Category: Scritti

Riceviamo da Emilio Molinari

Dall’intervento di insediamento del presidente USA Franklin Delano Roosevelt: 4 Marzo 1933 dopo la drammatica crisi del 1929.

Con questo spirito tutti noi – io e voi – affrontiamo le nostre comuni difficoltà… Non siamo stati colpiti dalla piaga delle locuste… Ciò accade inanzi tutto perché chi domina lo scambio di beni materiali ha fallito… La condotta degli speculatori senza scrupoli è ora di fronte al giudizio dell’opinione pubblica e alla ripulsa dei cuori e della ragione degli uomini. Continue reading

LA SOSTENIBILE LENTEZZA DELL’ESSERE DI BRUNO CONTIGIANI

In bici

Un gruppo di inventori perditempo e l’uso gentile delle due ruote

Se nel mese di dicembre dello scorso anno vi foste avventurati  per le colline del piacentino, non lontane da Castel San Giovanni, vi sareste potuti imbattere in una strana coppia, che a bordo di una scassatissima Ford Focus si aggirava a velocità improponibile su quei saliscendi.

Se vi foste poi attardati a seguirli, vi sareste accorti che i due procedevano a una velocità di crociera tra i 10 e i 15 chilometri orari e che il passeggero teneva nella mano destra, fuori dal finestrino, una specie di flauto che veniva variamente inclinato, nella speranza di ottenere un suono regolare.Si trattava di Bani, un componente del gruppo musicale dei Musetta, e di Francesco, un affermato designer, che assieme stavano sperimentando il “contachilometri ad aria per bicicletta”, fabbricato da Lorenzo, un insegnante di musica e costruttore di Bansuri (flauto indiano), che ti avverte quando stai andando a più di 14 km orari. Continue reading

Manuale di archeologia preventiva di Bruno Ballardini

Lunga vita agli stronzi

Un giorno la nostra era verrà ricordata come quella dell’ultima grande glaciazione.
E non solo per motivi meterologici
vignetta di Alberto Corradi

Cari posteri

forse un giorno troverete un’enorme capsula in acciaio inossidabile collegata a uno strano apparecchio che mantiene costante la temperatura interna. Dando una sbirciata al termometro sul coperchio capirete subito che si tratta di un congelatore. Ma non agitatevi, non fate nulla. Soprattutto non aprite il coperchio.

Vi chiederete a cosa serva un frigorifero come quello. Lo ammettiamo, nella nostra epoca abbiamo fatto un uso smodato dei surgelati. Eravamo capaci di congelare tutto, dal pane al pesce, dai dolci alla frutta, dalle trattative di pace fino ai rapporti umani in genere. Era un modo per temporeggiare, per dire “Questo mettiamolo da parte, casomai ci pensiamo dopo”.

Alla fine l’abitudine di rimandare la soluzione dei problemi ha preso talmente piede a livello globale che, ogni volta che se ne presentava uno, veniva subito congelato.
La nostra epoca verrà ricordata sui libri di storia per la freddezza con cui affrontavamo tutte le nostre questioni. Rimandavamo tutto, dalle multe alle riunioni di lavoro. Ovvio che a un certo punto qualcuno abbia pensato di rimandare perfino la morte, congelandola appunto.

Così, dal 1967 una ditta americana, la Alcor, ha iniziato a surgelare centinaia di americani che speravano di poter ricominciare un giorno una nuova vita. Da allora, oltre mille persone in tutto il mondo hanno firmato contratti per essere messi nel freezer in caso di malattia terminale o lesioni mortali.

I prezzi? Il listino Alcor parte dalla modica somma di 58.000 dollari per conservare solo il cervello del cliente (una spesa superflua dato che nella nostra epoca gran parte della gente ha già il cervello congelato), ma si arriva fino a 125.000 dollari per conservare il corpo intero.

Tutti coloro che hanno optato per questo trattamento hanno dichiarato entusiasti di voler tornare in vita sani e giovani. Anche quelli che si facevano surgelare sul finire dei settant’anni. Ma in fondo a loro non importa come accadrà: la Alcor ha garantito a questi privilegiati che ci penserà la medicina del futuro con nuove scoperte a riportarli in vita. Il sogno dell’eterna giovinezza, dunque, se non si è ancora realizzato perlomeno è rimandato. Altre società sono via via entrate in questo business in tutto il mondo con prezzi ancora più cari. Una moda evidentemente per ricchi.

