Editoriale
A.A.A. Vecchio saggio cercasi
“Non è vero che oggi mancano all’appello i giovani. E’ vero il contrario: mancano figure di vecchi saggi”. Sostiene David Bidussa nel suo pubblico appello. E scrive, tra gli altri, di Tommaso Padoa Schioppa, “che poteva parlare al Paese in base alla propria esperienza senza esigere potere” e di Vittorio Foa “forse la figura pubblica che più si è spesa non per interesse personale, ma perché ci fosse il cambiamento, senza prevedere di goderne”.
Da tempo si riflette sulla mancanza di intellettuali carismatici in grado di parlare a un nuovo attore politico. Qualcuno capace di farsi avanti con passi limpidi e voce chiara nella maledetta vischiosa ragnatela della comunicazione autoreferenziale e autocitazionista che promuove – tra fibre ottiche, satelliti, onde hertziane e digitali multitasking – il grande assordante vuoto e il Piccolo pieno di sé.
Magari ciascuno di voi, lettori linusiani, ne ha uno:
segnalateci il vostro Saggio nella notte.
Diamogli voce, volto, anima, riscatto. Cerchiamo il nostro Pete Seeger, il nostro saggio menestrello; non già per farci guidare come topi da un pifferaio, ma per cantarle chiare. Magari insieme a Garry B, che ci racconta di Occupy Wall Street, movimento senza leader fatto di ragazzi del 99 (per cento).
E bene nota Flavia Perina come in questo movimento si scopra anche la voglia di incontrare sconosciuti in grado di dare “un utile scossone all’immobilità psicologica prima che politica, della vita pubblica italiana” .Che poi a ben guardare non è solo psicologica/politica, ma soprattutto immobilità economica. E qui intervengono, illuminanti, Vladimiro Giacché e Marco Esposito: il primo sulle svariate modalità di default che si agitano sulla nostra testa e sulle (tecnicamente possibili) soluzioni al medesimo; il secondo su una curiosa quanto geniale soluzione per stimolare comportamenti virtuosi e contemporaneamente soccorrere l’euro in affanno. Marenghi, zecchini, scudi, bajocchi freschi di conio, insomma incredibili valute locali in grado di non creare debito, ma consapevolezza. Perché non è più tollerabile che a ripianare il debito sia di nuovo chi ha sempre pagato di tasca propria il prezzo delle crisi periodicamente fluttuanti tra le nostre ondivaghe vite.Insomma: se la politica si fa sempre più lontana, l’economia si fa molto, molto vicina: soprattutto a chi non se lo sarebbe mai aspettato. Un po’ come la storia della fortuna cieca e della sfiga che ci vede benissimo.






Quando penso ad una persona cui va la mia gratitudine, che grazie al lavoro svolto praticamente per tutta la vita è riuscito a darmi motivi di ottimismo; che ha sognato e realizzato, dato forma a piccole-grandi utopie; che era ed è una persona viva, vera; io penso a Carlin Petrini di Bra.