Linus Teatro di Renato Palazzi

Posted by redazione on Friday Jun 4, 2010 Under Rubriche

Vedi Napoli e poi… Torino, Ravenna, Spoleto

Le luci di scena tra poco si accenderanno in una serie di innumerevoli piazze, strade e stradette di borghi e villaggi, cortili di palazzi, ex ospizi, vecchie centrali elettriche. Ecco le occasioni più importanti.

È giugno, e torna – puntuale come certi passaggi climatici – la stagione dei festival estivi. Dagli inizi del mese, e grosso modo fino alle prime avvisaglie dell’autunno, la vita di chi segue il teatro, a livelli più o meno professionali, sarà comunque dettata da questo inesorabile calendario di appuntamenti che, piaccia o non piaccia, non si possono eludere. Non è un problema di articoli da scrivere, perché i giornali, in linea di massima, a queste manifestazioni danno ormai poco rilievo. È che, per lo spettatore assiduo, i festival fanno parte del ciclo esistenziale: lui misura il calendario da una Spoleto all’altra. Lui, di questi tempi, è abituato a ragionare solo in termini di treni, di alberghi, di spostamenti.
Quest’anno, forse a causa delle poche risorse economiche, i programmi sono arrivati con un certo ritardo, e in molti casi sono ancora provvisori. C’è una realtà gloriosa come Inequilibrio, il festival di Castiglioncello, laboratorio del nuovo, cantiere di gruppi al lavoro tutto l’anno in residenza, che a causa di questi problemi slitta addirittura al periodo tra fine agosto e l’inizio di settembre. Però, come sempre, le luci di scena tra poco si accenderanno
in una serie di innumerevoli piazze, strade e stradette di borghi e villaggi, cortili di palazzi, ex ospizi, vecchie centrali elettriche. Cerchiamo, qui di seguito, di dare delle indicazioni molto sommarie su quelle che si presentano, al momento, come alcune delle occasioni più importanti.

Napoli Teatro Festival ItaliaNapoli Teatro Festival Italia (4-27 giugno). Molto ricco e articolato, secondo consuetudine, l’arco di proposte di questa rassegna internazionale che per il terzo anno, sotto la direzione artistica di Renato Quaglia, si presenta come una grande vetrina istituzionale, protraendosi praticamente per un mese intero: da segnalare, fra tanti titoli, il Romeo and Juliet multietnico del regista inglese Alexander Zeldin (dal 4 all’8 al Teatro Mercadante), Football Football, uno spettacolo sul mito del pallone – in concomitanza coi mondiali di calcio – del regista bosniaco Haris Pasovic, con attori-danzatori di varia provenienza (dal 4 al 10 giugno al Real Albergo dei Poveri), El avaro, una rilettura in tempo di crisi economica della commedia di Molière, con la regia di Jorge Lavelli (12, 13 al Teatro Mercadante). Spiccano poi Immanuel Kant, un testo di Thomas Bernhard mai rappresentato in Italia, allestito da Alessandro Gassman (17, 18, 19 al Teatro Mercadante), I Demoni di Dostoevskij nel monumentale allestimento di Peter Stein (19, 20 all’ex birreria di Miano), Cabaret Hamlet, una rivisitazione tra farsa e  avanspettacolo del capolavoro scespiriano firmata da Matthias Langhoff (26, 27 all’ex birreria di Miano). Dal 5 al 27, Manuela Cherubini mette inoltre in scena al Teatro Sannazaro Bizarra, la “teatronovela” in venti puntate del visionario autore-regista argentino Rafael Spregelburd. Accanto alle proposte del calendario “ufficiale”, nelle stesse sere si svolge il Fringe Festival, con la partecipazione di una quarantina di giovani gruppi.