Ma come funziona? Semplice: si infila il corpo del ricco defunto in un tubo di acciaio, il tubo poi viene chiuso ermeticamente e riempito con azoto liquido mantenendolo a una temperatura costante di -196 gradi Celsius.

L’azoto liquido arresterà il deterioramento delle cellule dell’organismo per molto tempo, praticamente per l’eternità. La cosa che però nessuno di noi ha capito è per quale motivo debbano sopravvivere per forza solo i più ricchi, che spesso sono anche i più stronzi, e questo servizio non lo passi l’assistenza sanitaria.

Forse voi, con la vostra scienza, potrete capirlo. Ma tornando alla capsula che avete trovato, per carità non apritela! E soprattutto non scongelate il suo contenuto!
C’è il serio pericolo che vi capiti un settantenne di bassa statura con i capelli trapiantati.

Se per caso avete già dato un’occhiata e l’avete estratto, rimettetelo subito dentro e chiudete ermeticamente. Si tratta di un politico che è arrivato ad avere il controllo di quasi tutti i media nell’Italia degli anni 2000.

Non vogliamo raffreddare il vostro entusiasmo per il ritrovamento ma, se mai si risvegliasse e lo lasciaste parlare, surgelerebbe il vostro cervello come ha già fatto tante volte col nostro. Come quando ha vinto di nuovo alle elezioni dopo un governo tecnico. Ma quella è un’altra storia. E gli stronzi eravamo noi.

Le divergenze convergenti di Giorgio Galli

Fino al 2013?


vignetta di Riccardo Marassi

Personalmente seguo questo filone interpretativo: la chiesa e la parte decisiva dell’imprenditoria puntano alla costituzione di un nuovo soggetto politico di centrodestra, di ispirazione cattolico-liberale.

Le elezioni amministrative di primavera, coi partiti tradizionali, non saranno molto indicative di quello che potrebbe accadere nel 2013, forse con nuovi soggetti politici.

Questa prospettiva presuppone che il governo Monti possa durare sino a fine legislatura, non per superare la crisi (mi sembra molto poco probabile), ma almeno per attenuarne gli effetti sotto il profilo sociale, con le susseguenti ricadute elettorali.

Mi sembra che un nuovo centro-destra, con ridefinizione del ruolo di Casini, sia il solo progetto in campo.

Il Pd pare non avere progetti precisi e discute se e come non regalare Monti alla destra.

Mi sembra una coazione a ripetere di quanto accadde alla “discesa in campo” di Berlusconi: l’allora segretario Occhetto ci tenne a precisare che lui non era candidato a niente, lasciando intendere o supporre che lo schieramento che allora si definiva dei “progressisti” avrebbe potuto confermare alla presidenza del consiglio Carlo Azeglio Ciampi, l’altro economista scelto per guidare la transizione dalla cosiddetta prima alla cosiddetta seconda repubblica.Fu questa scelta degli eredi del vecchio Pci a non candidarsi a niente che aprì la strada alla Forza Italia di allora.

Se diciotto anni dopo (e che anni!) gli eredi del vecchio Pci ragionano ancora in termini di un economista liberale da non regalare alla destra, mi pare difficile che il 2013 possa essere un anno positivo per la sinistra.

Ma, come il recente passato dimostra, le sorprese sono sempre possibili.

Editoriale marzo

Un Paese che oscilla tra l’etica del capro espiatorio e l’estetica dell’atto dilatorio. Eccoli i nuovi (nuovi?) pilastri della contemporaneità. Dell’agire politico, economico, sociale.

Vivere nel nostro oggi compromesso significa constatare giorno per giorno che è l’ultimo anello della catena a pagare per le nefandezze del primo. Quello più lontano dal centro, che decisioni rinviate per anni hanno costretto in un’orbita ondivaga e centrifuga, senza difese. Precaria.

E così nell’affrontare i temi del lavoro e dell’occupazione si scardinano le poche garanzie che ne regolano ingressi e uscite; se un problema di scolarizzazione esiste, si tagliano i fondi scaricando sulle famiglie il costo sociale dell’istruzione; se bisogna risparmiare, si tagliano le risorse a ricerca e cultura; se si tratta di giustizia, si accorciano i tempi della prescrizione; quando ci si accorge della mafia, ecco rispolverata la teoria dei professionisti dell’antimafia; se esiste l’inquinamento, si alzano le soglie; se il credito è problematico, si inventano i mutui subprime; se le carceri scoppiano, c’è il decreto svuota-carceri, e se scoppiano gli ospedali, si accorciano le degenze (e si aumentano le barelle volanti).
La palingenesi del rinvio.

