Editoriale aprile

“Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”. No, la situazione attuale non appare affatto eccellente. E la confusione è ora smarrimento, perdita di riferimenti culturali ed etici di una politica priva di strumenti d’analisi, che boccheggia senza esprimere valori alternativi.

Uno smarrimento che dalle stanze dei palazzi ricade come un macigno sulla popolazione sballottata, tirata a prendere posizione su temi di cui sa poco o nulla.

Una popolazione, oltretutto, ormai pericolosamente sfornita dei più elementari strumenti di analisi o, peggio, della capacità stessa di capire: impressionanti sono da questo punto di vista i dati che David Bidussa snocciola, a pagina 40, sul neoanalfabetismo degli italiani.

Fortuna che le radici culturali del nostro giornalino sono solide e offrono un potenziale inedito collante a questa società fatta di opposti che non si parlano. Ce ne dà testimonianza Flavia Perina, “eretico” ex direttore del Secolo d’Italia che ci propone il primo di una serie di articoli sulle dieci ragioni per cui vale la pena vivere, secondo la sua personale, vivace valutazione. Una lista di questo tipo non è un’idea nuova, lo so bene, ma non mi rammarico certo di essere in compagnia di Roberto Saviano, e di Cuore ben prima di lui. E poi, è un buon momento per una valutazione fuori dalle piste, anche dalle nostre. Almeno, credevo: ora che leggo la prima ragione per cui vale la pena vivere secondo Flavia, in un certo senso rimango sorpresa: “Scrivere su Linus”.

Se da una parte qualcosa ci rincuora, nuovi squarci d’inquietudine si aprono quotidianamente. Uno dei tanti che sarebbe il caso di conoscere meglio, ce lo racconta (a pagina 34) Alessio Fanuzzi, giovane cronista alla redazione di Salerno del Mattino: la ricomparsa del contrabbando di sigarette a Napoli. Come la Loren in Ieri Oggi e Domani, sono di nuovo le donne a occuparsi della vendita al minuto, ma ora la partita è assai più pesante: sigarette tarocche ad alto contenuto radioattivo.

L’inquietudine aumenta, allargando lo sguardo alla politica internazionale. Walter Molino, a pagina 24, ci offre un’immagine ahimé assai rappresentativa del nostro oggi: l’immagine del capo del governo italiano che aspetta fuori dalla porta le decisioni di Sarkozy, Cameron e Hillary Clinton su una guerra combattuta a poche centinaia di chilometri è forse la rappresentazione più plastica della marginalità a cui siano ridotti in campo internazionale. Dice più quell’umiliante anticamera dei baciamano a Gheddafi, dei “mister Obamaaaa” e di tutto l’avanspettacolo della politica del cucù. Alla luce di ciò, mi sembra illuminante la lettura dei dispacci di wikileaks, sull’ Afganistan, perché incrociando le aspettative dell’amministrazione americana e le risoluzioni della nostra politica estera degli ultimi tre anni, restituisce un inaudito quadro di cinismo che con la realpoltik ha poco o nulla a che fare.

Nemmeno la qualità dell’informazione rassicura: ci stiamo infilando in una sorta di cul de sac mediologico dove ogni affermazione e il suo contrario reclamano cittadinanza logica nel mondo del paradosso, dove persino la percezione di un dramma epocale come quello delle masse di popolo in fuga verso l’Europa assume il valore consueto dello stereotipo, mostrando un vecchio continente in affanno il cui terminale più debole, il nostro Paese, se ne sta diviso tra il cuore in mano della solidarietà e la difesa del proprio particulare.

Fortuna che esistono proposte come quella di Marco Esposito, a pagina 32: rifondare Gomorra grazie ai fondi europei, trasformandola in Campania Felix, bonificando un’area di 180 chilometri quadrati. Un’utopia rinascimentale che non si può non appoggiare. Il problema è la bonifica.

Fortuna che qualcuno comincia a farsi sentire, che scende in piazza e manifesta contro la guerra, per la difesa dell’acqua pubblica, contro il nucleare… Fortuna che qualcuno non ne può più e si muove. Che se ne ricordi al momento di votare.

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