Fumetti: di Michele R. Serra
Sesso con Luttazzi (e Giacon)
La “Quarta Necessità” e l’umana decadenza dell’italiano medio
Pare che la notizia sia passata così: Daniele Luttazzi ha rotto il silenzio, l’isolamento che si è autoimposto da un paio d’anni a questa parte, dopo la nota faccenda delle accuse di plagio (o, se preferite, calchi/citazioni/riscritture/appropriazioni – fate voi) ai danni di nomi arcinoti della stand-up comedy americana. Segue flaming nella colonna dei commenti.
Invece la notizia è che Luttazzi ha fatto un fumetto: con Massimo Giacon, ed è un gran fumetto. Si vedono sempre più spesso libri frutto di collaborazione, sul nascente (e comunque asfittico) mercato del graphic novel nostrano: Carlotto-Igort, Morozzi-Camuncoli, Brizzi-Manfredi eccetera. Non so se in effetti vendano meglio degli altri, questi volumi col doppio nome in copertina, o se la fioritura dipenda dal fatto che molti scrittori di questa generazione hanno amato il fumetto, da ragazzi. Sia come sia, ecco La Quarta Necessità, romanzo di formazione a quattro mani.
Romanzo di formazione, almeno, è quello che sta scritto sull’aletta della copertina. Ma dentro di Bildung ce n’è poca, nonostante il racconto segua la vita di un ragazzo italiano, Walter Farolfi, fra la Romagna degli anni Quaranta e oggi. Il suo, più che crescere, è uno sprofondare: dalla fugace innocenza infantile al cinismo, alla crudeltà e alla violenza dell’adolescenza e poi dell’età adulta. Abissi neri si aprono nell’animo di un maschio italiano, medio come tanti. Walter non se ne accorge neppure: non ha tempo per riflettere, preso com’è dal desiderio di soddisfare le umane necessità primarie. Che sono (“secondo gli etologi”) cibo, vestiti, un rifugio; e poi il sesso.
Ecco il motivo per cui il libro è venduto incellofanato, con bollino di avvertenza che recita: “Potrebbe contenere materiale offensivo”. Trovo il condizionale molto divertente, e anche Massimo Giacon: “La formula è dubitativa, perché mica tutti si indignano per le stesse cose. Durante una presentazione ho visto alcune signore anziane fra il pubblico, e mi sono subito premurato di avvertire che nel libro c’era sesso e c’erano bestemmie, cose offensive per la morale e per la Chiesa. Quelle non si sono minimamente scomposte”. Eppure la bestemmia è una delle ultime profanità ancora mediaticamente inaccettabili, nonostante l’italiano sia un popolo che la esercita in maniera creativa e a ogni piè sospinto.
Continua Giacon: “Sulla bestemmia, più che sulle scene di sesso, abbiamo condotto – e vinto – una trattativa con l’editore che avrebbe preferito un eufemismo, o al massimo una trasposizione grafica. Io però credo che se il fumetto oggi ha davvero dignità letteraria, non possiamo escludere alcun argomento per motivi di opportunità. Altrimenti è come se dichiarassimo fin dall’inizio di essere figli di un medium minore. Nel cinema ci sono esempi di uso della bestemmia in contesti artisticamente illustri: Bertolucci e Bellocchio, ma anche Benigni”.







Forse sarebbe meglio restare a casa. Affrontare il mondo di implicazioni culturali e stratificazioni di senso che si muove dentro Asterios Polyp è un’impresa.
Una saga lunga 13 anni, oltre 1300 pagine tra Disney e Tolkien. Il più grande successo indie del fumetto americano raccontato dal suo autore.
Jeff Smith ricorda il sogno americano: self made man del fumetto, ha costruito una saga lunga tredici anni, dall’autoproduzione al successo planetario (l’edizione israeliana è solo l’ultima in ordine di tempo). Si intitola Bone. È una mastodontica variazione sul tema fantasy, il miglior prodotto di questi anni ricchi di epiche saghe pop che pescano a piene mani da generi narrativi che andavano forte nel secolo scorso: fantasy, horror, fantascienza.
Leila Marzocchi
Marco Cazzato
Ratigher

Posy Simmonds
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