Chi non muore si risente di Dario Buzzolan

vignetta di Danilo Maramotti

Pronto, Don Giovanni Tenorio?

Pronto, chiamo dal ventunesimo secolo. Parlo con don Giovanni Tenorio?
“Per servirla, signore.”
Troppa grazia.
“Perché, ci ha creduto? Ah ah. Altro che per servirla. Per burlarla.”
Ah. Le piacciono le barzellette?
“Ma quali barzellette. Io mi faccio beffe del prossimo. È ben altra cosa.”
Ha ragione. Senta, don Tenorio. Nonostante lei non esista…
“Inesistente vorrà dirlo alla sua signora sorella, prego. Io esisto molto più di tutti voi, se non le dispiace.”
Suscettibile, il don. Ritiro. Però lasci stare mia sorella.
“E perché mai? Potrei venire dalle sue parti a conoscerla…”
Cominciamo bene. Dicevo, nonostante lei sia solo… come dire… un personaggio letterario (così va bene?)… Insomma, sa che di lei si è scritto e detto molto?
“E ci mancherebbe. Però non è che m’interessi granché. Tanto non ho il tempo di leggere.”
Pensi che s’è anche scritto che lei, con questo suo non fermarsi mai, con questo suo trasformare le persone in merci, e consumarle – insomma che lei è l’unico vero mito, e insieme la compiuta metafora, della modernità.
“Non ho mica capito di che parla, eh.”
Mi rendo conto che ha di meglio a cui pensare. Ma il punto non è il mito, né la metafora. Il punto è quell’aggettivo, “unico”.
“Osa forse metterlo in dubbio?”
Ehm…
“Risponda. Io non sarei unico?”
Sa qual è il problema? Che non ne sono sicuro.
(Un silenzio.)

Don. C’è ancora? Tenorio?
“Non le rivolgo più la parola. A meno che lei non si rimangi tutto.”
La sincerità prima di tutto. Don Giovanni: io credo che oggi ci sia un candidato degno di raccogliere la sua eredità.
“Impossibile.”
Forse. Ma per toglierci ogni dubbio, sia cortese. Sia lei stesso giudice della questione. Mi dica se questa persona le somiglia, in qualche modo.
“È tutto inutile. Ma sia. Ho fermo il core in petto, non ho timor. Cominci, e faccia in fretta.”
Bene. È un uomo che ama le procaci fanciulle.
“Accidenti. In questo, e come potrei negarlo, mi somiglia anzichenò.”
E ama i festini. Ne organizza a cadenza quotidiana, nella sua residenza.
“Mmm, dannazione. Comincia a piacermi questo bel tomo.”
Già, lo temevo. Sa che, di fronte – diciamo così – a una gonnella, proprio non riesce a trattenersi? Perde il lume. Non risponde più di se stesso. Sbrocca.
“Che vuole. È la natura che ribolle in lui.”
Eh già. E gli piacciono tutti i tipi di donna: le prosperose e le prosperosissime.
“Ma bene. Bene. Cioè, male. Comincio a preoccuparmi.”
E di tutte le età, purché non abbiano compiuto i trenta. Se poi non hanno compiuto i diciotto, va in brodo di giuggiole.
“Chiamalo fesso. Mia passion predominante è la giovin principiante. Una delizia. Questo tizio mi dà del filo da torcere. Qual è il suo rango? È un nobile? Un aristocratico?”
È un cavaliere, caro il mio don.
“Un cavaliere. Per tutti i diavoli. Sembra non gli manchi nulla.”
Le aggiungo che per questa sua passione ha dovuto e deve continuamente affrontare aspre battaglie, tenzoni, risse, scontri, scazzi. Di ogni genere.
“Senta: io ho affrontato il nero manto del Commendatore.”
Eh, lui le Toghe Rosse dei giudici antropologicamente diversi. Vuol mettere?
“Io ho sotto di me un servitore.”
Lui una schiera di servi. Temo che la questione sia risolta. È chiaro: lei non è unico. Il ventunesimo secolo ha partorito un nuovo don Giovanni.
“Aspetti, aspetti. Non canti vittoria troppo presto. Parliamo di catalogo.”
Prego?
“Ma sì, catalogo. Quantità di conquiste.”
Vada con il suo.
“Dovrebbe conoscerlo. In Italia seicento e quaranta, in Almagna duecento e trentuna, cento in Francia, in Turchia novantuna; ma in Ispagna son già mille e tre.”
Il che fa… dunque vediamo… duemilasessantacinque conquiste in cinque Paesi. Buon risultato, ma il nostro la batte.
“Impossibile. E come?”
Fotte quotidianamente sessanta milioni di persone. In un solo Paese.
“Quand’è così, m’inchino.”
Naturalmente poi ha le sue preferite. Pensi che le raduna tutte insieme.
“Che bello. Un serraglio.”
E vedesse di che doni le ricopre.
“Un attimo. Ha detto doni? Che tipo di doni?”
Be’, ora non vorrei scendere in dettagli, ma sappia che è molto, molto generoso.
“Aspetti. Lei mi ha mai visto con un pacchettino in mano?”
Ma qui non si parla di pacchettini. Qui si parla di buste. A volte pure belle grasse.
“Buste? E che contengono mai?”Non faccia l’ingenuo, lei è uomo di mondo. Moneta sonante: cosa vuole che contengano?
(Un nuovo, lungo silenzio.)

Pronto. Pronto! Mannaggia, mi sono di nuovo perso il don.
“Sono qui.”
Allora perché non parla?
“Perché sono furibondo, signore. Verrò a cercarla, e lei assaggerà il filo della mia spada.”
Ma… come? Perché?
“Io sono un predatore, mica un commerciante.”
Utilizzatore finale, prego.
“Mi ha solo fatto perdere tempo. Sa quante conquiste avrei potuto fare in questo frattempo?”
Ecco, veramente…
“Io sono don Giovanni! E lei osa comparare la mia statura a quella di questo tizio pagante.”
No, la statura in effetti non l’avrei mai…
“Miserabile! Sarebbe dunque questo il vostro campione?”
Che vuole. Ognuno ha il mito che si merita.
“Vado a recuperare il tempo perduto.”
Beato lei che può.
(clic).

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