Oppio dei Popoli di Bruno Ballardini

Posted by redazione on Sunday Mar 7, 2010 Under Scritti

Promesse, promesse

Torna il grande festival delle elezioni: la nostra politica rischia la bancarotta per il suo indebitamento di promesse da mantenere

ballardini-marzoVignetta di Maurizio Minoggio

Inutile minimizzare, il mondo è in crisi. Questa volta si tratta forse della più grande crisi mai occorsa da secoli perché è globale e perché è basata sul debito. Un indebitamento globale di tutti con tutti. Stavo per scrivere “il capitalismo è in crisi”, ma mi sono fermato in tempo: il debito coinvolge non solo i Paesi del capitalismo, ma anche quelli dell’ex area comunista e il terzo mondo che viene trascinato a sua volta nel baratro da entrambi. Dunque, il mondo.

E da cosa viene originato tutto questo debito?
Da un eccesso di promesse, è ovvio. Perché ogni promessa è debito. Tutto inizia quando qualcuno ha un bisogno e lo comunica. Il fatto che lo comunichi significa che non è in grado di soddisfarlo autonomamente e si rivolge agli altri per chiedere aiuto. Quindi, direttamente o indirettamente, esprime un desiderio. Ma sta tutto qui l’inghippo, perché il bisogno è un fatto reale e concreto mentre il desiderio è solo la sua espressione psicologica. Le due cose non coincidono affatto e spesso non sono nemmeno collegate. Lo dimostra il sistema della moda e quello della pubblicità, che fanno desiderare il più delle volte cose di cui non abbiamo affatto bisogno.

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daw_aung_san_suu_kyiLa leader dei diritti civili in Birmania, Aung San Suu Kyi, dovrà scontare altri 18 mesi di arresti domiciliari. La Corte Suprema del suo Paese, sottoposto da tempo alla dittatura dei generali, ha infatti rigettato il ricorso presentato dai suoi legali, i quali si erano appellati a eccezioni di carattere costituzionale.

Aung San Suu Kyi, 65 anni il prossimo 19 giugno, avrebbe dovuto riacquistare la libertà già nel maggio del 2009. La residenza in cui scontava gli ultimi giorni di arresto era però stata raggiunta a nuoto da un cittadino americano, tale John William Yethaw, che aveva eluso la vigilanza delle guardie. Trattenutosi per diverse ore all’interno della villa dove è costretto il premio Nobel per la pace 1991, Yethaw (che nel successivo processo non ha fornito chiare ragioni del suo gesto, alimentando così il sospetto di una macchinazione ai danni di Aung), fu arrestato e San Suu Kyi accusata di aver violato la prigionia a pochi giorni dal fine pena.

Di qui la nuova condanna a tre anni di lavori forzati, poi commutata dalla Giunta militare al potere in 18 mesi di arresti domiciliari; sentenza che ora la Corte Suprema ha confermato, assecondando il vero progetto del regime birmano, che in questo modo punta a tenere sotto il proprio tallone l’opposizione democratica del Paese asiatico, che ha in Aung San Suu Kyi la sua leader riconosciuta a livello internazionale.

L’intera vicenda umana e politica di Aung San Suu Kyi e del movimento che sostiene i diritti civili in Birmania è stato raccontato nel libro di Cecilia Brighi Il pavone e i generali, pubblicato da Baldini Castoldi Dalai editore. Brighi, sindacalista, da anni attiva a favore della causa birmana, contribuisce anche al sito www.birmaniademocratica.org, dove si possono trovare notizie e aggiornamenti sulla situazione del Paese asiatico.

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Linus Teatro di Renato Palazzi

Posted by redazione on Wednesday Feb 17, 2010 Under Rubriche, Scritti

beckett_o2Che cosa è totalmente e inesorabilmente calato nel Novecento, e che cosa invece potrebbe spingerci o accompagnarci nel domani? Un piccolo gioco-esercizio intellettuale dal quale non è escluso che si riesca a ricavare qualche interessante indicazione.

Forse molti non se ne sono accorti, ma sono già passati dieci anni da quando abbiamo varcato le frontiere del Duemila. Dieci anni, nella nostra vita, possono essere pochi o tantissimi, ma in questo caso hanno un significato preciso, ovvero che chiunque abbia superato le soglie della pubertà appartiene al secolo scorso. Appartenere al secolo scorso non è in sé una colpa: ma nel campo delle idee e delle abitudini culturali tante cose che ci appaiono attuali si stanno impercettibilmente allontanando. Il Novecento, poi, è stato un secolo particolare, fatto di vertiginose spinte in avanti e di improvvise inversioni di marcia, di sussulti e di cadute.