Festival delle Colline Torinesi (3-23 giugno): molte, come sempre, le “prime” di rilievo a questa quindicesima edizione del festival che coinvolge varie sale cittadine e alcuni luoghi del circondario. Fra i debutti di maggiore interesse, West, una nuova tappa del ciclo di ricerca che il gruppo Fanny & Alexander va conducendo attorno al mondo del Mago di Oz (dal 7 al 9 alla Cavallerizza Reale), Photo-Romance, un nuovo lavoro creato dall’ingegnosa
coppia libanese formata dall’attrice e artista visiva Lina Saneh e dall’autore-regista-attore Rabih Mroué, già ospiti d’eccellenza in precedenti edizioni del festival (dall’11 al 13 alla Cavallerizza Reale), Iovadovia, terzo episodio del percorso dei Motus nel mito di Antigone (dal 21 al 23 alla Cavallerizza Reale).

Ravenna Festival (9 giugno – 13 luglio): il programma, ispirato al rapporto fra luce e tenebre, è composto in prevalenza di eventi musicali. Nel settore teatrale c’è Schwab, un progetto di Maurizio Lupinelli con attori e disabili, che intreccia la vita e le opere di Werner Schwab, l’autore austriaco morto nel ‘94 di overdose alcolica (21, al Teatro Rasi), ci sono gli onnipresenti Demoni di Stein (26, al Palazzetto dello Sport), e Cardo rosso di Maddalena Mazzocut-Mis, sull’assalto terroristico al Teatro Dubrovka di Mosca, diretto e interpretato da Chiara Muti con due violoncellisti (il 28 e 29 al vecchio Tiro a segno), e Ravenna-Mazara del Vallo 2010, un “trittico” di Marco Martinelli, Ermanna Montanari e Alessandro Renda sull’immigrazione africana in Sicilia e le tragedie in mare (8 luglio, alla Rocca Brancaleone).

Voci di Fonte (15-23 giugno): è un piccolo festival, ma in evidente crescita quello promosso dal gruppo laLut e dal Comune di Siena in alcuni ambienti suggestivi della città. Fra gli spettacoli in programma,  L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett interpretato dall’attore ottantenne Giancarlo Ilari con la regia di Massimo Farau (15 e 16 a Santa Maria della Scala), Il giocatore di Dostoevskij nella messinscena di Egumteatro, regia di Annalisa Bianco e Virginio Liberti (15 e 16 a Santa Maria della Scala), B.I.C.U.S. del gruppo laLut, da Brevi interviste con uomini schifosi di David Foster Wallace (dal 16 al 22 alle Fonti delle Monache), Senza Lear, una rilettura del dramma scespiriano da parte della giovane compagnia Isola Teatro, in cui la vicenda viene vista solo dalla parte delle figlie, in attesa di incontrare un padre assente ma sempre incombente (20 e 21, a Santa Maria della Scala).

Festival dei Due Mondi di Spoleto (18 giugno-4 luglio): è ampio, ma di qualità alterna il programma della cinquantatreesima edizione della gloriosa rassegna umbra. L’appuntamento centrale – dal 25 al 27 al Teatro Nuovo – come da due estati a questa parte è firmato da Bob Wilson, che in Shakes peares Sonette allestisce col Berliner Ensemble venticinque composizioni poetiche di Shakespeare, mescolando i generi e gli stili, svariando dalla  recitazione al canto, in un percorso tra i versi e i personaggi del Bardo scandito dalle musiche originali del songwriter canadese Rufus Wainwright. Ma potrebbe essere interessante anche Descendents of the Eunuch Admiral dell’autore di Singapore Kuo Pao Kun, rappresentato con le marionette giapponesi del Teatro Youkiza e la regia del francese Frédéric Fisbach (19 e 20 al Caio Melisso). Da segnalare anche un Troilo e Cressida di Shakespeare nell’adattamento degli autori di performance supertrasgressive Ricci/Forte, con giovani attori e la partecipazione di Michele Placido, diretti da Piero Maccarinelli (dal 25 al 27 a San Nicolò), Eleven and twelve / 11 and 12 di Peter Brook, in cui il regista inglese torna all’opera dello scrittore africano Amadou Hampatè Bâ Vie et enseignement de Tierno BokarLe Sage de Bandiagara (dal 2 al 4 luglio a San Simone), e la ripresa del Barbablù di Georg Trakl realizzato da Cesare Lievi dentro una scatola ottica di due metri per due, che scompone le immagini e altera le proporzioni dei corpi degli attori. La riproposta, a ventisei anni dalla “prima”, avviene nel ventennale della scomparsa dello scenografo Daniele Lievi, fratello del regista e inventore di questa raffinata macchina visiva (3 luglio, Palazzetto dello Sport). (1. continua)
(Da Linus giugno 2010. © Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata)