E se la Rai non funziona? A domanda, domanda: e se qualcuno rimettesse mano alla famosa idea della legge sul conflitto d’interessi? Prima che il conflitto, ormai epidemico, diventi pandemia? Lo farà Monti? Non possiamo che augurarcelo, anche se i segnali non sono confortanti.

Il nostro futuro? Nei cacciabombardieri, sia pure in più modica quantità.
Viviamo un’epoca in cui la schizofrenia la fa da padrona.

Sul tema del lavoro, leggetevi il pezzo di Stefano Feltri a pag. 14 puntuto come sempre, e le Memorie di un uomo in pigiama, il nuovo fumetto dello spagnolo Paco Roca che sull’argomento offre la sua originalissima soluzione: “Sono uno di quelle persone che la crisi ha costretto a lavorare a casa propria…”. Pubblicato sul giornale valenciano Las Provincias per un anno e mezzo, e già conosciuto in italia grazie alla meritoria azione di un piccolo editore indipendente, Tunué, Roca ci offre un attento, sagace quanto affettuosamente impietoso spaccato di vita quotidiana: pur sempre un piano B.

Il fumetto (più della letteratura, più del cinema) è ormai il linguaggio della contemporaneità che offre sempre più spesso punti di vista sinteticamente espliciti sui temi dell’oggi, come nelle parole di Wally (a pag. 113): “Dico di buttare le future generazioni sotto un autobus, e lavorare il meno possibile finché non moriremo”. Quasi un dialogo a distanza con Altan su un recente numero dell’Espresso: formidabile sintesi tra precarietà giovanile e accesso al credito ovvero piccolo saggio di antropologia economica. Il Babbo alla bambina infiocchettata: “E perché vorresti un mutuo?” “Per comprarmi la tomba”.

Una visione strategica che nemmeno i signori Fannie Mae e Freddie Mac avrebbero mai osato immaginare.

Manuale di archeologia preventiva di Bruno Ballardini

Vignetta di alberto corradi

L’arte della nostalgia

Se le nostre immagini ci sopravvivranno, passeremo alla storia per una civiltà di deficienti. Ma cosa c’era poi da sorridere tanto?

Cari posteri,

per caso nelle vostre ricerche sulla nostra epoca avete trovato uno strano apparecchio di metallo, di forma quadrata, con un prolungamento cilindrico montato su un lato? È nostro.
No, non lo rivogliamo indietro, era solo per avvertirvi che quello che state rigirando fra le mani è il capostipite di una lunghissima serie di altri apparecchi dello stesso tipo che probabilmente non hanno superato la prova del tempo.

È sopravvissuto solo questo. Perché un paio di secoli dopo averlo inventato abbiamo cominciato a fabbricarne in plastica e silicio, mentre quello che è arrivato fino a voi è uno dei primi ed è praticamente indistruttibile. “Sì, vabbè, ma a cosa serve?”, vi chiederete.
Provate a togliere il tappo dal cilindro con le ghiere e poi guardate nella finestrella che c’è dietro, sul dorso.

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editoriale febbraio

Viviamo in un paradossale presente distopico dominato dalla penuria di energia e dall’imbecille incapacità di ricercare nuove fonti che consentano all’uomo di vivere secondo i canoni stabiliti da carte costituzionali che in occidente parlano di diritto alla felicità.

Paradossale è anche, in questo frangente, che questo presente sia stato ampiamente descritto nei secoli passati da media vecchi e nuovi. La letteratura, il cinema e i fumetti si permettono oggi come ieri di rappresentare, interpretare e popolarizzare il pensiero filosofico sul tema. Che ha a che fare con la nostra realtà minuta, inquinata, costretta per sopravvivere a modalità di consumo oscene che alimentano il problema invece di contribuire alla soluzione. Non c’è traccia di tensione al superamento. Le attività di ricerca rappresentano percentuali irrisorie (addirittura insultanti, nel nostro Paese) della ricchezza prodotta nel mondo; le attività distruttive rappresentano invece una percentuale sempre crescente.

Ci siamo accorti a nostre spese, scontando una certa inconsapevolezza, di quanto le ripetute dichiarazioni circa la preoccupazione per il futuro delle nuove generazioni e la necessità (ovvia) di realizzare l’agognata crescita economica e civile, non avessero altra finalità se non il famoso effetto annuncio inventato dai markettari anni Ottanta e ricicciato un po’ in tutti i campi, dalla finanza, alla giustizia, al linguaggio sindacale.

