Teatro
Spettacoli teatrali scelti dalla compagnia di www.myword.it
di Enzo Fragassi
PRO PATRIA. SENZA PRIGIONI, SENZA PROCESSI di e con Ascanio Celestini. Presentato in anteprima lo scorso ottobre al Romaeuropa festival, il nuovo spettacolo dell’autore de La pecora nera e Scemo di guerra unisce in maniera (anche) provocatoria due temi di grande attualità come il Risorgimento e la situazione carceraria, giunta ancora una volta sull’orlo del collasso. Degno erede di Dario Fo, Celestini svolge appieno il ruolo dell’intellettuale nel segno di Pier Paolo Pasolini, isolando al termine di un lungo lavoro di studio e di scavo una vicenda umana di fantasia ma al tempo stesso emblematica di un’intera condizione, nello specifico quella di un ergastolano che, nella piccola biblioteca del carcere, avendo accesso solo alle opere dei padri risorgimentali, da Mazzini a Pisacane e Cattaneo, sviluppa con loro un dialogo al di là del tempo. Così Celestini costruisce l’impalcatura di un acre monologo dai contorni netti in cui la denuncia sociale della condizione detentiva (con il preoccupante incremento dei suicidi in cella e il moltiplicarsi di casi di violenza gratuita) si intreccia al ricordo glorioso ma effimero della Repubblica romana e alle promesse mancate delle imprese che ne seguirono. Non manca l’accenno a un ardito parallelismo fra lotta risorgimentale e lotta armata che apre volutamente uno squarcio polemico nel dibattito sui 150 anni dell’Italia unita che nei mesi scorsi raramente è riuscito a infrangere la cortina di una soporifera ufficialità. Ben vengano, dunque, anche le provocazioni che Celestini, da artista qual è, ammanta di senso e di emozioni capaci di toccare il cuore, sollecitando anche la mente. Parte a gennaio una lunga tournée dello spettacolo che toccherà varie località dell’Umbria, per giungere in febbraio al Palladium di Roma. Tutte le date e le info su www.ascaniocelestini.it
MURI. PRIMA E DOPO BASAGLIA di Renato Sarti, regia di Renato Sarti. Con Giulia Lazzarini. Spettacolo nato nel 2010, a trent’anni dalla morte dell’ispiratore della Legge 180 di riforma della pratica psichiatrica e dei luoghi di cura, nasce da un’esperienza personale del regista, che nel 1972 ebbe l’opportunità di esibirsi per un anno nel piccolo teatro dell’ospedale psichiatrico di Trieste, dove Basaglia era arrivato da poco. Dal ricordo di una giovane paziente lobotomizzata e dal tentativo di guardare a quella realtà di dolore infinito con gli occhi di chi ogni giorno vi aveva a che fare, un’infermiera, posta improvvisamente di fronte alla rivoluzione impostata dallo psichiatra veneziano, nasce questo intenso monologo, affidato a un’interprete di lungo corso che non ha bisogno di introduzioni. Le vite dei “matti” e quelle dei “sani”, poste di fronte al dolore che – diceva Umberto Saba – ha una voce sola ed è eterno, si toccano e talvolta si confondono, mettendo in luce la fragilità di un confine che ancora oggi e sempre più interroga le nostre coscienze. In scena dal 17 al 22 al Teatro India di Roma. Info su www.teatrodiroma.net
KARAMAZOV di Fëdor Dostoevskij, regia di Cesar Brie. Instancabile fondatore di gruppi e fomentatore di esperienze teatrali al di là e al di qua dell’Atlantico, il regista argentino di casa a Milano – dove ha fondato la Comuna Baires – come in Bolivia – dove ha dato vita al Teatro de los Andes – si confronta, dopo Odissea, con un altro mattone fondativo della cultura occidentale, dove tutti gli aspetti dell’animo umano si riflettono nel dolore dei bambini, che diventano così pietra di paragone per una riflessione universale sull’ingiustizia degli uomini e sulla guerra. Un allestimento spoglio dal punto di vista scenografico ma ricco di quello spessore morale e politico che rappresentano la cifra più duratura e riconoscibile di Brie, qui accompagnato da un gruppo di attori italiani e dalle musiche di Paolo Brie. Presentato in anteprima al festival “Vie”, lo spettacolo è prodotto dalla fondazione Emilia Romagna Teatro, che già aveva partecipato a quella di Otra Vez Marcelo, una pièce incentrata sul dramma dei desaparecidos. Dal 21 gennaio al 12 febbraio al Teatro delle Passioni di Modena, poi in tournée (dal 10 al 22 aprile al teatro dell’Elfo Puccini di Milano). Info su www.emiliaromagnateatro.com








Come ti sistemo il Capo
Napoli Teatro Festival Italia (4-27 giugno). Molto ricco e articolato, secondo consuetudine, l’arco di proposte di questa rassegna internazionale che per il terzo anno, sotto la direzione artistica di Renato Quaglia, si presenta come una grande vetrina istituzionale, protraendosi praticamente per un mese intero: da segnalare, fra tanti titoli, il Romeo and Juliet multietnico del regista inglese Alexander Zeldin (dal 4 all’8 al Teatro Mercadante), Football Football, uno spettacolo sul mito del pallone – in concomitanza coi mondiali di calcio – del regista bosniaco Haris Pasovic, con attori-danzatori di varia provenienza (dal 4 al 10 giugno al Real Albergo dei Poveri), El avaro, una rilettura in tempo di crisi economica della commedia di Molière, con la regia di Jorge Lavelli (12, 13 al Teatro Mercadante). Spiccano poi Immanuel Kant, un testo di Thomas Bernhard mai rappresentato in Italia, allestito da Alessandro Gassman (17, 18, 19 al Teatro Mercadante), I Demoni di Dostoevskij nel monumentale allestimento di Peter Stein (19, 20 all’ex birreria di Miano), Cabaret Hamlet, una rivisitazione tra farsa e avanspettacolo del capolavoro scespiriano firmata da Matthias Langhoff (26, 27 all’ex birreria di Miano). Dal 5 al 27, Manuela Cherubini mette inoltre in scena al Teatro Sannazaro Bizarra, la “teatronovela” in venti puntate del visionario autore-regista argentino Rafael Spregelburd. Accanto alle proposte del calendario “ufficiale”, nelle stesse sere si svolge il Fringe Festival, con la partecipazione di una quarantina di giovani gruppi.
Legenda:
Il ministro Brunetta è incacchiato. Sempre. E per incacchiato intendiamo irato, incollerito, iroso, inviperito, stizzito, fremente, adirato e idrofobo. Almeno così lo raccontano le cronache. Non sappiamo se poi nella vita vera, fuori dai giornali e dalle tivù, sia anche una persona paciosa, dolce e serafica. Io credo di sì. Ma così, come augurio.
Che cosa è totalmente e inesorabilmente calato nel Novecento, e che cosa invece potrebbe spingerci o accompagnarci nel domani? Un piccolo gioco-esercizio intellettuale dal quale non è escluso che si riesca a ricavare qualche interessante indicazione.