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Tipi psicologici – Gianfranco Fini di Massimo Cirri

Posted by redazione on Sunday May 16, 2010 Under Rubriche, Scritti

Fare futuro insieme?

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Vignetta di Danilo Maramotti

“Se stiamo insieme ci sarà un perché…” si interrogava Riccardo Cocciante. Con un dolore sordo dentro, almeno a giudicare dalla smorfia delle labbra, mentre cantava teso tra pianoforte e microfono. Cosa rimanesse di quel controverso rapporto lui voleva scoprirlo alla svelta, possibilmente “stasera”. Per non tirarla troppo in lungo e non star lì a logorarsi, ancora, in un tormento che va avanti da molto tempo: stare ancora insieme o lasciarsi? O forse non siamo già, di fatto, ormai irrimediabilmente lontani? E anche volendo – e io non sono sicuro di volere e non so se tu vuoi che io lo voglia – potremmo mai riuscire a ritrovarci? E cosa significa “ritrovarci” adesso che mi sto smarrendo anche lessicalmente? Proviamo ancora a provare o invece lasciamoci così, prima che tutto degeneri in un orizzonte di rancore? Ma potremo mai odiarci, noi due, con tutto quello che abbiamo condiviso? Sì, a pensarci bene potremmo, brutta carogna schifosa. Perché tu già mi odi. Mentre io potrei crocifiggerti con una fredda indifferenza. Ci incontreremo tra un po’ di tempo, forse a una festa, forse per qualcosa di lavoro. Io ti saluterò appena, palesemente felice. Una nuova vita, la mia, leggera e piena. Tu invece torvo, ingrassato, calvo, rancoroso e in compagnia di Bondi. Così impari.

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Cinema: And the Nominees are (were…) di Filippo Mazzarella

Posted by redazione on Friday Mar 5, 2010 Under Rubriche

x-cinemaLegenda:
* blah
** boh
*** beh
**** eh
***** oh

An Education *
di Lone Scherfig. Con Peter Sarsgaard, Carey Mulligan.
Non ha la nomination per la regia, e ci mancherebbe. Bello, cominciare con il film che più di tutti gli altri nove ha meno ragioni di esistere nella nuova configurazione delle candidature. Cosa ha fatto il miracolo? Nick Hornby che ha sceneggiato l’autobiografia della giornalista britannica Lynn Barber? La rievocazione leccatina del momento immediatamente precedente alla swingin’ London? Il sempiterno fascino esercitato da Parigi sur les américains?
Probabilità di vittoria: 0,0001%

Avatar **
di James Cameron. Con Sam Worthington, Zoe Saldana.
Questo la nomination per la regia ce l’ha, più una pletora di candidature tecniche, e ci mancherebbe. Ciò malgrado, come già dicevo il mese scorso in sede di recensione lunga a cui vi rimando, a dispetto della sua tonitruanza e della sua ipertroficità, è un film microscopico di cui sono pronto a scommettere si serberà un ricordo proporzionale alla sua (falsa) ampiezza di visione. Ma siccome è pieno di boccaloni convinti oggi che il futuro si giochi da queste parti e che domani si giocherà sul ritorno in grande stile del cinema in Odorama digitale (speriamo che il primo esempio sia un porno anal), il pronostico è fin troppo facile.
Probabilità di vittoria: 99,2153%

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Tipi psicologici di Massimo Cirri

Posted by redazione on Friday Feb 19, 2010 Under Rubriche

Il ministro Brunetta, o dell’incacchiarsi

brunetta-cirri1Il ministro Brunetta è incacchiato. Sempre. E per incacchiato intendiamo irato, incollerito, iroso, inviperito, stizzito, fremente, adirato e idrofobo. Almeno così lo raccontano le cronache. Non sappiamo se poi nella vita vera, fuori dai giornali e dalle tivù, sia anche una persona paciosa, dolce e serafica. Io credo di sì. Ma così, come augurio.

