La Borsa e la vita di Marco Esposito
Caro polizza, la rivincita dei virtuosi
Gli assicuratori seguono un principio tanto logico quanto insensato: se aumentano i sinistri, alzo i listini. Ma nell’Rc auto tariffe troppo alte spingono i clienti taglieggiati verso comportamenti scorretti
tavola di Mario Natangelo
Ci sono mestieri che hanno un’immagine pessima per quanto siano mossi da uno spirito nobile. Si pensi all’assicuratore. Tanti versano una piccola somma e l’assicuratore raccoglie il denaro, lo gestisce con cura e va in soccorso di chi incappa in un evento sfortunato: incendio, furto, incidente, malattia grave e finanche la morte.
In fondo è una traduzione del principio nobile del socialismo: da ciascuno secondo le proprie possibilità, a ciascuno secondo i propri bisogni.
Eppure le assicurazioni sono viste da alcuni come delle sanguisughe e da altri come delle macchinette sputasoldi da scassinare. La pessima immagine è legata a molte circostanze. La prima, forse banale ma in qualche modo significativa, è meramente linguistica.
L’assicuratore definisce “premio” la somma che deve pagare il cliente, “franchigia” un importo minimo che non è coperto da garanzia, “rivalsa” la possibilità per l’assicurazione di chiedere soldi all’assicurato.
E, visto che le parole hanno un senso, il cliente di fronte a un simile codice linguistico percepisce il contratto come una formula studiata per portare soldi sicuri dalle sue tasche a quelle della compagnia assicuratrice in cambio di rimborsi incerti e parziali. Per lui il premio, insomma, non c’è mai.
La seconda circostanza negativa è legata all’obbligatorietà della polizza sulla responsabilità civile per gli autoveicoli. Introdotta nel 1969, questa norma deve ancora essere digerita dagli automobilisti, i quali assimilano la Rc auto a un vero e proprio balzello, a una tassa dall’importo perennemente crescente. L’obbligo di assicurare vetture e moto risponde in realtà a un principio minimo di civiltà e nessuno si sentirebbe sicuro a girare su strade affollate da guidatori privi di polizza.
Tuttavia si deve convenire che appare anomalo un mercato nel quale il venditore può fare il prezzo che ritiene corretto e il compratore è obbligato ad acquistare. Gli assicuratori, invero, sembrano non preoccuparsi troppo della crescente disaffezione dei clienti. Abituati a far di conto con sapienza, rispondono a ogni evento ritoccando le tariffe in modo da mantenere inalterati i margini di guadagno. Aumentano gli incidenti in una regione del Paese? E loro replicano con un incremento dei listini in quel territorio. Una legge impone di dare ai figli la stessa categoria bonus-malus dei padri? E loro modificano in peggio il parametro età in modo da continuare a far pesare sui ragazzi la loro insufficiente esperienza.
Gli assicuratori la chiamano “legge dei vasi comunicanti”: non puoi svuotare o riempire un vaso, vale a dire modificare un pezzo del sistema, senza provocare un immediato riequilibrio. Il pareggio dei conti è infatti da sempre l’ossessione degli assicuratori: sinistri liquidati e premi devono essere sempre in equilibrio, con una prevalenza di questi ultimi per pagare gli oneri e gli utili del sistema. Tuttavia tale regoletta matematica salta se si considera che la somma che deve pagare il cliente, il famoso premio, non è neutra rispetto al suo comportamento.
Gli aumenti di prezzo concentrati su alcune categorie di persone (i giovani) e alcuni territori (Napoli e Caserta) stanno provocando infatti degli assurdi economici. Se il prezzo di equilibrio in base alla teoria dei vasi comunicanti diventa, per esempio, 1.500 euro per assicurare un ciclomotore, quando un ragazzo sottoscrive la polizza l’assicuratore cosa deve pensare? Che ha trovato un nuovo cliente? O che ha trovato una persona che ha già in mente come recuperare con un paio di sinistri fasulli la somma pagata?Sì, perché le frodi nel mondo delle assicurazioni ci sono sempre state e quando un’azienda in difficoltà finisce avvolta dalle fiamme è naturale pensare che il proprietario sta cercando almeno di recuperare i soldi della polizza incendio.
Un certo tasso di frodi è fisiologico e tollerato dal sistema, però soltanto entro determinati limiti: se il premio da versare in caso d’incendio risultasse quasi pari al valore del bene assicurato, nessuno sottoscriverebbe la polizza a meno che non si sentisse certo dell’imminenza dell’incendio. Nello stesso modo, nella Rc auto e moto le tariffe per alcune categorie di persone superano ogni logica (a Napoli secondo l’istituto di vigilanza Isvap si arriva a chiedere 8.500 euro per un’autovettura) ed è chiaro quindi che salta ogni equilibrio etico ed economico.
L’automobilista che subisce un incidente cercherà di cogliere l’occasione e gonfiare a dismisura il danno: in Puglia si va diffondendo il fenomeno delle quattro persone a bordo tutte colpite dal cosiddetto colpo di frusta. Non di rado la compagnia pagherà senza batter ciglio, per quanto il sinistro appaia fasullo, perché giudici di pace e medici tendono a chiudere un occhio in favore dei “più deboli”, cioè gli assicurati, e le cause legali hanno costi elevati; la stessa compagnia del resto si illude di coprire il maggiore costo spalmandone il peso su quella fetta di automobilisti corretti che ha la colpa surreale di abitare nella stessa città degli imbroglioni. Un comportamento, quello delle assicurazioni, che peggiora la propria immagine e aumenta la disaffezione della clientela.
