Editoriale marzo

Un Paese che oscilla tra l’etica del capro espiatorio e l’estetica dell’atto dilatorio. Eccoli i nuovi (nuovi?) pilastri della contemporaneità. Dell’agire politico, economico, sociale.

Vivere nel nostro oggi compromesso significa constatare giorno per giorno che è l’ultimo anello della catena a pagare per le nefandezze del primo. Quello più lontano dal centro, che decisioni rinviate per anni hanno costretto in un’orbita ondivaga e centrifuga, senza difese. Precaria.

E così nell’affrontare i temi del lavoro e dell’occupazione si scardinano le poche garanzie che ne regolano ingressi e uscite; se un problema di scolarizzazione esiste, si tagliano i fondi scaricando sulle famiglie il costo sociale dell’istruzione; se bisogna risparmiare, si tagliano le risorse a ricerca e cultura; se si tratta di giustizia, si accorciano i tempi della prescrizione; quando ci si accorge della mafia, ecco rispolverata la teoria dei professionisti dell’antimafia; se esiste l’inquinamento, si alzano le soglie; se il credito è problematico, si inventano i mutui subprime; se le carceri scoppiano, c’è il decreto svuota-carceri, e se scoppiano gli ospedali, si accorciano le degenze (e si aumentano le barelle volanti).
La palingenesi del rinvio.

E se la Rai non funziona? A domanda, domanda: e se qualcuno rimettesse mano alla famosa idea della legge sul conflitto d’interessi? Prima che il conflitto, ormai epidemico, diventi pandemia? Lo farà Monti? Non possiamo che augurarcelo, anche se i segnali non sono confortanti.

Il nostro futuro? Nei cacciabombardieri, sia pure in più modica quantità.
Viviamo un’epoca in cui la schizofrenia la fa da padrona.

Sul tema del lavoro, leggetevi il pezzo di Stefano Feltri a pag. 14 puntuto come sempre, e le Memorie di un uomo in pigiama, il nuovo fumetto dello spagnolo Paco Roca che sull’argomento offre la sua originalissima soluzione: “Sono uno di quelle persone che la crisi ha costretto a lavorare a casa propria…”. Pubblicato sul giornale valenciano Las Provincias per un anno e mezzo, e già conosciuto in italia grazie alla meritoria azione di un piccolo editore indipendente, Tunué, Roca ci offre un attento, sagace quanto affettuosamente impietoso spaccato di vita quotidiana: pur sempre un piano B.

Il fumetto (più della letteratura, più del cinema) è ormai il linguaggio della contemporaneità che offre sempre più spesso punti di vista sinteticamente espliciti sui temi dell’oggi, come nelle parole di Wally (a pag. 113): “Dico di buttare le future generazioni sotto un autobus, e lavorare il meno possibile finché non moriremo”. Quasi un dialogo a distanza con Altan su un recente numero dell’Espresso: formidabile sintesi tra precarietà giovanile e accesso al credito ovvero piccolo saggio di antropologia economica. Il Babbo alla bambina infiocchettata: “E perché vorresti un mutuo?” “Per comprarmi la tomba”.

Una visione strategica che nemmeno i signori Fannie Mae e Freddie Mac avrebbero mai osato immaginare.

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