Fatto sta che almeno nella sfera pubblica, quanto a emotività espressa, il ministro Brunetta appare piuttosto diverso dal Dalai Lama, che pure i suoi motivi di arrabbiatura li ha, stante che i cinesi gli hanno invaso casa con i carri armati. Ma il ministro Brunetta è diverso anche da Gianni Letta. è più espansivo, irruente, sanguigno e, appunto, perennemente incacchiato. Che per un ministro è quantomeno inusitato, dissonante con il ruolo.

Sei ministro, hai raggiunto il potere, rilassati. Sii regale, perché anche se siamo in una repubblica il maestoso funziona sempre, guarda Berlusconi; oppure munifico, energico, distaccato come un maragià. O esercita il dominio freddo e spietato come un cardinale. Scegli te, ma lascia l’arrabbiatura all’opposizione. è lei che per tradizione alza la voce, sbraita, vibra d’indignazione e ogni tanto s’incacchia di brutto e fa venir giù i vetri alla Camera.

Per il centrosinistra di oggi questo sembra troppo, è vero. Non ce la fa. Colpa sua, direbbe Brunetta, si è ridotto così a forza di primarie e ben gli sta. Perché le primarie sono un bel gioco, ma passarci sopra troppo tempo prosciuga le energie fisiche e mentali. Come i miei figli adolescenti che tirano metà pomeriggio a sparare come forsennati nel videogame e dopo, quando si tratta di fare i compiti, crollano semiaddormentati. E Ignazio Marino, lombrosianamente, ha la faccia del bravo ragazzo che spappola i nemici con il fucile a pompa in un videogame: Mozioni, ne resterà solo una. Solo che è un videogioco dove la Binetti indossa un cilicio antiproiettile. E non muore mai.

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Linus Teatro di Renato Palazzi

Posted by redazione on Wednesday Feb 17, 2010 Under Rubriche, Scritti

beckett_o2Che cosa è totalmente e inesorabilmente calato nel Novecento, e che cosa invece potrebbe spingerci o accompagnarci nel domani? Un piccolo gioco-esercizio intellettuale dal quale non è escluso che si riesca a ricavare qualche interessante indicazione.

Forse molti non se ne sono accorti, ma sono già passati dieci anni da quando abbiamo varcato le frontiere del Duemila. Dieci anni, nella nostra vita, possono essere pochi o tantissimi, ma in questo caso hanno un significato preciso, ovvero che chiunque abbia superato le soglie della pubertà appartiene al secolo scorso. Appartenere al secolo scorso non è in sé una colpa: ma nel campo delle idee e delle abitudini culturali tante cose che ci appaiono attuali si stanno impercettibilmente allontanando. Il Novecento, poi, è stato un secolo particolare, fatto di vertiginose spinte in avanti e di improvvise inversioni di marcia, di sussulti e di cadute.

Ora, a mio avviso, esso sta diventando, più che un arco di tempo, una categoria del pensiero che ci si impone di cominciare a decifrare. Quanti concetti, quanti schemi intellettuali su cui quasi inconsapevolmente continuiamo a fare conto restano in fondo direttamente legati alle sue radici? E spesso si tratta proprio di quelle esperienze che allora risultavano più avanzate e innovative. Non è detto che oggi debbano essere considerate superate: ma dobbiamo prepararci a sottoporle a qualche attenta verifica.

