Il primo colpo di pistola è diretto in cielo. Il secondo alla collina, il terzo rimane in canna ed è puntato sul gruppo di egiziani improvvisamente immobili come sfingi. Tutti gli sguardi si concentrano su Hashim. Il suo nome in arabo significa “distruttore del male”. Contro la pistola del padrone però, c’è poco da distruggere…
Walter Molino a pagina 6 parla di chi raccoglie i pomodorini pachino, della loro condizione così simile a quella dei ragazzi di Rosarno, la cui consapevolezza è pari al livore con cui – ahimé – la stampa ha generalmente plaudito all’intervento militare che ha nascosto, come la monnezza sotto il tappeto, le vite e le storie di un pugno di poveracci rimbalzati da quelle parti per un tragico scherzo della storia.
Il primo marzo un manipolo multietnico di blogger organizza in tutta Europa la “24 ore senza di noi”. Su Linus.net trovate i link ai siti che partecipano a questa moderna riedizione del gioco “se non ci fosse…”
Guardatevi il sito www.munt.nu; è in olandese, ma il video in homepage intitolato Kop of Munt ha un messaggio chiarissimo: che panorama ci riserverebbe la nostra civilissima Europa se improvvisamente non ci fossero stranieri? Quanti posti di lavoro inutili ci sarebbero? E che ne sarebbe del nostro sistema di welfare, che ormai si regge per buona parte sulla presenza di migranti? Sempre olandese è la Radiotelevisione RNW, che ha lanciato un sondaggio sul razzismo Made in Europe, ripreso da molti siti. Vi farete un’idea di quanto la xenofobia sia impudicamente diffusa non soltanto nelle nostre verdi vallate. Sia ormai un fatto “culturale”, qualsiasi cosa significhi questa parola.
Se un giorno fosse il ministro Brunetta a indire il suo personale “A day without”, non mancherebbe a molti. Con un ritratto di quell’uomo perennemente incacchiato Massimo Cirri, psicologo e autore del fortunato Caterpillar su Radiodue dà il via a una nuova rubrica: Tipi psicologici. Un graditissimo rientro il suo, visto che già era gradito ospite di queste pagine negli anni Ottanta et sequitur.
Dunque, Storia, Storie e Vite. Come quelle che risorgono prepotenti da sotto il selciato nella poesia di strada di Ivan, che inaugura nella pagina a fianco “chi getta semi al vento, farà fiorire il cielo”: tenevo particolarmente a ridare uno spazio alla poesia, un tempo occupato con grazia dalla Signorina Richmond, di Nanni Balestrini.
Cosa sia la poesia di strada, Ivan lo spiega con disarmante, immaginifica semplicità: “…la poesia di strada nasce gettando parole tra le vie, pugni di semi nel vento, è sensazione precipitata in sassi d’assalto tra lo snocciolarsi scomposto di questa città. Versi come pioggia tra le genti, inzuppate fin’oltre l’orlo dell’attenzione, senza corte di dotti ne corona, perché d’ovunque e da sempre, una pagina bianca è una poesia nascosta…”
Scusate se è poco. Ivan ha portato con piglio Dada i suoi sassi d’assalto nelle strade del mondo, da Milano a l’Avana, da Roma al Chiapas, a Praga… e ora sulle nostre pagine bianche, in compagnia di un altro poeta che ci ha regalato una copertina assolutamente in linea coi tempi: Squaz.
Di lui si potrebbe dire che rinnova la tradizione dell’underground con segno superpop, ma perché incasellarlo? Le categorie gli stanno strette. Il lavoro fatto con Ivan è un ulteriore passo in avanti rispetto a quello che avevamo visto nel suo ultimo libro, Minus Habens (pubblicato da Grrzetic): lì le rime raccontavano una storia affiancando le illustrazioni, qui poesia e fumetto si compenetrano, amplificandone il contenuto sentimentale, di triste attualità. Mettetevi comodi.
S.R.