Leila Marzocchi
IL DIARIO DEL VERME DEL PINO
Coconino Press-Fandango Bologna-Roma
Pagg. 224, euro 18,00
La Mano di Fatima rappresenta, nella tradizione musulmana, un simbolo di serietà e autocontrollo. È un amuleto usato come portafortuna e nel corso di riti apotropaici, leggo in rete. Si capisce dunque, che far diventare la Mano di Fatima protagonista di un fumetto sia una scelta piuttosto originale. Leila Marzocchi l’aveva già inserita nel cast della sua saga Niger, arrivata al terzo volume.
Rispetto al tratto denso e graffiato di quella serie, qui lo stile sterza decisamente: ai colori scuri si sostituisce un bianco/nero spruzzato di arancione, il tratto si fa decisamente naïf e le atmosfere dark cedono il passo alla luce. Con questi strumenti l’autrice racconta una favola per un pubblico difficile da immaginare: bambini?
Anche, non solo.
Personalmente, da (più o meno) adulto, ho capito che quello tratteggiato dalla Marzocchi è un mondo tanto affascinante quanto enigmatico: nel senso che, proprio nel momento in cui ti sembra di aver inteso dove va a parare il racconto, quello sfugge di nuovo, lasciandoti con un pugno di mosche in mano.
Marco Cazzato
MOOD
Grrrzetic, Genova
Pagg. 128, euro 17,00
Un piccolo dizionario delle emozioni, con le tavole dipinte da Marco Cazzato a dar loro forma. Mood è l’antologia delle illustrazioni realizzate per il nostro giornalino, per la rivista SlowFood e per la rubrica della Stampa “Cuori allo specchio”, variazione sul tema “posta del cuore” curata dal vicedirettore del quotidiano torinese Massimo Gramellini. Grandi campiture di colore e linee sfuggenti caratterizzano lo stile di Cazzato, che ama disegnare figure umane sempre sul punto di evaporare dalla pagina. Cosa che fortunatamente non accade.
Carlo Collodi
Gianluigi Toccafondo
LE AVVENTURE DI PINOCCHIO
Logos, Modena
Pagg. 40 (+dvd), euro 30,00
Collodi e Toccafondo si incontrano. Così il testo dello scrittore fiorentino, décollato, tagliato e rimontato, diventa punto di partenza per la costruzione di immagini, slungate sulla tela da Toccafondo con macchie di colore che diventano personaggi inquieti, ammalianti, oscuri, sfuggenti. L’opera è del 1996, trova oggi una nuova edizione che comprende anche il dvd del cortometraggio realizzato tre anni dopo. Oltre al libro, un’esposizione degli originali sta viaggiando per le librerie Feltrinelli sparse sul territorio nazionale. Dopo la tappa milanese, a Roma (Galleria Colonna 33) fino al 3 luglio e poi, fino a fine agosto, a Firenze (via Cavour 12).
Ratigher
TRAMA
Grrrzetic, Genova
Pagg. 112, euro 18,00
Lavinia e Giulio sono giovani, belli e benestanti, partecipano a feste in villa piene di alcool e bamba. Non sono cattivi, è il loro modus vivendi a renderli perfetti candidati per il ruolo di vittime in una storia horror. Se c’è una cosa che i registi americani ci hanno insegnato, dai Settanta a oggi, è che la bionda ricca e il capitano della squadra di football sono quelli che muoiono per primi, in caso si presenti alla porta un maniaco omicida.
Ratigher, al secolo Francesco D’Erminio, per il suo primo romanzo ha scelto di partire dall’horror, costruendo un racconto a linea chiara disseminato di sottotesti, simboli e indizi; ricco di trovate narrative che rivelano una mostruosa padronanza del linguaggio; confezionato con cura estrema, non solo per quanto riguarda dialoghi, inquadrature e montaggio delle tavole, ma anche per la veste editoriale: cita i vecchi Omnibus della Mondadori, splendidi mattoni telati che contenevano gialli e thriller, graziati fra i Sessanta e i Settanta – periodo in cui Ratigher ancora non era al mondo, eppure – dalle copertine di Ferenc Pintér e dalla direzione editoriale di Oreste del Buono. Bei tempi. Ma anche quelli che stiamo vivendo, per il fumetto italiano, sono niente male.