Io, personalmente, mi sento troppo affezionato ai miei antichi pregiudizi per procedere a una selezione troppo approfondita: ma essendo la questione affascinante, trovo utile provare ad affrontarla con un piccolo gioco dal quale si potrebbe ricavare qualche interessante indicazione. Vi invito dunque a dedicare una minima parte del vostro tempo a stilare – arbitrariamente, soggettivamente – dei personali elenchi di ciò che a vostro parere rimane del tutto calato nel Novecento, e di ciò che invece potrebbe accompagnarci nel domani. Lo propongo come gioco perché il gioco è, appunto, innocuo, senza conseguenze: non comporta sentenze definitive, non implica di buttare via nulla, ma nella sua libertà può suggerirci dei criteri, può persino aiutarci a riconsiderare con occhio diverso qualche mito consolidato.

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Editoriale di febbraio

Posted by redazione on Tuesday Feb 9, 2010 Under Rubriche, Scritti

Il primo colpo di pistola è diretto in cielo. Il secondo alla collina, il terzo rimane in canna ed è puntato sul gruppo di egiziani improvvisamente immobili come sfingi. Tutti gli sguardi si concentrano su Hashim. Il suo nome in arabo significa “distruttore del male”. Contro la pistola del padrone però, c’è poco da distruggere…

Walter Molino a pagina 6 parla di chi raccoglie i pomodorini pachino, della loro condizione così simile a quella dei ragazzi di Rosarno, la cui consapevolezza è pari al livore con cui – ahimé – la stampa ha generalmente plaudito all’intervento militare che ha nascosto, come la monnezza sotto il tappeto, le vite e le storie di un pugno di poveracci rimbalzati da quelle parti per un tragico scherzo della storia.

Il primo marzo un manipolo multietnico di blogger organizza in tutta Europa la “24 ore senza di noi”. Su Linus.net trovate i link ai siti che partecipano a questa moderna riedizione del gioco “se non ci fosse…”

Guardatevi il sito www.munt.nu; è in olandese, ma il video in homepage intitolato Kop of Munt ha un messaggio chiarissimo: che panorama ci riserverebbe la nostra civilissima Europa se improvvisamente non ci fossero stranieri? Quanti posti di lavoro inutili ci sarebbero? E che ne sarebbe del nostro sistema di welfare, che ormai si regge per buona parte sulla presenza di migranti? Sempre olandese è la Radiotelevisione RNW, che ha lanciato un sondaggio sul razzismo Made in Europe, ripreso da molti siti. Vi farete un’idea di quanto la xenofobia sia impudicamente diffusa non soltanto nelle nostre verdi vallate. Sia ormai un fatto “culturale”, qualsiasi cosa significhi questa parola.

Se un giorno fosse il ministro Brunetta a indire il suo personale “A day without”, non mancherebbe a molti. Con un ritratto di quell’uomo perennemente incacchiato Massimo Cirri, psicologo e autore del fortunato Caterpillar su Radiodue dà il via a una nuova rubrica: Tipi psicologici. Un graditissimo rientro il suo, visto che già era gradito ospite di queste pagine negli anni Ottanta et sequitur.

Dunque, Storia, Storie e Vite. Come quelle che risorgono prepotenti da sotto il selciato nella poesia di strada di Ivan, che inaugura nella pagina a fianco “chi getta semi al vento, farà fiorire il cielo”: tenevo particolarmente a ridare uno spazio alla poesia, un tempo occupato con grazia dalla Signorina Richmond, di Nanni Balestrini.

Cosa sia la poesia di strada, Ivan lo spiega con disarmante, immaginifica semplicità: “…la poesia di strada nasce gettando parole tra le vie, pugni di semi nel vento, è sensazione precipitata in sassi d’assalto tra lo snocciolarsi scomposto di questa città. Versi come pioggia tra le genti, inzuppate fin’oltre l’orlo dell’attenzione, senza corte di dotti ne corona, perché d’ovunque e da sempre, una pagina bianca è una poesia nascosta…”

Scusate se è poco. Ivan ha portato con piglio Dada i suoi sassi d’assalto nelle strade del mondo, da Milano a l’Avana, da Roma al Chiapas, a Praga… e ora sulle nostre pagine bianche, in compagnia di un altro poeta che ci ha regalato una copertina assolutamente in linea coi tempi: Squaz.