Una delle prove dei sinistri truccati sta nel numero di incidenti che vedono persone danneggiate. In Europa soltanto un incidente automobilistico ogni dieci ha conseguenze fisiche sulle persone. In Italia tale percentuale è doppia ma con differenze notevoli sul territorio. Ci sono infatti province con dati europei come Genova, Trento, Cuneo, Bolzano e Biella, aree nelle quali i sinistri con danni alle persone oscillano dal 10,2 al 12,4%. Ci sono altre zone che viaggiano intorno al 40%, con punte a Crotone, Brindisi, Taranto, Foggia, Bari e Lecce. In tale classifica per una volta Napoli non sfigura, con una quota di incidenti con danni fisici in linea con la media nazionale (22,3%), esattamente allo stesso livello di Firenze.
Il sistema, però, sta saltando. L’Isvap nel 2010 aveva trovato dodici false assicurazioni, società fantasma che vendono a basso costo tagliandi del tutto privi di copertura reale. Ebbene: nei cinque primi mesi del 2011 le compagnie tarocche scoperte sono state diciotto. Sempre più italiani, insomma, reagiscono al caro polizza nel modo peggiore: truffando la comunità e in fondo anche se stessi perché in caso di sinistro sono chiamati a rispondere direttamente dei danni provocati. Chi sa di guidare senza assicurazione, inoltre, può essere tentato dalla fuga in caso di incidente grave, incorrendo nell’omissione di soccorso. E un ritardato soccorso può talvolta costare la vita al malcapitato. Siamo di fronte a un assurdo nei confronti del quale bisognerebbe tutti reagire. Come?
Una risposta è in arrivo da Napoli, proprio la città che è l’epicentro del fenomeno delle frodi e del caro tariffe. In questo mese di settembre sarà istituito, per iniziativa del Comune, un comitato dal nome Rca Napoli virtuosa. L’idea è di autorganizzare, con la collaborazione delle forze dell’ordine, dei giudici di pace e di tutti i soggetti coinvolti, una task force per contrastare le frodi nei sinistri automobilistici e intercettare con i controlli sulle targhe gli autoveicoli che circolano privi di copertura. La scommessa è di coinvolgere da subito le compagnie assicuratrici in modo da ottenere dei segnali di prezzo in favore dei tanti napoletani che guidano senza denunciare un sinistro da anni e che non ce la fanno più a pagare il conto dell’assurda rincorsa tra prezzi e frodi. L’idea è di spezzare il cerchio perverso che in dieci anni ha portato a Napoli il prezzo minimo per assicurare un’autovettura in classe di massimo sconto da 400mila lire a 800 euro e di dimostrare che la correttezza paga.
Se l’iniziativa del Comune avrà successo, potrà essere d’esempio per molte altre città, così come potrà favorire il lavoro del Parlamento, che da tempo ha in discussione un disegno di legge per il contrasto alle frodi assicurative, disegno che però perde strumenti d’azione man mano che passa da un ramo all’altro dell’organo legislativo.






L’Italia è il paese che meno digerisce le assicurazioni e uno dei pochi dove la maggioranza degli agenti e sub-agenti lavorano a “percentuale”.Ciò per avere persone che assicurino persone che delle assicurazioni non ne vogliono sapere.All’estero quando si apre un attività nei costi iniziali si prevede sempre un assicurazione come qui si pensa ad una fornitura di energia elettrica.Per questi ed altri motivi le assicurazioni in Italia costano di più (ma non sempre e non su tutti i rischi)e le compagnie si fidano poco dei danneggiati.Alcuni”italiani”pensano sia loro dovere farsi risarcire un finto sinistro per alleviare il costo della gabella a scapito dei premi che aumentano e della fiducia delle assicurazioni verso i loro clienti.L’assicurazione è un diritto non un dovere e quando gli Italiani lo capiranno avranno solo da guadagnarci.Chi non ha mai avuto un danno da acqua dal vicino o un tetto rovinato dalla neve o un parente che ha subito danni in tram o in treno per finire ai disastri ferroviari.Quando si rompe qualcosa c’è sempre un assicurazione che paga anche quando acquistiamo un prodotto difettoso.E non dimentichiamo che L’Inps non è altro che una polizza sulla vecchiaia istituita dal governo ed obbligatoria perchè se libero di non pagare l’Italiano rimarrebbe povero a 60 anni.Se ragionassimo come gli svizzeri,i tedeschi o gli americani magari potremmo decidere da soli come “pagarci”la vecchiaia ma noi come ragazzini preferiamo comprare più dolcetti.Saluti e…non sono un assicuratore ne vivo con denaro proveniente da quel settore.
Assicuratevi e dormirete meglio,leggete le clausole e scegliete compagnie serie,le polizze (tolta l’auto,regolata dallo stato)costano meno di quello che si pensi.