Tipi psicologici. Il Partito Democratico
Divide e “non” impera
Testro di Massimo Cirri. Striscia di Mario Natangelo
Il Partito democratico, si sa, è specializzato in divisioni interne. Anche sul perché di questa tendenza autolesionista e frantumatoria c’è all’interno del partito un feroce dibattito. Con scazzi, lutti e divisioni. Secondo taluni è una questione di Dna: la lotta intestina appartiene al patrimonio genetico della sinistra internazionale fin dai tempi della rivolta di Spartaco il Gladiatore. Anche a lui toccò superare un lacerante turno di primarie a colpi di daghe nei lombi prima di potersi mettere alla testa degli schiavi in lotta per la propria emancipazione. Un recente studio dell’Istituto Gramsci dice che dalla svolta della Bolognina, nel 1989, a oggi quello che partendo dal Partito comunista italiano sarebbe divenuto il Partito democratico ha utilizzato il 67% del suo tempo in dibattito politico interno e il 22% per fare opposizione o per governare, a seconda se si trovava all’opposizione oppure al governo. Dal conteggio quelli del Gramsci hanno dovuto tener fuori Massimo D’Alema per la sua propensione a fare opposizione quando il suo schieramento era al governo, incasinando i dati statistici e le analisi del sangue di Romano Prodi per i livelli di bile. Il restante tempo del Pci-Pds-Ds-Pd risulta impiegato al 3% nella cottura delle salamelle alle Feste dell’Unità e per l’8% in rotture insanabili su quale nome si debba dare al luogo che ospita la griglia. Se ancora Festa dell’Unità o invece Festa democratica. Sul nome con cui indicare la salamella – “salamella” – si segnala invece finora una sorprendente unanimità. Ma D’Alema dice che comunque secondo lui è un po’ troppo grassa.

Secondo altri la tesi della litigiosità come portato storico della sinistra non regge, semplicemente, perché il Pd non è più un partito di sinistra. Punto e basta. È piuttosto un agglomerato di varia umanità tenuto insieme da alcuni ex democristiani che lo hanno adottato per pena. “Non è vero” replicano i contrari “siamo espressione della sinistra e lo dimostriamo ogni giorno passando il tempo a litigare tra noi come ha sempre fatto la sinistra”. Poi ti ricordano che la Democrazia cristiana fingeva di divi dersi tra correnti ma poi era compatta come una falange quando c’era da gestire il potere. Gli ex democristiani ora nel Pd dicono: “Ok, va bene così, non litighiamo. Passami la chiave della Sezione che la tengo io”. “Adesso siamo un Circolo, non una Sezione”, dicono subito quelli di provenienza Pci-Pds-Ds e si mettono a litigare su com’è meglio chiamare quel posto dove stanno litigando. Se sia più produttivo per la democrazia venire ai ferri corti in una Sezione o cavarsi gli occhi tra fratelli, dialetticamente, in un più moderno Circolo. L’ex democristiano, a quel punto, preferisce andare a casa dopo averli chiusi fuori. Dalla Sezione o quel che è. Loro concludono la serata ricordando che i Socialisti, quanto a risse interne, erano messi anche peggio. Poi si placano e cominciano il conteggio. Al momento il Partito democratico risulta diviso al suo interno sull’opzione nucleare, sulla procreazione assistita, sul riconoscimento delle coppie omosessuali, sullo scioglimento delle comunità montane, su Niki Vendola in qualsiasi sua apparizione, forma e manifestazione, sulla possibilità di un’alleanza organica con Tonino Di Pietro e sulla possibilità di capire qualcosa quando parla Tonino Di Pietro.
La divisione sembrerebbe una condanna a vita. Ma la speranza di un futuro differente c’è. È su Facebook e non è un caso: ricordiamoci che un uomo del Partito democratico, Barak Obama, ha vinto le elezioni credendo nella rete e utilizzandola, mentre a Milano Letizia Moratti è diventata sindaco con una campagna elettorale milionaria pagata dal marito. Quella su Facebook rappresenta la punta più avanzata nella convivenza possibile di due anime diverse dentro il Pd. Con la stessa legittimità e con un’identità forte che le tiene insieme. Una incarna l’ispirazione cattolica; l’altra la tradizione laica. Anche ambientalista. Una è Rosy Bindi; l’altro Ermete Realacci. Il gruppo su Facebook si chiama Rosy Bindi ed Ermete Realacci sono in realtà la stessa persona. Lo ha fondato un ricercatore universitario romano e al momento ha più di novecento membri. L’unità della sinistra può ripartire solo da qui. Iscrivetevi.
(Da Linus settembre 2010. © Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata)






Bellissima vignetta…Quelli di sinistra sono tutto degli idioti palle mosce.
Yeah! Spettacolo NaT!
Bersani, sempre più un pollo allo spiedo.