Il recente refolo di vento nuovo sembra indicare approdi possibili alla nostra personale isola di utopia, ma dobbiamo starcene quanto mai vigili e pronti all’azione: innanzitutto elaborare insieme un pensiero che superi il “tutto e subito” e indirizzi lo sguardo verso un orizzonte più lontano.
Forse anche a questo ha pensato la nuova giunta napoletana piazzando sulle spalle del nostro Marco Esposito, neo assessore allo Sviluppo Economico, una vagonata di deleghe.
Faccio auguri di cuore e di testa a un collaboratore e a un amico: e che trovi un po’ di tempo anche per il nostro giornalino.
Intanto, linus di questo mese propone una buona dose di meditazioni sull’oggi con l’ambizione di durare oltre l’éspace di un quotidiano. E dunque, andiamo con ordine. Sparso.
Pietro Greco, giornalista specializzato in comunicazione scientifica (tra le altre cose www.scienzainrete.it), lancia la nuova rubrica dedicata ai “Nipoti di Galileo”, una serie di ritratti di scienziati italiani di alto livello: iniziamo da Alessio Figalli, matematico ventisettenne già all’apice della sua carriera. Naturalmente – ehm – presso la University of Texas, USA. Proprio mentre le personalità più in vista della politica di casa nostra si sforzano di elaborare un pensiero critico capace di sostenere i temi che più li appassionano, come il “trasferimento dei Ministeri” o le varie riforme che prendono il nome delle menti più raffinate dell’eccellenza politica, Gelmini, Brunetta, Alfano. Questi signori sì, che sono apprezzati anche all’estero: almeno da chi ha capito che, finché resistono al loro posto, potrà continuare a far pesca sportiva nel vivaio dei nostri ricercatori senza ricerche.
A Massimo Cirri il compito di esplorare la psiche di un altro “point of interest” tra i più osservati dai mezzi d’informazione di mezzo mondo: Umberto Bossi, qui colto nell’attimo in cui i minimi esponenti della Lega stanno quasi per intuire la soluzione dell’annoso problema “Come ti sistemo il capo?”
E se volete coltivare il vostro pensiero politicamente scorretto sulla Politica, leggete la quarta ragione per cui vale la pena vivere di Flavia Perina: “Andare in moto senza casco”.
Parliamo infine del mica-sempre-meraviglioso mondo audiovisivo. Con Gianmarco Bachi, che porta a termine un’operazione mai tentata prima: dipanare senza tutela legale il groviglio dei nuovi palinsensti Rai. E con l’incursione crossmediale di Giorgio Scianna sull’atterraggio di L.A Noire al Tribeca Film Festival: che ci fa un videogioco in un festival di cinema? È tutto hard boiled, bellezza. Roba da James Ellroy, che siamo certi potrebbe trovare molto materiale anche fra le pieghe della vicenda P2 P3 P4, sulla quale qui sotto trovate una riflessione bogartiana nientemeno che dell’Editore: tra hard e bolliti, la stampa che fa?

È la stampa, bellezza
Ma davvero pensate che tutto quello che stiamo leggendo in questi giorni sulla P4, parente stretta della P3, erede della P2, cioè sulla P2, sarebbe possibile in un Paese realmente libero e democratico dove il Quarto potere, cioè l’informazione, facesse o fosse messo in condizione di fare il proprio mestiere cioè di controllare il potere? Quello a cui assistiamo è il solito rituale di intercettazioni puntuali di personaggi di governo ma anche di opposizione, comunque potenti, vedi Angelo Rovati, che si scambiano pareri, informazioni, notizie altamente sensibili da un punto di vista politico ed economico passando attraverso il finto mediatore di tutta questa trama che in realtà è riconducibile direttamente all’onorevole Gianni Letta e cioè al presidente del Consiglio. Com’è possibile che un personaggio come Luigi Bisignani, già inquisito per la P2 e totalmente screditato agli occhi dell’opinione pubblica rappresentata dai nostri giornali, possa essere in grado di manovrare la Rai, le più importanti aziende di interesse nazionale, le banche e di conseguenza l’informazione? Tutto ciò è possibile solo perché chi doveva scrivere e rappresentare questa situazione a tutti conosciuta non l’ha fatto. Ci spieghino ad esempio i giornalisti dei grandi organi di informazione, in particolare gli addetti ai “servizi”, come facessero a non sapere di questi personaggi da burletta, da Pio Pompa a Pollari, a Bisignani, Guarguaglini, ecc. ecc. …
In un Paese normale, ad esempio di cultura anglosassone, da tempo i grandi giornali avrebbero preso di mira quello che tutti mormoravano, che tutti sapevano e che, sino a che le evidenze della magistratura, cioè le intercettazioni, non lo hanno reso inequivocabile, si sono ben guardati dal raccontare. E allora perché in Italia succede sempre così? Perché il Watergate in Italia sarebbe stato impossibile? Perché la stampa non riferisce e non controlla il potere soprattutto quando questo è deviato, ma vede sempre e solo a seconda delle angolature una parte del problema. E quindi, bene con Ruby rubacuori che tanto non porta da nessuna parte, ma guai a toccare gli affari che da Palazzo Chigi in giù, dall’energia alle armi, all’informazione stessa, sono sotto gli occhi di tutti ma curiosamente non hanno dignità di notizia. Questa, se permettete, si chiama complicità, cogestione del potere, assunzione di poteri che non sono congrui con il ruolo della stampa e dell’informazione in generale. Perché dietro ognuno di questi personaggi che adesso stanno sulle prime pagine dei giornali ci sono frequentazioni con giornalisti, direttori di giornale, direttori di testate televisive, opinionisti ben lieti di contare anche loro nel mondo degli affari. Alessandro Dalai