Di lui si potrebbe dire che rinnova la tradizione dell’underground con segno superpop, ma perché incasellarlo? Le categorie gli stanno strette. Il lavoro fatto con Ivan è un ulteriore passo in avanti rispetto a quello che avevamo visto nel suo ultimo libro, Minus Habens (pubblicato da Grrzetic): lì le rime raccontavano una storia affiancando le illustrazioni, qui poesia e fumetto si compenetrano, amplificandone il contenuto sentimentale, di triste attualità. Mettetevi comodi.
S.R.

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Il luogo del delitto di Giorgio Scianna

Posted by redazione on Tuesday Feb 2, 2010 Under Rubriche, Scritti

Buon compleanno Mr Spade

Compie 80 anni il detective creato da Dashiell Hammett e immortalato al cinema da John Huston. A metà strada tra il reportage e il pellegrinaggio, cronaca di un viaggio per le strade della città forse più noir del mondo: San Francisco

ill_spade© Illustrazione di ALE+ALE

San Francisco è una città a colori, anche se c’è la nebbia, anche se fa freddo. Basti pensare che il suo simbolo, il Golden Gate, è arancione, international orange a essere precisi. Quante città hanno un simbolo color arancione? E per tenerlo così arancione c’è una squadra di 25 operai che ci spennella sopra 1000 galloni di vernice ogni settimana. Ma è ancora niente. Ci sono le lanterne rosse e i dragoni di Chinatown, la case vittoriane pastello di Alamo Square, il verde di Dolores Park…

La città noir che avevo nella mia testa, la città prediletta da Hitchcock per Birds e Vertigo, la città che è stata lo sfondo bianco e nero dietro al cappello di Humphrey Bogart oggi è dunque una città arcobaleno. Anche nell’epicentro del noir, anzi proprio lì, non riesco a pensare che a questo. Perché un epicentro del noir c’è ed è 111 Sutter Street, il palazzo dove tutto comincia.

“Pronunciata e ossuta, la mascella di Sam Spade presentava un mento a V che sporgeva da sotto l’arco più dolce delle labbra.” E’ l’inizio del Falco maltese, ed è sopra la mia testa, nell’ufficio dei detective Spade & Archer, che si apre il romanzo. Dashiell Hammett quando nel 1930 pubblica questa storia su una donna misteriosa che insegue una statuetta antica a forma di falco, assoldando Sam Spade e facendosi largo tra furti e omicidi, non può immaginare che sta consegnando all’Olimpo un detective così nuovo, così diverso dai Maigret e dagli Sherlock Holmes che lo hanno preceduto da spalancare la porta a quella che sarà la scuola dei duri. Bene, proprio lì, nel cuore nero di San Francisco, davanti all’ingresso di Sutter Street al numero 111 (identificato dagli appassionati come sede dell’ufficio di Spade) ogni giovedì mattina c’è un mercato della frutta e ci sono delle ragazze sorridenti che ti allungano delle mele rosse come quelle di Biancaneve.

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Fumetti di Michele R. Serra

Posted by redazione on Saturday Jan 23, 2010 Under Rubriche

un-gentiluomoGentiluomini di fortuna

La ricerca dell’Avventura, nella biografia di Hugo Pratt
scritta e disegnata da Paolo Cossi

Ma come si fa in Italia, a vivere di fumetto? Figurati. 0000000 La crisi economica. E quella dell’editoria. E la morte delle riviste (aspetta, siamo sicuri?). E il mercato asfittico, che se vendi cinquemila copie è già un successone… Insomma, le solite menate.
Invece, telefono a Paolo Cossi e lui mi fa: “No, io ho un unico lavoro, il fumetto. Vivo di fumetto.”

