I sette nani lavoravano, ma Biancaneve l’ha data al principe

Posted by redazione on Wednesday Dec 2, 2009 Under In libreria

cover-sette-nani2Ovvero 79,5 ottimi consigli per farti assumere.

Ci vuole del coraggio per fare dell’ironia sul mondo del lavoro – ancorché arguta e decisamente divertente – in un Paese che ha appena superato i due milioni di disoccupati. Loro ce l’hanno. Loro sono Catone&Lorentz, i due impertinenti autori della rubrica linusiana Cedo cane perché morto. Il titolo dell’agile libbricino qui sopra ricordato (edito da Baldini Castoldi Dalai) racchiude in cento pagine una selezione di offerte di lavoro (rigorosamente vere) di cui i Nostri hanno curato l’esegesi in linguaggio comune, svelandone i segreti trabocchetti e le pubbliche miserie. Insomma, tutto ciò che avreste voluto chiedere a Professioni&Carriere ma non avete mai avuto l’ardire di chiedere.

Cercasi “Permanent consultant senior” diventa così Vecchio cazzaro ben pettinato; “Vigilatrice d’infanzia” si trasforma in Squadrista per bambini; “Animatore di comunità” diventa Addestratore di vecchi. E via così, senza pietà alcuna per un mondo che – del resto – non ne riserva e non ne merita. La verve dei due spietati censori si arrende solo di fronte a “Frigorista”, che rimane Frigorista anche nella parafrasi satirica. Sparare sulla croce rossa si può. Non sul frigorista. Anche se fa rima con pianista.

Un altro libro per indefettibili fan di Mourinho dopo Inter abbiamo un problema… o no? e Mai stati in B… e voi? (le due perle che C&L hanno già consegnato ai posteri, essendo per altro redattori del popolare sito interistiorg.org)? Niente affatto. Innazitutto perché I sette nani lavoravano, ma Biancaneve l’ha data al principe non parla di calcio ma semmai di calci (nel culo), ha un titolo più divertente (detto da un non nerazzurro) e poi è un perfetto regalo di Natale (costa solo 11 euro). Adatto a chi un lavoro ce l’ha, a chi lo vorrebbe avere, a chi lo aveva e vorrebbe tornare ad averlo oppure a chi ha deciso di smettere e può dunque farsi allegramente beffa di tutti gli altri. E ancora perché rappresenta un indispensabile compendio per i senza lavoro di domani, grazie alle preziose bonus track rappresentate dal Corso di laurea in Disoccupazione, dal prezioso test di autovalutazione Che tipo di precario sei, dall’imprescindibile Guida per la costruzione del tuo Cv, cui seguono gli utili consigli per la stesura della lettera di presentazione e l’imperdibile Guida ragionata al colloquio di lavoro.

Un esempio? Eccolo. Perché pensa che dovremmo assumerla? Risposta giusta: “Credo che la vostra ricerca sia allineata alle mie attitudini professionali e agli skill che ho maturato in altri contesti altamente specializzati”. Risposta sbagliata: “Ti do un indizio, sciacquino: avete pubblicato un’inserzione sul giornale. Senti il capo, che magari l’ha messa lui senza dirti una minchia”. Ne volete ancora? Volete proporre la vostra inserzione? Cliccate QUI, vi ritroverete nel magico mondo delle favole assieme a Catone&Lorentz!

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Italia, popolo di santi… e Peccatori

Posted by redazione on Monday Oct 19, 2009 Under In libreria

peccatoriArriva nelle librerie il terzo saggio del giornalista di Repubblica Antonello Caporale, frutto di un lungo viaggio compiuto nel Paese berlusconizzato. Dopo gli “Impuniti” e i “Mediocri”, ecco dunque i “Peccatori”.

Antonello Caporale ha intrapreso sin dal 2007 con la Baldini Castoldi Dalai editore un lungo viaggio. Un viaggio nell’Italia che - volente o nolente - si ritrova “berlusconizzata”. Il primo saggio firmato dal giornalista di Repubblica era intitolato Impuniti, e raccontava storie di sprechi e disservizi che, se non fossero stati veri, difficilmente la penna di uno scrittore avrebbe potuto inventare.

Poi, nel 2008,  è stata la volta di  Mediocri, un libro che l’autore ha scritto avvalendosi di un gruppo di giovani cervelli che alla “fuga” hanno preferito il restare, pagando però il prezzo di una carriera assai incerta, di sicuro non per mancanza di talento o volontà. Con Peccatori il viaggio si arricchisce di nuovi volti, quelli dei nostri vicini di casa, tanti piccoli “berluschini” che - se mai ne hanno avuto il dubbio - ormai non si preoccupano più di nascondere la loro smodata ammirazione per il Potere, in barba a quei precetti che pure spesso sembrano ascoltare rapiti durante l’omelia domenicale. Perché tanto in Italia, “o si fa così o…”.

Il vaccino dal peccato è l’osmosi, il miscuglio che diventa zuppa densa, uniforme. Tutti uguali, tutti brutti e cattivi, tutti ladri. È banale, nel senso di ordinario, di consueto, di regolare. “All’italiana” è una definizione così comune che oramai serve per illustrare le vicende tristi, o soltanto buffe. Per ricordare i nostri stravizi o l’abitudine alla devianza. Per mettere in guardia (sono italiani!) o patire insieme (siamo italiani!).

Qual è dunque  la nostra colpa e, soprattutto, dov’è la nostra colpa? La devozione al potere, la consegna del silenzio, il nuovo perbenismo. Affari e quasi sempre preghiere. La nostra nuova vita consegnata all’Imperatore, manipolata dai sondaggi, illustrata perennemente da una telecamera.

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Cavaliere, ci consenta. I “farabutti” non son mai troppi

Posted by redazione on Tuesday Oct 6, 2009 Under In libreria

Troppi farabutti«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.» Da più di sessant’anni l’articolo 21 della Costituzione è la suprema garanzia della libertà di espressione nel nostro Paese. Tuttavia, dal dopoguerra a oggi, la stampa italiana è stata costretta a difendersi dalle continue aggressioni di poteri, istituzionali e non, che hanno cercato di imbavagliarla. Perché e in che modo è stato messo in discussione un principio fondante dell’ordinamento repubblicano?

Quella che ci propone Oreste Flamminii Minuto - uno dei massimi esperti in Italia di diritto dell’informazione - è una risposta lucida e puntuale che individua le responsabilità di una magistratura incapace di cogliere la specificità giuridica dei reati d’opinione, di un mondo politico che fa di tutto per svilire la funzione dei media e piegarli ai propri scopi, e infine degli stessi editori e giornalisti che troppo spesso hanno rinunciato al loro compito di «cani da guardia della democrazia».

Oreste Flamminii Minuto (1932) è avvocato penalista. In oltre cinquant’anni di esercizio della professione ha difeso giornalisti di molte testate: «L’Espresso», «l’Unità», «la Repubblica», «il Tirreno», «la Nuova Sardegna», «il mattino di Padova». Ha tenuto per oltre quindici anni una rubrica sui problemi dell’informazione sul mensile «Prima Comunicazione» ed è autore di numerosi articoli pubblicati da diversi quotidiani e settimanali. È stato nominato dal Parlamento Giudice costituzionale aggregato ed è stato eletto per due mandati consecutivi presidente della Camera Penale di Roma. Ha inoltre partecipato a numerosi processi come difensore di imputati eccellenti (Renato Squillante) o come difensore di parte civile (Marta Russo).

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