Linus Teatro di Renato Palazzi
Vedi Napoli e poi… Torino, Ravenna, Spoleto
Le luci di scena tra poco si accenderanno in una serie di innumerevoli piazze, strade e stradette di borghi e villaggi, cortili di palazzi, ex ospizi, vecchie centrali elettriche. Ecco le occasioni più importanti.
È giugno, e torna – puntuale come certi passaggi climatici – la stagione dei festival estivi. Dagli inizi del mese, e grosso modo fino alle prime avvisaglie dell’autunno, la vita di chi segue il teatro, a livelli più o meno professionali, sarà comunque dettata da questo inesorabile calendario di appuntamenti che, piaccia o non piaccia, non si possono eludere. Non è un problema di articoli da scrivere, perché i giornali, in linea di massima, a queste manifestazioni danno ormai poco rilievo. È che, per lo spettatore assiduo, i festival fanno parte del ciclo esistenziale: lui misura il calendario da una Spoleto all’altra. Lui, di questi tempi, è abituato a ragionare solo in termini di treni, di alberghi, di spostamenti.
Quest’anno, forse a causa delle poche risorse economiche, i programmi sono arrivati con un certo ritardo, e in molti casi sono ancora provvisori. C’è una realtà gloriosa come Inequilibrio, il festival di Castiglioncello, laboratorio del nuovo, cantiere di gruppi al lavoro tutto l’anno in residenza, che a causa di questi problemi slitta addirittura al periodo tra fine agosto e l’inizio di settembre. Però, come sempre, le luci di scena tra poco si accenderanno
in una serie di innumerevoli piazze, strade e stradette di borghi e villaggi, cortili di palazzi, ex ospizi, vecchie centrali elettriche. Cerchiamo, qui di seguito, di dare delle indicazioni molto sommarie su quelle che si presentano, al momento, come alcune delle occasioni più importanti.
Napoli Teatro Festival Italia (4-27 giugno). Molto ricco e articolato, secondo consuetudine, l’arco di proposte di questa rassegna internazionale che per il terzo anno, sotto la direzione artistica di Renato Quaglia, si presenta come una grande vetrina istituzionale, protraendosi praticamente per un mese intero: da segnalare, fra tanti titoli, il Romeo and Juliet multietnico del regista inglese Alexander Zeldin (dal 4 all’8 al Teatro Mercadante), Football Football, uno spettacolo sul mito del pallone – in concomitanza coi mondiali di calcio – del regista bosniaco Haris Pasovic, con attori-danzatori di varia provenienza (dal 4 al 10 giugno al Real Albergo dei Poveri), El avaro, una rilettura in tempo di crisi economica della commedia di Molière, con la regia di Jorge Lavelli (12, 13 al Teatro Mercadante). Spiccano poi Immanuel Kant, un testo di Thomas Bernhard mai rappresentato in Italia, allestito da Alessandro Gassman (17, 18, 19 al Teatro Mercadante), I Demoni di Dostoevskij nel monumentale allestimento di Peter Stein (19, 20 all’ex birreria di Miano), Cabaret Hamlet, una rivisitazione tra farsa e avanspettacolo del capolavoro scespiriano firmata da Matthias Langhoff (26, 27 all’ex birreria di Miano). Dal 5 al 27, Manuela Cherubini mette inoltre in scena al Teatro Sannazaro Bizarra, la “teatronovela” in venti puntate del visionario autore-regista argentino Rafael Spregelburd. Accanto alle proposte del calendario “ufficiale”, nelle stesse sere si svolge il Fringe Festival, con la partecipazione di una quarantina di giovani gruppi.
Festival delle Colline Torinesi (3-23 giugno): molte, come sempre, le “prime” di rilievo a questa quindicesima edizione del festival che coinvolge varie sale cittadine e alcuni luoghi del circondario. Fra i debutti di maggiore interesse, West, una nuova tappa del ciclo di ricerca che il gruppo Fanny & Alexander va conducendo attorno al mondo del Mago di Oz (dal 7 al 9 alla Cavallerizza Reale), Photo-Romance, un nuovo lavoro creato dall’ingegnosa
coppia libanese formata dall’attrice e artista visiva Lina Saneh e dall’autore-regista-attore Rabih Mroué, già ospiti d’eccellenza in precedenti edizioni del festival (dall’11 al 13 alla Cavallerizza Reale), Iovadovia, terzo episodio del percorso dei Motus nel mito di Antigone (dal 21 al 23 alla Cavallerizza Reale).
