Teatro di Renato Palazzi

Valter Malosti
Signorina Giulia

di August Strindberg
Roma, Teatro Eliseo
14 – 26 febbraio

Nell’ebbrezza pagana della notte di San Giovanni la giovane, aristocratica signorina Giulia si concede al rude servo Jan, lo domina e ne viene dominata, progetta di lasciare la casa paterna coltivando improbabili sogni di fuga e di vita futura col riottoso amante: poi, inchiodata dal peso del suo atto trasgressivo, annichilita dal presagio dell’ormai imminente scandalo, sceglie di darsi volontariamente la morte col rasoio di lui. Quali equilibri di potere entrano in gioco, in questo scontro di sessi e di classi sociali? Chi, tra i due, è davvero il cacciatore, e chi la preda?

A oltre un secolo di distanza da quando fu scritta, e nonostante le evoluzioni del costume, la “tragedia naturalista” di August Strindberg – che fece scandalo, alle prime rappresentazioni – continua a mantenere la sua misteriosa forza espressiva, e a porre interrogativi agli spettatori e ai registi di oggi. Benché ridotto a uno scarno atto unico basato su tre soli personaggi, le due figure centrali e la cuoca, il testo non cessa di suggerire sempre nuove chiavi di lettura, e le sfaccettate relazioni fra costoro si prestano alle più diverse e talora sorprendenti variazioni.

Valter Malosti, nella messinscena da lui diretta e interpretata, punta su una dimensione onirica, spettrale: fa di Giulia una specie di posseduta, che agisce come sotto ipnosi, in una metaforica cucina in cui anche la cuoca, la pluripremiata Federica Fracassi, diventa un fantasma dell’inconscio, mentre lo Jan di Malosti è l’ambiguo incantatore che guida questa cupa discesa agli inferi. Nel ruolo principale c’è Valeria Solarino, una bella faccia cinematografica che torna ora al teatro, da cui era partita: ci mette impegno e passione, ma non incide con la sua presenza.

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