Ma ci stiamo accorgendo, ora, che le pezze che il Governo Monti sta mettendo al nostro culo rappresentano le fondamenta di un modello di sviluppo con cui avremo a che fare nei decenni a venire? Che le scelte di oggi ci obbligano a partecipare, a capire, a discutere, ad alzare una voce autorevole e non autoritaria, consapevole e non più istintuale? Che ne va del futuro non già dei nostri figli, ma dei nostri nipoti?

Il passato non solo recente insegna che quando qualcuno declama di volersi occupare del futuro dei giovani, c’è da preoccuparsi. Come dire: dal presente mi guardo io, dal futuro mi guardi iddio. Forse ci si dovrebbe rimettere a sfogliare Verne, Wells, Dick, Huxley… ma anche una rilettura laica dei libri di Gioele farebbe bene. E Rifkin, naturalmente.

Il ciclo cinematografico di Mad Max, molto più modestamente, se lo è andato a rimuginare Tuono Pettinato e ci propone il primo assaggio di una storia a fumetti di sorprendente attualità: Nitro. Una storia che parte dalle tamarrate gibsoniane (Mel, non William) e punta dritto verso gli anime post-apocalittici passando per un curioso ammiccamento alle Cronache del dopobomba di Bonvi; un fumetto popolato da rimbambiti del day after drogati di velocità e da nerboruti bambinoni che si godono la (definitiva) assenza dei genitori. Distopicamente attuale. Ci piace cominciare da qui: come sempre con uno sguardo laterale e pop, che indaga non l’ovvio, ma quel che di fianco si sviluppa.

Recupero Costa Concordia: soluzione esplosiva.

dal portale Indymedia https://piemonte.indymedia.org/article/14145

Mannaggia  a  sti scogli  non  segnalati  sulle  carte  nautiche.In una  relazione – alquanto esplosiva –  del  Rotary Club del  1974  la  soluzione (forse)  per  il  recupero della Costa  Concordia.
5 marzo 1974. Presso  l’Hotel  Bristol si  tiene una  memorabile riunione  del Rotary  Club  Genova, Distretto 183. I  rotariani  si  danno  convegno  per  parlare  di  shipping estremo. Tra  i  presenti  si registrano esperti  del settore e  nomi  di  prestigio  dei  mitici  anni ‘70: Giacomo  Costa (della famiglia fondatrice di Costa  Crociere), l’Ing.   Lorenzo Spinelli (per  anni Direttore  Generale  del Registro Italiano  Navale)  nonché  esperti  di  mare  come l’ingegnere  navale Gino Ansaldo (ex  consulente dell’Ente di Classifica ABS – American Bureau of Shipping nonché fondatore  dell’omonimo  Studio Tecnico  Navale ), L’avv. Siccardi (Studio Siccardi & Bregante), L’Avv. Mariano  Maresca, etc etc

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Generazione indignata di Stefano Feltri

Largo ai vecchi

I giovani? non ci riguarda.
Il governo Monti e l’apologia della dentiera

Il grande dibattito sulla manovra del governo di Mario Monti è stato un dibattito tra vecchi. Il professore della Bocconi era partito pieno di buone intenzioni:  “Ciò che restringe le opportunità per i giovani si traduce poi in minori opportunità di crescita e di mobilità sociale per l’intero Paese”. Queste le parole in Senato, il 17 novembre. Poi, tra le tante lobby che hanno condizionato il percorso parlamentare del decreto “salva Italia”, quella dei vecchi è stata la più efficace.

Chi ha meno di 30 anni per settimane ha sfogliato i giornali senza sentire la necessità di leggere alcun articolo: la tassa sulla casa non lo riguarda di certo, se va bene sta in affitto. Non ha mica potuto investire nei Bot con rendimenti a due cifre negli anni Ottanta che sono serviti a pagare molte delle case che ora vengono tassate. Per lui, il trentenne, il debito pubblico è un muro che chiude le prospettive, non certo una ghiotta occasione di investimento.

Al trentenne non lo sfiorano di certo i prelievi sulle auto o le barche di lusso.
E niente lo annoia più dei patemi dei 58enni che già speravano di andare in pensione per mettersi in proprio, aprire l’agriturismo sognato da decenni, poter finalmente lavorare in nero. Anzi, sotto sotto il trentenne gode perché, come ha detto il ministro Elsa Fornero, per tenere al lavoro la gente fino a 67 anni bisognerà intervenire sulla “curva retributiva”. E il trentenne precario, avvezzo agli eufemismi dolorosi, sa che significa: stipendi più bassi, altro che scatti di anzianità. Continue reading