Ravenna Festival (9 giugno – 13 luglio): il programma, ispirato al rapporto fra luce e tenebre, è composto in prevalenza di eventi musicali. Nel settore teatrale c’è Schwab, un progetto di Maurizio Lupinelli con attori e disabili, che intreccia la vita e le opere di Werner Schwab, l’autore austriaco morto nel ’94 di overdose alcolica (21, al Teatro Rasi), ci sono gli onnipresenti Demoni di Stein (26, al Palazzetto dello Sport), e Cardo rosso di Maddalena Mazzocut-Mis, sull’assalto terroristico al Teatro Dubrovka di Mosca, diretto e interpretato da Chiara Muti con due violoncellisti (il 28 e 29 al vecchio Tiro a segno), e Ravenna-Mazara del Vallo 2010, un “trittico” di Marco Martinelli, Ermanna Montanari e Alessandro Renda sull’immigrazione africana in Sicilia e le tragedie in mare (8 luglio, alla Rocca Brancaleone).
Voci di Fonte (15-23 giugno): è un piccolo festival, ma in evidente crescita quello promosso dal gruppo laLut e dal Comune di Siena in alcuni ambienti suggestivi della città. Fra gli spettacoli in programma, L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett interpretato dall’attore ottantenne Giancarlo Ilari con la regia di Massimo Farau (15 e 16 a Santa Maria della Scala), Il giocatore di Dostoevskij nella messinscena di Egumteatro, regia di Annalisa Bianco e Virginio Liberti (15 e 16 a Santa Maria della Scala), B.I.C.U.S. del gruppo laLut, da Brevi interviste con uomini schifosi di David Foster Wallace (dal 16 al 22 alle Fonti delle Monache), Senza Lear, una rilettura del dramma scespiriano da parte della giovane compagnia Isola Teatro, in cui la vicenda viene vista solo dalla parte delle figlie, in attesa di incontrare un padre assente ma sempre incombente (20 e 21, a Santa Maria della Scala).
Festival dei Due Mondi di Spoleto (18 giugno-4 luglio): è ampio, ma di qualità alterna il programma della cinquantatreesima edizione della gloriosa rassegna umbra. L’appuntamento centrale – dal 25 al 27 al Teatro Nuovo – come da due estati a questa parte è firmato da Bob Wilson, che in Shakes peares Sonette allestisce col Berliner Ensemble venticinque composizioni poetiche di Shakespeare, mescolando i generi e gli stili, svariando dalla recitazione al canto, in un percorso tra i versi e i personaggi del Bardo scandito dalle musiche originali del songwriter canadese Rufus Wainwright. Ma potrebbe essere interessante anche Descendents of the Eunuch Admiral dell’autore di Singapore Kuo Pao Kun, rappresentato con le marionette giapponesi del Teatro Youkiza e la regia del francese Frédéric Fisbach (19 e 20 al Caio Melisso). Da segnalare anche un Troilo e Cressida di Shakespeare nell’adattamento degli autori di performance supertrasgressive Ricci/Forte, con giovani attori e la partecipazione di Michele Placido, diretti da Piero Maccarinelli (dal 25 al 27 a San Nicolò), Eleven and twelve / 11 and 12 di Peter Brook, in cui il regista inglese torna all’opera dello scrittore africano Amadou Hampatè Bâ Vie et enseignement de Tierno Bokar – Le Sage de Bandiagara (dal 2 al 4 luglio a San Simone), e la ripresa del Barbablù di Georg Trakl realizzato da Cesare Lievi dentro una scatola ottica di due metri per due, che scompone le immagini e altera le proporzioni dei corpi degli attori. La riproposta, a ventisei anni dalla “prima”, avviene nel ventennale della scomparsa dello scenografo Daniele Lievi, fratello del regista e inventore di questa raffinata macchina visiva (3 luglio, Palazzetto dello Sport). (1. continua)
(Da Linus giugno 2010. © Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata)





