Quarant’anni fa, il 7 maggio 1972 moriva nelle carceri di Pisa Franco Serantini, anarchico.
Moriva di botte, Franco Serantini. A vent’anni come tanti, troppi altri dopo, ciascuno con la sua storia, le sue differenze, le sue utopie. Scontratesi un giorno sbagliato contro l’ottusa violenza di cosiddetti apparati dello Stato.
La sua breve parabola è stata raccontata da Corrado Stajano in un libro mai troppo letto, mai troppo meditato e amato: Il Sovversivo, Vita e Morte dell’Anarchico Serantini pubblicato da Giulio Einaudi nel 1975. La sua storia dovrebbe non solo essere ricordata, come fanno ormai quasi soltanto gli amici e i compagni anarchici della Biblioteca Franco Serantini di Pisa (www.bfs.it), ma anche studiata e capita dalle nuove generazioni, perché trasmette l’imperativo morale di non essere indifferenti, di prendere posizione, di partecipare. Almeno questo è l’effetto che ha fatto a me quando, a 17 anni, l’ho letto per la prima volta.
“Mi immagino – raccontava Corrado Stajano sull’Unità nel 2011 – Serantini solo in mezzo alla strada. Questo dicono tutte le testimonianze. Solo e inerme in Lungarno Gambacorti. Sarebbe potuto fuggire come gli altri quando la polizia aveva sfondato la barricata. Ma non si mosse, invece. Invece lo assalì un nugolo di agenti, che lo massacrarono di botte, con ferocia, con crudeltà. Un ragazzo che non aveva alzato neppure una mano…”.
Aveva perso gli occhiali, Franco, e senza occhiali non vedeva niente.
Questa storia mi colpisce come quei pugni ora come allora, si ripresenta davanti agli occhi con regolare cadenza drammatica: il pensiero della furia cieca, violenta che non si accontenta e continua, continua, continua fino all’estrema conseguenza. Un branco di uomini robusti, allenati a menare, da noi pagati per questo e prodotti in qualche modo della nostra stessa cultura. Uno Stato che nasconde, depista, si sottrae, mente per difendere il branco degli idioti sanguinari.
Impressionante – al di là delle inevitabili polemiche interpretative – Diaz. Non pulire questo sangue, il film di Daniele Vicari che racconta la macelleria della notte successiva all’assassinio di Carlo Giuliani.
Un paradossale filo lega la storia di Serantini alle storie dei ragazzi della Diaz: i poliziotti che fecero irruzione nella Scuola di Genova nel 2001, appartenevano allo stesso reparto romano che pestò a morte Franco Serantini sul lungarno di Pisa nel 1972.
P.S. La Biblioteca Franco Serantini è un importante centro di documentazione che conserva un patrimonio unico di libri, giornali, documenti, manifesti consultati ogni anno da centinaia di giovani studenti, ricercatori, docenti, cittadini comuni. Si può dare il proprio contributo alla conservazione della memoria versando il 5 per mille all’Associazione Amici della Biblioteca Franco Serantini ONLUS apponendo sui modelli di dichiarazione dei redditi la propria firma e il codice fiscale dell’Associazione 93057680501 nell’apposita casella.
P.P.S. L’anno scorso la Scuola Normale Superiore di Pisa ha dedicato a Franco Serantini un convegno e un’esecuzione dell’opera lirica N.N. di Francesco Filidei, ispirata alla sua vicenda.