Ora, a mio avviso, esso sta diventando, più che un arco di tempo, una categoria del pensiero che ci si impone di cominciare a decifrare. Quanti concetti, quanti schemi intellettuali su cui quasi inconsapevolmente continuiamo a fare conto restano in fondo direttamente legati alle sue radici? E spesso si tratta proprio di quelle esperienze che allora risultavano più avanzate e innovative. Non è detto che oggi debbano essere considerate superate: ma dobbiamo prepararci a sottoporle a qualche attenta verifica.

Io, personalmente, mi sento troppo affezionato ai miei antichi pregiudizi per procedere a una selezione troppo approfondita: ma essendo la questione affascinante, trovo utile provare ad affrontarla con un piccolo gioco dal quale si potrebbe ricavare qualche interessante indicazione. Vi invito dunque a dedicare una minima parte del vostro tempo a stilare - arbitrariamente, soggettivamente - dei personali elenchi di ciò che a vostro parere rimane del tutto calato nel Novecento, e di ciò che invece potrebbe accompagnarci nel domani. Lo propongo come gioco perché il gioco è, appunto, innocuo, senza conseguenze: non comporta sentenze definitive, non implica di buttare via nulla, ma nella sua libertà può suggerirci dei criteri, può persino aiutarci a riconsiderare con occhio diverso qualche mito consolidato.

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Oppio dei popoli di Bruno Ballardini

Posted by redazione on Saturday Feb 13, 2010 Under Scritti

Il Carnevale è una cosa seria

Dai riti in maschera alla realtà virtuale passando per il progressismo conservatore:
le sorprese non finiscono mai

ballardini_1Vignette di Maurizio Minoggio

In questa stagione, gli indigeni del Nord del Mondo escono dalle loro capanne in cemento armato e, per strada, vengono investiti da manciate di pezzetti di carta colorati lanciati da giovani selvaggi che indossano strane maschere rituali.

I pezzetti di carta, detti “coriandoli”, sostituiscono i semi di coriandolo che venivano lanciati nei riti più antichi. Furono inventati nel 1876 da un ingegnere triestino, tale Ettore Fenderl, con un notevole passo avanti tecnologico che portò a ulteriori fondamentali invenzioni, come quella dei cerchi di carta dell’ingegnere Enrico Mangili di Crescenzago.

Al di là dello scarso senso dell’umorismo che impediva (e impedisce tuttora) agli ingegneri di analizzare la portata culturale del fenomeno, agli antropologi invece appare del tutto evidente la sua funzione: è un rito di conferma dei ruoli sociali. A Carnevale, e soltanto a Carnevale, il popolino aveva il permesso di sfogarsi liberamente al di fuori dei rapporti stabiliti, in opposizione a tutto ciò che veniva imposto normalmente come assoluto, indiscutibile, immutabile. Tanto poi tutto era destinato a tornare come prima.

Dunque, una grande festa della repressione, non certo della liberazione. Il “permesso” di rovesciare i ruoli tra popolo e istituzioni ha origini medievali, e risale all’epoca in cui un bambino veniva nominato episcopellus ed esercitava temporaneamente il potere, come vendetta rituale per la strage di infanti compiuta da Erode. Allo stesso modo, nel medioevo, la cerimonia del buffone che viene proclamato re offriva la rappresentazione di un mondo alla rovescia. Lasciar trasgredire le regole per una volta sola, durante la festa comandata, serviva a farle riconoscere per tutto il resto dell’anno.

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Primo marzo 2010. Sono straniero, dunque sciopero

Posted by redazione on Tuesday Feb 9, 2010 Under Razzista io? Noooo..., Scritti

primo-marzo-2010
Partito dalla Francia, il movimento di orgoglio immigrato è giunto fino a noi. I migranti respinti fra le onde del mare e quelli sparati per le vie di Rosarno hanno riportato l’Italia peggiore sulle pagine di tutti i giornali del mondo. Lunedì primo marzo, stranieri ed italiani manifesteranno pacificamente e insieme per far sapere che esiste anche un’altra Italia, fatta di donne e uomini per bene, che rifiutano la violenza e vogliono solo rispettare ed essere rispettati.

Gli organizzatori di questa inedita forma di opposizione civile al dilagare dell’inciviltà hanno scelto il giallo come colore, volendo con ciò rimarcarne la trasversalità degli obiettivi e la volontà di non essere legati ad alcuna bandiera di partito. Chi vuole, può già dotarsi di una spilletta, coccarda e di un semplice nastrino giallo auto costruito per manifestare anche visivamente la propria adesione all’iniziativa. Qui sotto trovate alcuni link indispensabili.

