L’inferno di gola profonda

Linda Susan Boreman: questo il vero nome di Linda Lovelace, meglio conosciuta come “Gola profonda“. A lei verrà dedicato un biopic, la ricostruzione della sua storia vera. Perché lei, Linda, tutto voleva essere tranne quello che diventò. Una pornostar. La pornostar per eccellenza.

Testo di M0nica Maggi. Illustrazione di Sergio Ponchione

Se ne parla ormai da anni, ma forse questa è davvero la volta buona: il biopic su Linda Lovelace si farà. La star di Gola profonda, primo film porno distribuito legalmente nelle sale cinematografiche, dovrebbe rivivere grazie all’interpretazione di Lindsay Lohan nel film Inferno. Il produttore sarà Wali Razaqi e il regista Matthew Wilder. Presentazione ufficiale: Cannes. Fin qui i dettagli tecnici e le info indispensabili. Ma Inferno non sarà un remake di Gola profonda. Sarà la storia di quella che è stata l’anti porno diva per eccellenza, l’attrice hard suo malgrado, la donna diventata ricchissima e vittima lei stessa di un successo che non si aspettava e che non voleva.

gola
Non è stata casuale neanche la scelta della Lohan come protagonista. Per recitare la parte di Linda serviva una donna tormentata, coinvolta in relazioni anche violente. Ecco perché la produzione saltava da una probabile Courtney Love a una papabile Rose McGowan. Anche il materiale a disposizione per il film si è fatto attendere. Dopo anni di ricerche il regista Wilder ha deciso che girerà Inferno sul libro The Complete Linda Lovelace di Eric Danville, e su tre interviste realizzate in tre momenti diversi della sua vita.

Perché tanta attesa, e perché tanta attenzione in questa ricostruzione? La Lovelace è stata un personaggio non inquadrabile mai. Linda Susan Boreman, questo il suo nome all’anagrafe, nasce nel 1949 e si sposa con Chuck Traynor, che diventa poi il suo manager. Sarà lui che la spingerà a quel film e lei confesserà di essere stata picchiata, stuprata e costretta con la forza e la violenza ad accettare le riprese e a subire le incomprensibili accese scenate del marito gelosissimo. Anche la nascita di Gola profonda è particolare. Ci mette mano l’ex parrucchiere Gerard Damiano, ed è il primo film porno uscito dalla clandestinità e proiettato ufficialmente nelle sale cinematografiche. “La novità vera di questo film” spiega Michele Capozzi, critico cinematografico e pornologo, studioso cioè dell’hard dalla fine degli anni 60 “è stata quella di portare nelle sale cinematografiche tutta quella gente che un film porno non lo aveva mai visto. Le pellicole a luci rosse erano in circolazione già da tempo e avevano fan accaniti, disposti a pagare profumatamente una pellicola sconcia. Il problema era che questo sconcio era riservato a pochi”. Linda e il suo film diventano il primo porno di massa. Lei era bella da morire, doc, senza silicone e plastica (allora non si parlava neanche lontanamente di seni rifatti o labbra ritoccate) e i suoi 23 anni vennero clamorosamente celebrati nel film. Non incassò nulla Linda per quel lavoro: i soli 1.250 dollari pagati per la sua partecipazione vennero incassati dal marito violento e pure avido. Da lui Linda divorziò un anno dopo l’uscita del film.

La trama, per chi ancora non la conoscesse, racconta di una donna che non riesce a provare piacere. Dopo visite su visite, si scopre che ha la clitoride non nel posto dove natura in genere lo colloca, ma in fondo alla gola. E di qui situazioni esilaranti e grottesche, con un mix di porno e surrealismo che all’epoca fece cassetta. Il film uscì nell’ estate del ’72 al New World Theatre di Times Square, a New York, con un costo di produzione di 25mila dollari e ne incassò una valanga. Si sa soltanto che venne visto da 250mila persone: questo l’unico dato certo fino al marzo del ’73, quando la sala cinematografica venne chiusa dopo il secondo arresto del proprietario per oscenità. Ma intanto Gola profonda aveva staccato ticket per un milione di dollari. Su questo film girano leggende metropolitane: c’è chi parla di 100 milioni di dollari, chi ne azzarda 600. Il regista Gerard Damiano lottò con la giustizia per nove anni ma alla fine ottenne l’assoluzione. Il film arrivò in Italia nel 1976 e ufficializzò anche da noi l’apertura delle prime sale a luci rosse.

