Fumetti di Michele R. Serra

L’uomo e l’architetto

Asterios Polyp di David Mazzucchelli è una salutare crisi di mezza età per il fumetto

Forse sarebbe meglio restare a casa. Affrontare il mondo di implicazioni culturali e stratificazioni di senso che si muove dentro Asterios Polyp è un’impresa.
Soprattutto per chi ha a disposizione cinquemila battute o poco più. Niente di ciò che scriverò potrà essere esauriente, viste le carriolate di inchiostro e pixel spese negli ultimi due anni da giornalisti e “critici” (di area anglosassone soprattutto) sull’argomento. Nei giorni che separano il momento in cui scrivo da quello in cui Linus viene distribuito, e che coincidono con il lancio dell’edizione italiana, è probabile che molti altri – anche dalle nostre parti – dicano la loro.Il racconto di David Mazzucchelli è stato definito, fra le altre cose: massimamente banale / straordinariamente originale; apocalittica fine del fumetto / inizio di una nuova era per il medium; post-moderno / solo “modernista, in ritardo”; glaciale e anaffettivo / terribilmente emozionante.
Il bello non è tanto (o meglio, non solo) che Mazzucchelli abbia scatenato un dibattito capace di coinvolgere qualunque organismo senziente e vagamente interessato alla lettura di libri disegnati, ma soprattutto che quasi tutte le opinioni appena riassunte siano fondate. Il che mi porta a pensare che, sì, ci troviamo davanti a quel capolavoro che capita raramente. Da rileggere: personalmente, non mi succedeva di farlo con tale piacere da un bel pezzo.

Più veloce della luce, la sinossi: Asterios, cinquant’anni,  professore di architettura, appassionato di dissertazione teorica (non importa l’argomento) e ragazze. Si innamora, dopo l’immancabile periodo di sesso dissoluto, di una donna più giovane, un’artista, scultrice che vive dando nuova forma alla materia. Tutto il contrario di Asterios, i cui progetti rimangono sempre solo di carta. Comunque, stringendo: lui non è un tipo facile, lei lo lascia; lui si deprime, scappa dalla città e ricomincia da zero in un paesino della provincia. L’intreccio prevede che queste due vicende principali – innamoramento e fine dell’amore, caduta e rinascita – siano incastrate l’una dentro l’altra tramite flashback. Il gioco narrativo funziona, ma non ci toglie l’idea che si tratti di materiale già visto: due si lasciano all’inizio della storia, scoprono che la vita ha ancora molto da offrir loro. Tanto poi alla fine si rimettono insieme, forse, eh. Non era così anche l’ultimo film con Steve Carrell? Argh.
Poi per fortuna viene fuori che si tratta di romanzo capace di colpire una vasta gamma di organi interni: cuore-cervello-stomaco, e il finale è un salutare sbalzo di pressione nel condotto auditivo. Beninteso, non garantisco che succeda anche a voi: non tutti siamo colpiti dalle stesse cose… Ecco, a propositò di banalità, questa era pesante. Mazzucchelli invece gioca con il luogo comune, conscio del fatto che le storie sono meno importanti del modo in cui vengono raccontate. O almeno, questo è il messaggio esplicito che passa. In dieci anni di lavorazione, il professor (alla School of Visual Arts di Manhattan) Mazzucchelli ha prodotto trecentocinquanta pagine che non solo rappresentano l’apice della sua carriera di narratore, ma benzina capace di alimentare il dibattito culturale, la creatività di altri autori, la curiosità di aspiranti cartoonist e studenti. Finalità quasi da filantropo, verrebbe da dire. E la scelta di non fornire interpretazioni autentiche di sorta – praticamente, Mazzucchelli si rifiuta di parlare, se non marginalmente, di Asterios Polyp nelle interviste – non è altro che un ulteriore pungolo per chi cerca di interpretare l’opera.

Un tempo capitava che Umberto Eco chiedesse alla comunità degli intellettuali di trattare il fumetto come oggetto degno di analisi approfondita (perfino Steve Canyon). Oggi, mentre lo stesso Eco butta lì frasi tipo: “Il fumetto cartonato che si vende nelle librerie certe volte fatico a leggerlo, tanto è raffinato [...] oggi possono essere interpretati solo da chi ha letto Joyce”, capita che sia il fumetto stesso – senza necessità di alcun appoggio esterno – a dichiararsi raffinato linguaggio contemporaneo, capace di andare ben oltre il puro contenuto narrativo, culturalmente importante: non è la prima volta che succede, ma nessun libro ha sbandierato l’intento in modo più esplicito di Asterios Polyp. Citando fra gli altri proprio l’Ulisse dello scrittore irlandese. Ma quanto li possiamo prendere sul serio, i molti riferimenti letterari e filosofici presenti nel racconto? Scelti con tanta cura solo nel recinto della cultura “alta” che finiscono spesso per sembrare ironiche boutade. E poi, a Mazzucchelli, più di ogni altra cosa interessa lo stile.

Già. Lo spazio a disposizione termina e abbiamo solo sfiorato il discorso. Dunque, ecco uno dei punti fondamentali: non so in assoluto se il mezzo sia il messaggio, ma certamente qui il messaggio è lo stile, l’idea che la storia possa funzionare solo raccontata con questa modalità, ricolma di invenzioni che appartengono esclusivamente al fumetto. Finalmente nessuno potrà dire: “Oh, che bello, è certo un fumetto molto cinematografico”. Niente roba del genere. Dietro le spalle di Mazzucchelli c’è più di un secolo di storia, in cui autori diversi hanno ammonticchiato migliaia di soluzioni visive per la rappresentazione dello spazio-tempo e dei moti dell’animo: linguaggio e tradizione che Asterios Polyp reinventa, remixa, sposta in avanti. Un lavoro accuratissimo, eppure fatico a essere d’accordo con chi lo considera di complicata lettura: efficace, questo sì. Il racconto vive della tensione fra semplicità e complessità, contenuto e forma. Ma soprattutto, e per fortuna, vive.

Ps. Non ho neppure accennato ai seguenti argomenti: dissolvimento della griglia; studio degli spazi bianchi fra le vignette; ricadute stilistiche del tema: “dicotomia fra realtà e astrazione”; uso del colore; squilibri nella rappresentazione dei generi; riconoscimento della natura di Romanzo delle Idee; identificazione del lettore ideale; distanza fra autore e materiale narrativo. Più altri cento. Nessuno di questi è il vero motivo per cui amare Asterios Polyp. Ma su internet si trovano fiumi di parole su questi temi, se vi va.

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