Dieci cose per cui vale la pena vivere -6- di Flavia Perina

La vigilia delle cose

Il “prima”, il più grande tema poetico distillato dall’umanità

illustrazione di Maurizio Minoggio

“Si cammina placidamente, guardandosi con curiosità attorno, non c’è proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme di dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. Dalle case, sulle porte, la gente grande saluta benigna, e fa cenno indicando l’orizzonte con sorrisi di intesa; così il cuore comincia a battere per eroici e teneri desideri, si assapora la vigilia delle cose meravigliose che si attendono più avanti; ancora non si vedono, no, ma certo, assolutamente certo che un giorno ci arriveremo”. Nessuno lo ha detto meglio di Dino Buzzati, nel Deserto dei Tartari, ed è per questo che dovete perdonarmi la citazione troppo lunga.

La vigilia delle cose è il miglior motivo in assoluto per vivere. E non a caso, da Omero a John Lennon, il “prima” è il più grande tema poetico distillato dall’umanità, quello che trafigge i sentimenti di tutti. Cos’è l’Odissea se non la storia della ventennale vigilia di un ritorno a casa? E cosa rende immortale Imagine se non l’eterna promessa di un domani che canta? È vigilia delle cose la rivoluzione, l’innamoramento, e tutto ciò che sta sotto la definizione di stato nascente, cioè le emozioni più forti e complesse che possano entrare in una biografia. Ma basta un appuntamento, un week-end al mare, l’uscita di un film o di un album a lungo atteso per assaggiare una tazza dell’elisir e ubriacarsi un pochino.Non mi sono mai spiegata come mai questo moto dell’animo sia generalmente inviso al mondo adulto. A scuola, ogni indirizzo didattico prevede lo studio del Sabato del villaggio di Giacomo Leopardi, con quella odiosa “donzelletta che vien dalla campagna in sul calar del sole” indicata ossessivamente come metafora del fallace momento di gioia che precede una domenica noiosa e il ritorno al lavoro del lunedì.

L’enorme successo della poesia sui sussidiari è inspiegabile se non con il fatto che “i grandi” – professori, editori, ministri dell’Istruzione – ritengono indispensabile stroncare fin dalle medie ogni illusione di cambiamento e di felicità dei ragazzi, un po’ come i famigli degli imperatori romani che durante i trionfi dovevano sussurrargli all’orecchio: “ricordati che devi morire”. D’accordo, lo so che devo morire, o tornare in classe, in fabbrica o in un ufficio fantozziano, ma potreste lasciarmi in pace mentre sto immaginandomi una serata fantastica?Non è solo la scuola a odiare “la vigilia delle cose meravigliose che ci attendono più avanti”. Quasi tutte le religioni ne hanno fatto il momento del digiuno e della mortificazione, o addirittura della flagellazione, dai riti di Iside alle processioni di incappucciati che ancora oggi si svolgono il Sabato Santo o nel prefestivo della Santissima Trinità. Il moderno culto dei mercati non sfugge alla regola. “Il denaro non dorme mai” dice Gordon Gekko, il simbolo cinematografico del capitalismo di Wall Street, la notte prima della riapertura delle Borse: l’ora del sudore e dei nervi a fior di pelle aspettando Tokyo o Shanghai.

Tutti – banchieri e sacerdoti, educatori e governanti – sanno che la vigilia è potenzialmente eversiva perché è il regno privilegiato del dionisiaco, dell’impulso vitale, del desiderio prerazionale di vita e bellezza. Anche per questo, credo, dovremmo conservarne il senso adrenalinico di meraviglia. “Io non conosco il futuro, non sono venuto qui a dirvi come andrà a finire ma sono venuto a dirvi come comincerà” sussurra Neo nel finale di Matrix. “Immaginate dove vorreste essere, perché così sarà”, grida Russel Crowe all’inizio del Gladiatore. L’attimo prima delle cose vale una vita. E chi lo sciupa per paura di restare deluso, si perde il meglio.  

One comment

  1. vast

    Secondo me il Sabato del villaggio è appunto un’esaltazione – tipicamente romantica – della vigilia, non il suo contrario. Meglio la gioventù che la maturità, meglio l’illusione della realtà. L’atteggiamento degli adulti è quindi rimpianto e invidia, non volontà repressiva.
    Il guerriero, il capitalista (o l’alpinista) vivono invece sia l’attesa che il compimento. Ma anche nelle religioni, la vigilia più antica, diffusa e consolidata è proprio quella di Natale (ovvero del soslstizio d’inverno): il sole che torna a sorgere dopo il giorno più corto dell’anno, promessa dei frutti e delle messi. Attesa e realizzazione quindi, senza contrapposizione.

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