Primo marzo 2010. Il sito italiano

24h sans nous. Il sito francese

Il manifesto del movimento italiano

Il “Chi siamo” del Primo marzo 2010

Come formare un comitato Primo marzo

Il calendario delle iniziative (in aggiornamento)

Le adesioni al primo sciopero degli stranieri in Italia si susseguono numerose in questi giorni. Fra queste abbiamo colto quella di Emergency, della Libera Università delle Donne, di Cittadinanzaattiva del Lazio, dell’Arci, dell’African Forum Italy, dell’Unione Inquilini. Anche Linus ha deciso di aderire all’iniziativa. C’è da chiedersi perché? Linus in action!

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Editoriale di febbraio

Posted by redazione on Tuesday Feb 9, 2010 Under Rubriche, Scritti

Il primo colpo di pistola è diretto in cielo. Il secondo alla collina, il terzo rimane in canna ed è puntato sul gruppo di egiziani improvvisamente immobili come sfingi. Tutti gli sguardi si concentrano su Hashim. Il suo nome in arabo significa “distruttore del male”. Contro la pistola del padrone però, c’è poco da distruggere…

Walter Molino a pagina 6 parla di chi raccoglie i pomodorini pachino, della loro condizione così simile a quella dei ragazzi di Rosarno, la cui consapevolezza è pari al livore con cui – ahimé – la stampa ha generalmente plaudito all’intervento militare che ha nascosto, come la monnezza sotto il tappeto, le vite e le storie di un pugno di poveracci rimbalzati da quelle parti per un tragico scherzo della storia.

Il primo marzo un manipolo multietnico di blogger organizza in tutta Europa la “24 ore senza di noi”. Su Linus.net trovate i link ai siti che partecipano a questa moderna riedizione del gioco “se non ci fosse…”

Guardatevi il sito www.munt.nu; è in olandese, ma il video in homepage intitolato Kop of Munt ha un messaggio chiarissimo: che panorama ci riserverebbe la nostra civilissima Europa se improvvisamente non ci fossero stranieri? Quanti posti di lavoro inutili ci sarebbero? E che ne sarebbe del nostro sistema di welfare, che ormai si regge per buona parte sulla presenza di migranti? Sempre olandese è la Radiotelevisione RNW, che ha lanciato un sondaggio sul razzismo Made in Europe, ripreso da molti siti. Vi farete un’idea di quanto la xenofobia sia impudicamente diffusa non soltanto nelle nostre verdi vallate. Sia ormai un fatto “culturale”, qualsiasi cosa significhi questa parola.

Se un giorno fosse il ministro Brunetta a indire il suo personale “A day without”, non mancherebbe a molti. Con un ritratto di quell’uomo perennemente incacchiato Massimo Cirri, psicologo e autore del fortunato Caterpillar su Radiodue dà il via a una nuova rubrica: Tipi psicologici. Un graditissimo rientro il suo, visto che già era gradito ospite di queste pagine negli anni Ottanta et sequitur.

Dunque, Storia, Storie e Vite. Come quelle che risorgono prepotenti da sotto il selciato nella poesia di strada di Ivan, che inaugura nella pagina a fianco “chi getta semi al vento, farà fiorire il cielo”: tenevo particolarmente a ridare uno spazio alla poesia, un tempo occupato con grazia dalla Signorina Richmond, di Nanni Balestrini.

Cosa sia la poesia di strada, Ivan lo spiega con disarmante, immaginifica semplicità: “…la poesia di strada nasce gettando parole tra le vie, pugni di semi nel vento, è sensazione precipitata in sassi d’assalto tra lo snocciolarsi scomposto di questa città. Versi come pioggia tra le genti, inzuppate fin’oltre l’orlo dell’attenzione, senza corte di dotti ne corona, perché d’ovunque e da sempre, una pagina bianca è una poesia nascosta…”

Scusate se è poco. Ivan ha portato con piglio Dada i suoi sassi d’assalto nelle strade del mondo, da Milano a l’Avana, da Roma al Chiapas, a Praga… e ora sulle nostre pagine bianche, in compagnia di un altro poeta che ci ha regalato una copertina assolutamente in linea coi tempi: Squaz.

