ricorda l’estasi e il tormento che tutti abbiamo sentito dentro quando ci siamo trovati di fronte a una scelta. Vicino o lontano, purezza o pericolo, ancora con te – che qualche dubbio c’è – o senza di te, amami ancora o vai a quel paese per sempre?
Fini passeggia continuamente sulla linea sottilissima che divide una possibilità dall’altra, quando tutto può precipitare nel baratro per una mezza parola, una piccola incomprensione, un articolo di Feltri. Uno dei tanti che, quando le cose andavano bene, ti avrebbe strappato solo un mezzo sorriso e la voglia di rigargli la macchina. Adesso invece pare un tormento da tragedia greca, questo che investe Fini, Berlusconi e il Popolo delle Libertà. Con il coro degli amici della coppia che devono scegliere con chi stare. Schierarsi o tentare di ricucire. O guardare chi vince e decidere dopo. E succede che alcuni, amici di lui, poi stanno con l’altro e lo dicono esplicitamente. Altri, anche questi amici di lui, invece dicono pubblicamente all’altro che aspettano solo un cenno per fucilarlo subito. Lui, il traditore.
Cocciante invece ci sperava ancora, in un futuro comune. Lo si evince da quel “vorrei scoprirlo stasera”, che sottende una tensione ancora viva verso l’altro. Una futura possibilità. L’altra possibilità è quella di rimanere, ma solo per il gusto di scassare i cabasisi. Per non darti la soddisfazione di andare in giro a fare il grosso in Europa con Sarkò e la Merkel che ti chiedono di me e tu fai finta quasi di non ricordare: “Ah, Gianfranco, sì. Gli ho dovuto chiedere di andarsene”. Vorresti cacciarmi – lo so – e allora io rimango qui: nella tua vita e alla presidenza della Camera. Non tolgo il disturbo – perché io ormai per te sono solo un disturbo – e non ti lascio libero di fare i tuoi porci comodi con quella là. Quella là, non se ne pronuncia neanche il nome per non sporcarsi la bocca, è la Lega. Che finge di nulla, dice di voler provare a mettere pace perché lei vuole bene a tutti e due. Ma si vede che ingrassa di soddisfazione. Comunque vada a finire: grazie a Gianfranco Fini per averci fatto capire quanto politica e sentimenti siano vicini e si muovano su dinamiche comuni. Forse un po’ umane. E poi: non trova anche lei che Riccardo Cocciante e Renato Brunetta si assomiglino in maniera preoccupante? Cosa c’è dietro?





