Casinò Totale di Gianmarco Bachi

Due Bot e via

I fondamentali della nostra economia sono solidi, i conti sotto controllo, le prospettive di crescita eccellenti. Se c’è un problema è un problema di comunicazione che, soprattutto all’estero, sta scavando un solco inquietante tra l’Italia reale e quella percepita

Non c’è ombra di dubbio. Il format di maggior successo dell’estate italiana è stato “Chi vuol esser Papandreu”, avvincente reality in cui un gruppo di curiosi concorrenti si lambiccava per costruire manovre di bilancio sotto gli occhi delle telecamere.
Il Paese aveva bisogno di essere rassicurato. E così è stato. La manovra è stata varata con buona pace di gufi e iettatori che preconizzavano scenari funesti. Purtroppo è bastato poco perché l’irrazionalità dei mercati vanificasse lo sforzo riportando l’Italia nell’occhio del ciclone.
L’improvvisa notizia del rifiuto dell’Arcuri di darla al premier ha inferto un duro colpo alla nostra credibilità internazionale.

Lo spread con il porno tedesco è balzato di colpo a 400 punti. E nemmeno la deposizione del crocefisso tra le tette della Minetti – che pur è stata apprezzata da don Verzé come simbolo delle radici cristiane di Mediaset – ha potuto rassicurare gli investitori.
Dopo che Berlusconi ha rivelato di “aver avuto 10 ragazze fuori dalla porta, ma di essersene fatte solo 8”, Moody’s ha minacciato di abbassargli il rating da utilizzatore finale a ricchione. Ipotesi che ha provocato un’immediata reazione al ribasso dei mercati azionari e una crisi di sfiducia generalizzata tra i maschi andropausati in età pensionabile.
“La patonza deve girare” ha provato a ripetere il premier rifacendosi a uno scritto giovanile di Adam Smith, ma la Bce ha seccamente rifiutato il piano “Due bot e via” che proponeva l’acquisto dei nostri titoli di Stato in cambio di una fornitura vitalizia di escort.

Eppure i fondamentali della nostra economia sono solidi, i conti sotto controllo, le prospettive di crescita eccellenti come da settimane sta urlando Bonaiuti vestito da centurione agli attoniti turisti giapponesi in visita al Colosseo.
Se c’è un problema è un problema di comunicazione che, soprattutto all’estero, sta scavando un solco inquietante tra l’Italia reale e quella percepita.
“La colpa è solo dei media” ha tuonato il premier.
Com’è possibile che i mercati possano equivocare espressioni di adamantina chiarezza come “l’Italia è un paese di merda”?
Com’è possibile che una frase come “la Merkel è una culona inchiavabile” venga male interpretata e non colta nel suo evidente significato? Cioè che “l’illustrissima signora cancelliera è una rubiconda valkiria rubensiana di nibelungica e inviolabile virtù”.

La costante mistificazione operata dai media rischia di produrre a breve danni irreparabili.
Per questo viene valutato urgente e necessario un intervento sul sistema dell’informazione prima che conduca il Paese alla rovina.
Rimettere in fase l’operato del governo con i giornali e le televisioni è indiscutibilmente lo snodo cruciale per recuperare la fiducia degli investitori internazionali.
Messa momentaneamente in stand by l’idea di acquistare in blocco la Cnn, il Washington Post, Le Monde, El País, il Financial Times, 6 canali tedeschi e tutte le edizioni internazionali di Playboy, Berlusconi ha scelto per ora di concentrarsi sui media italiani per recuperare la smarrita potenza di fuoco.

Il primo problema riguarda la libertà di opinione concessa all’opposizione. Pesantissimo macigno ereditato dai governi precedenti.
Nonostante il monopolio televisivo, gli editti bulgari e il controllo dei principali telegiornali, l’opposizione riesce tuttora a gettare discredito sull’Italia sfruttando le maglie offerte da qualche compiacente talk show.
La tecnica di interrompere l’interlocutore mentre cerca di esprimere un concetto, così efficacemente esercitata nel decennio precedente, rischia ora di non essere ulteriormente praticabile. Spossati da anni di combattimento in prima linea, alcuni tra i principali interpreti del corpo a corpo verbale hanno cominciato a mostrare i primi segni di cedimento. In un accorato appello a Human Right Watch la moglie di Maurizio Lupi ha raccontato che nelle ultime settimane il marito ha interrotto due matrimoni, sei omelie, cinque coppie che ciulavano in macchina, un recital della Vanoni e anche un angelus del papa.