Ma come?
A dir la verità, bisogna contare che vivo in una realtà… diversa: è da un po’ di anni che ho deciso di abbandonare la città. Ho vissuto a Trieste, poi a Milano: lì ho capito che la città non faceva per me, e adesso sto in Val Cellina, che è famosa, purtroppo, soprattutto per il Vajont. Qui non ho televisione, cellulare, riscaldamento. Non sono un qualche tipo di strano neoluddista, ma sono convinto che il grande problema dei nostri tempi sia: consumare meno. Io sono convinto che sia possibile vivere bene anche solo limitandosi ai bisogni più… essenziali. Forse, perché sono soddisfatto di quello che altri considererebbero poco.

Discorsi del genere, fatti da uno di trent’anni, non si sentono tutti i giorni: la generazione degli anni Ottanta è cresciuta con altri valori, almeno secondo la lezione più diffusa. Be’, Cossi certamente non fa parte di quella maggioranza. Se nella vita dice di accontentarsi di poco, non è però uno che lavora il minimo indispensabile. Negli ultimi tre anni ha pubblicato tanto, racconti che spesso partivano da fatti storici per comporre fiction. Libri belli – ricordiamo Medz Yeghern, sull’Olocausto armeno – narrati con uno stile in continuo affinamento. L’ultima tappa evolutiva è un’imponente quadrilogia dedicata alla vita di Hugo Pratt: in libreria il primo volume.

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Fumetti di Michele R. Serra

Posted by redazione on Wednesday Jan 20, 2010 Under Rubriche

mostra-fumettiOpening giovedì 21 gennaio
Don Gallery di Milano

Hunt Emerson disegnerà (dipingerà) qualcosa lì per lì. Poi, saranno esposte le tavole originali dalla storia di The Artist (passata) e Puck! (presente), riviste di fumetto underground autoprodotte, create (dal nulla) e dirette da Ivan Manuppelli nell’ultimo decennio. E piano piano diventate una piccola oasi di delirio organizzato, un rifugio insicuro per tutti quelli che avevano voglia di fare fumetti con lo sguardo del dropout fiero. I nomi della lista sono tanti, italiani e stranieri: da Ponchione a Shelton, da Mike Diana a Squaz e Aleksandar Zograf. Tutto alla Don Gallery di Milano (via Cola Montano, 15) fino al 6 marzo, con inaugurazione e performance varie la sera del 21 gennaio.

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La borsa e la vita di Marco esposito

Posted by redazione on Wednesday Dec 16, 2009 Under Rubriche
espositoVignetta di Maurizio Minoggio

Lo scudo e l’etica

Il fisco è in grado di intercettare gli italiani con capitali all’estero ma invece di punirli si limita a chiedere il 5 per cento. E per uno strano contrappasso i proventi dei capitali illegali vengono girati proprio a chi si era opposto all’ennesima sanatoria fiscale

Non so voi ma io le tasse le pago tutte. Oddio, cerco di pagarle tutte. Per l’Irpef è facile: sono lavoratore dipendente e c’è la famosa trattenuta alla fonte in busta paga. Per l’Iva a volte salto un giro. Non mi danno lo scontrino o mi danno una ricevuta con la cifra guarda caso pari a un decimo di quella vera e non ce la faccio a protestare. Altre imposte a volte le pago e a volte no. Ma non è cattiva volontà, evado per distrazione. è il caso della tassa di proprietà sugli autoveicoli, il bollo auto. Che dovrei pagare per due automobili, uno scooter e un camper. Piccole cifre. Soprattutto il camper, che pure ha più cavalli di tutti (ma non ditelo in giro). Tuttavia le scadenze sono sempre diverse, non si può pagare in anticipo, per cui un anno dimentico, che so, lo scooter, un altro una macchina e ogni tanto mi ritrovo qualche multa con gli arretrati. Mi è capitato di dimenticare anche la tassa sui rifiuti, perché quando arriva si presenta sotto la forma di cinque bollettini postali, quattro trimestrali per chi versa a rate e uno per la soluzione una tantum. Scelgo sempre quest’ultima, per risparmiare l’andirivieni alla Posta, ma poi, visto che la scadenza è lontanissima, finisce che dimentico di pagarla, a meno che non lo faccia mia moglie che è molto più precisa di me.

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