Di lui si potrebbe dire che rinnova la tradizione dell’underground con segno superpop, ma perché incasellarlo? Le categorie gli stanno strette. Il lavoro fatto con Ivan è un ulteriore passo in avanti rispetto a quello che avevamo visto nel suo ultimo libro, Minus Habens (pubblicato da Grrzetic): lì le rime raccontavano una storia affiancando le illustrazioni, qui poesia e fumetto si compenetrano, amplificandone il contenuto sentimentale, di triste attualità. Mettetevi comodi.
S.R.

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Il luogo del delitto di Giorgio Scianna

Posted by redazione on Tuesday Feb 2, 2010 Under Rubriche, Scritti

Buon compleanno Mr Spade

Compie 80 anni il detective creato da Dashiell Hammett e immortalato al cinema da John Huston. A metà strada tra il reportage e il pellegrinaggio, cronaca di un viaggio per le strade della città forse più noir del mondo: San Francisco

ill_spade© Illustrazione di ALE+ALE

San Francisco è una città a colori, anche se c’è la nebbia, anche se fa freddo. Basti pensare che il suo simbolo, il Golden Gate, è arancione, international orange a essere precisi. Quante città hanno un simbolo color arancione? E per tenerlo così arancione c’è una squadra di 25 operai che ci spennella sopra 1000 galloni di vernice ogni settimana. Ma è ancora niente. Ci sono le lanterne rosse e i dragoni di Chinatown, la case vittoriane pastello di Alamo Square, il verde di Dolores Park…

La città noir che avevo nella mia testa, la città prediletta da Hitchcock per Birds e Vertigo, la città che è stata lo sfondo bianco e nero dietro al cappello di Humphrey Bogart oggi è dunque una città arcobaleno. Anche nell’epicentro del noir, anzi proprio lì, non riesco a pensare che a questo. Perché un epicentro del noir c’è ed è 111 Sutter Street, il palazzo dove tutto comincia.

“Pronunciata e ossuta, la mascella di Sam Spade presentava un mento a V che sporgeva da sotto l’arco più dolce delle labbra.” E’ l’inizio del Falco maltese, ed è sopra la mia testa, nell’ufficio dei detective Spade & Archer, che si apre il romanzo. Dashiell Hammett quando nel 1930 pubblica questa storia su una donna misteriosa che insegue una statuetta antica a forma di falco, assoldando Sam Spade e facendosi largo tra furti e omicidi, non può immaginare che sta consegnando all’Olimpo un detective così nuovo, così diverso dai Maigret e dagli Sherlock Holmes che lo hanno preceduto da spalancare la porta a quella che sarà la scuola dei duri. Bene, proprio lì, nel cuore nero di San Francisco, davanti all’ingresso di Sutter Street al numero 111 (identificato dagli appassionati come sede dell’ufficio di Spade) ogni giovedì mattina c’è un mercato della frutta e ci sono delle ragazze sorridenti che ti allungano delle mele rosse come quelle di Biancaneve.

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Libri di Corrado Stajano

Posted by redazione on Monday Feb 1, 2010 Under Scritti

mafia-exportAtlante criminale

“Mafia export” il prezioso libro di Francesco Forgione
racconta la diffusione del Made in Italy mafioso nel mondo

E’ un libro prezioso questo di Francesco Forgione, Mafia export, una mappa globale del fenomeno criminal-politico che mancava nella bibliografia ormai sterminata a disposizione di chi vuol conoscere in quale mondo viviamo. Fondamentale per capire la pericolosità dei poteri criminali, la loro dimensione globale, i modi sofisticati, ma anche elementari, con cui i protagonisti operano in tutto il mondo trasferendo con la complicità interessata di finanzieri, professionisti, uomini della politica e delle istituzioni enormi quantità di denaro sporco e lo ripuliscono in “lavanderie” compiacenti. Il denaro è per lo più frutto del traffico della droga, ma anche del commercio delle armi vendute nelle aree delicate del pianeta ed è protagonista, in dimensioni difficili da valutare - le stime sono sempre improprie - degli investimenti della mafia imprenditrice, l’economia ripulita, che finanzia la costruzione di intere città, catene di negozi, soprattutto pizzerie e ristoranti, investimenti di ogni genere, lo smaltimento dei rifiuti, la sanità, la gestione del gas, l’acquisto di compagnie aeree. è capace persino di lasciare lo zampino nei progetti e nelle campagne umanitarie.