L’appello si è poi interrotto bruscamente per l’irruzione dello stesso Lupi che urlava paonazzo: “Lei mente! Lei mente! Toga rossa! Toga rossa!”.
Stante la contingente difficoltà e l’esigenza di formare un nuovo team di assaltatori in una segretissima scuola militare del Caucaso, si è deciso di procedere affrontando il problema alla fonte. Nelle prossime settimane verrà presentata agli italiani l’arma finale: l’esercito degli elettricisti della libertà.
A questo manipolo di valorosi combattenti verrà assegnato il compito di staccare la corrente ai condomini ogni qualvolta parlerà un esponente dell’opposizione, per poi riattaccarla quando sarà nuovamente il turno del rappresentante del governo. Un rimedio semplice ed efficace che non toccherà i diritti sanciti, ma risolverà alla radice il problema della litigiosità politica producendo tra l’altro un non trascurabile risparmio energetico.
Altra questione è quella che riguarda la capacità degli opinionisti di centrodestra di incidere sull’opinione pubblica e generare consenso.
Anche su questo fronte si sono registrati segnali poco incoraggianti.

Una recente ricerca condotta dall’osservatorio sull’infanzia ha proposto un risultato inatteso e allarmante: su 100 bambini presi in esame solo uno si spaventa ancora quando la mamma gli dice: “Guarda che se non smetti di fare i capricci chiamo Belpietro”.
Il dato, incrociato con il default di ascolti di Minzolini, il prossimo pensionamento di Emilio Fede e la notizia che Sallusti potrebbe tornare per 300 anni nel suo castello in Transilvania, ha convinto Berlusconi e il suo entourage che è arrivato il momento di sostituire i vecchi uomini fidati con una nuova generazione di opinion leader.
Tra questi Aiace Lavitola. Nessun legame di parentela con l’omonimo direttore dell’Avanti! con il quale condivide solo un codice Iban ad Antigua. Anche lui dirige un importante quotidiano: l’Avanti dottò!, house organ di un temuto trust di parcheggiatori abusivi foraggiato dallo Stato grazie alla scrematura dei ricavi del videopoker.
Rivelatosi giovanissimo con un fiammeggiante corsivo di sostegno al riciclaggio intitolato “Lavami porco” e scritto interamente col dito sulla portiera di una 127, si è segnalato anche per le sue doti manageriali quando ha convinto a colpi di lupara la portaerei Saratoga a pagargli il posteggio per restare alla fonda nel porto di Napoli. Il suo nome è stato fatto come nuovo direttore del Tg1. Il problema è che, trovandosi momentaneamente latitante in Sud Est Asiatico, ha posto come condizione il trasferimento della redazione a Macao. Ipotesi che ha suscitato qualche dubbio nel comitato di redazione che si è riservato di valutare con attenzione il piano editoriale.

Altro nome gettonatissimo è quello di Bruno Caccialupo, direttore della rivista Orgoglio analfabeta.
Uomo di estrema destra e ambientalista convinto, è da tempo promotore di una campagna per salvare l’Amazzonia grazie all’abolizione dei giornali. Coerente alle sue convinzioni ha sempre rifiutato di stampare Orgoglio analfabeta su supporto cartaceo, continuando a pubblicarlo a pennarello sulle pareti dei cessi degli autogrill.
Gira con un tablet di argilla su cui scolpisce con il cacciavite incendiari bisillabi contro i gay e la magistratura.
Molti esponenti della maggioranza lo vedrebbero con favore alla guida di un importante quotidiano di opinione.

In pole position per la direzione del Tg2 c’è invece Giorgio Fataloni, ex sondaggista caduto in disgrazia dopo aver previsto la vittoria di Fonzie alle elezioni americane e di Tricarico ai Grammy Awards 2009. Riciclatosi come rappresentante di cosmetici, ha maturato una conoscenza profonda delle casalinghe italiane, zoccolo duro dell’elettorato berlusconiano. Da quell’esperienza ha derivato l’idea di un telegiornale in cui ogni intervento del presidente del Consiglio venga introdotto dal grido “Donne!!! è arrivato l’arrotino!!!”, così da ricreare quel clima di confidenziale familiarità con il premier che i recenti scandali sessuali hanno cercato di mettere in discussione. A contendergli la poltrona del Tg2 potrebbe essere Giorgione Ferrara, fratello minore di Giuliano, molto apprezzato dalle gerarchie ecclesiastiche per una vigorosa campagna per la vita intitolata: “Quella stronza di Barbie non ha mai avuto figli perché ha abortito e Ken ne soffre molto”. Mentre appaiono in ribasso le azioni di Guido Cazzaniga, autore ed interprete di quel “Cazzaniga rutta Dante” che tanta popolarità ha riscosso nelle taverne dell’alto Iseo e che intendeva lanciare un innovativo tg gutturale molto apprezzato dagli ultrà padani.

In quanto al Tg3 è stato valutato poco opportuno toglierne la direzione alle opposizioni.
La scelta di Batsaikhan Gansukh, pastore di Ulan Bator che da sempre denuncia i crimini del capitalismo in un antico idioma delle steppe mongole, non desta preoccupazioni.

Come dice Gasparri: “Er mongolo può rosicà quanto je pare, tanto nun ce sta a capì ’n cazzo manco su’ madre”.

 

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