“Il fascino di questa donna è anche il fascino della manifattura del film. Vera e autentica, una mora dallo sguardo bruciante, una femmina naturale senza un briciolo di abbellimento artificiale”. Una donna piena di passione, tant’è che in Ordeal, la sua autobiografia, denuncia senza mezzi termini sia il marito, sia tutto il business che girava (e gira) intorno al cinema hard. Prostituzione e droga, molta violenza, sfruttamento per pochi soldi: Linda si schiera con le femministe americane per difendere le donne senza rinnegare la propria esperienza. Si mette al servizio delle battaglie di emancipazione conservando la sua autenticità, tant’è che anche in seguito (siamo nel 1989) parteciperà ad altri film hard girati soprattutto per l’home video. Continuerà una certa produzione fino al 2001 con un cameo in una fiction televisiva americana. Nel 2005 Linda Lovelace è stata il soggetto del documentario Inside Gola Profonda, diretto da Fenton Bailey e Randy Barbato. “Linda è un personaggio estremamente affascinante capace di reinventare in continuazione se stessa e la sua storia a seconda delle circostanze”, dichiarò all’epoca Rob Epstein. “La sua è una grande storia con un’importante dimensione drammatica e psicologica”.

Se Moana è stata una vera star dell’hard italiano e Ilona ancora rappresenta un certo cinema patinato e sorridente, Linda è l’incarnazione dell’evoluzione storica e culturale dell’America. Non è un caso che A New Literary History of America l’abbia inserita tra i 400 topics usati per raccontare questo Paese. Harvard University Press, la casa editrice che ha avuto l’idea, ci sta lavorando da 109 quasi cinque anni e ha inserito Linda tra le figure e gli eventi che hanno “fatto” l’America. Tra la bomba atomica e il caso Watergate, l’uragano Katrina e il presidente Ronald Reagan. “Linda ha creato un pezzettino di America prima con il suo film e dopo con il suo lavoro. Non si è mai plastificata o venduta. È stata l’antesignana di Anne Sprinkle (la mamma del post-porno) e non ha avuto il tempo materiale di terminare il suo lavoro”, racconta Capozzi. Muore come aveva vissuto e come era esplosa nel mondo: velocemente. A 53 anni se ne va per le ferite riportate in un incidente stradale. “È stato tutto il cinema hard americano degli anni 70 a rispecchiarsi in lei. Non un cinema al servizio dello star system, ma contro. Una specie di protesta con il corpo nudo libero di fare quello che voleva. Quasi una forma d’arte”. A dare man forte a Inferno, si attende l’uscita anche di un altro prodotto: l’editore francese Wild Side, noto per film d’essai e riproposte di lavori minori di Akira Kurosawa, ha annunciato il lancio della collana “L’età d’oro del porno” in cui presenterà i film più prestigiosi del cinema hard. Linda ci sarà. Lo scopo del progetto è dimostrare che, ai suoi inizi, il cinema a luci rosse era una forma d’arte ricercata e ambiziosa, sinonimo di libertà e trasgressione. Verranno inseriti, tra i tanti, film come Debbie does Dallas e Odyssey (questo ambientato nella New York psichedelica degli anni 70), ricordando come tutti abbiano però un debito di riconoscenza verso Gola profonda. Sarà un altro tentativo per dimostrare che l’hard non è poi così diverso da altri lavori: basta farlo seriamente. “Che tu faccia una fellatio o che reciti Ben Hur su un carro” parola di Sharon Mitchell, protagonista di Odyssey “hai sempre lo stesso obiettivo. Far dimenticare alle persone i loro problemi per cinque minuti”.

(Da Linus giugno 2010. © Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata)

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