Il libro è importante perché non esiste, non solo in Italia, un organo di polizia addetto al contrasto criminale dotato di un archivio delle attività che inquinano ormai tutti i continenti, indispensabile per operare congiuntamente con la stessa rapidità della mafia. E mancano anche leggi comuni necessarie per dare ai magistrati dei diversi Paesi strumenti che sarebbero utili per un’azione coordinata ed efficace. “è una grave lacuna che, però” scrive Francesco Forgione nelle conclusioni del suo saggio-inchiesta “non pare impensierire le istituzioni e i governi, mentre sul fronte della pubblica opinione si moltiplicano gli interventi pubblici, i convegni, le interviste di magistrati, uomini politici, esponenti del governo, sull’internazionalizzazione delle attività criminali e le mafie nell’era della globalizzazione, e sono sempre più numerosi gli studi e i saggi sull’economia canaglia che si nutre del riciclaggio dei capitali illeciti”. Politico e giornalista, deputato al Parlamento siciliano e al Parlamento nazionale, Forgione conosce nel profondo il fenomeno mafioso. E’ stato presidente della Commissione parlamentare antimafia della XV Legislatura (quella dell’ultimo governo Prodi), firmando, tra l’altro, lo scorso anno, la Relazione annuale sul tema della ‘ndrangheta calabrese, ed è autore di libri che hanno lasciato il segno, Amici come prima. Storie di mafia e politica nella Seconda Repubblica, e Oltre la Cupola - Massoneria, mafia e politica (con Paolo Mondani).
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Laboratorio Esordienti a cura di Matteo b. Bianchi

Posted by redazione on Saturday Jan 30, 2010 Under Scritti

Dal momento che questo è un “laboratorio” ogni tanto vale la pena di sperimentare. Questa volta dunque ho scelto di non pubblicare un racconto ma un estratto da un romanzo ancora in gestazione. Gli esordienti Francesco Cozzolino e Marco Grasso mi hanno inviato l’inizio del libro che stanno scrivendo a quattro mani e trovo che si tratti di un attacco convincente, di quelli che fanno venire voglia di proseguire con la lettura. Chissà che questo assaggio non incuriosisca anche qualche editore al punto di voler valutare tutto il resto. (L’ho detto che era un esperimento, no?)

laboratorio-gennaio illustrazione di Marco Cazzato

Scatafascio

di Francesco Cozzolino / Marco Grasso

Crac.
Vai a sapere perché ad un certo punto, in un muro qualsiasi di una qualsiasi casa, si forma una crepa. Infiltrazioni, assestamenti del terreno, microfrane sotterranee, il tutto mi ha dato da pensare per un buon quarto d’ora. Dopodiché ho smesso di chiedermi il perché e ho cominciato a ragionare sullo stato delle cose.
Esistono due tipi di persone: quelli che le crepe le stuccano e quelli che le lasciano aperte.
Chiudere le crepe è avere un hobby per passare la giornata, abbinare la cintura alle scarpe, comprare l’antiruggine. è pregare gli oggetti, invidiare la ricchezza, scambiare la paura per una malattia. In una parola sola, continuare ad assolversi.

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La borsa e la vita di Marco Esposito

Posted by redazione on Saturday Jan 16, 2010 Under Scritti

Le previsioni facili facili

Si apre un decennio all’insegna del debito record nei conti pubblici italiani. Ma il vero disastro è in calendario per il 2013, come scrisse a un lustro dal finire dello scorso millennio un tale Lamberto

espositoVignetta di Maurizio Minoggio

Provare a leggere il futuro è quasi un obbligo a inizio anno. Figurarsi a inizio decennio. E allora ho preso la sfera di cristallo e ho intravisto un disastro previdenziale nel 2013. Un paradosso demografico nel 2020. E un baratro nei conti pubblici italiani già nel 2010. Ho visto anche come andranno le elezioni regionali. E so persino quando cadrà l’attuale presidente del Consiglio, ma quest’ultimo vaticinio lo tengo per me.

Le altre cose le anticipo in esclusiva per i lettori di questa rubrica di Linus, che compie un anno. Partiamo dall’evento più vicino sul calendario: le elezioni regionali. Ebbene, la sfera di cristallo non mostra dubbi e si dice certa su un fatto: il numero di regioni che il centrodestra strapperà al centrosinistra sarà superiore al numero di regioni che il centrosinistra strapperà al centrodestra. La sfera non dice - e perciò sono andato a controllare - quale sia il dato di partenza. In effetti si vota in tredici regioni su venti e si parte da un parziale di undici a due per il centrosinistra. Ragion per cui quest’ultima compagine ha la possibilità di ribaltare il risultato uscente in sole due occasioni su tredici mentre rischia di perdere in undici casi su tredici. Troppo facile quindi prevedere che le sconfitte saranno più delle rimonte. Per cui passo a interrogare meglio la sfera sulla seconda previsione che riguarda il 2010, quella sui conti pubblici.

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