Category: Uncategorized

Chi non muore si risente di Dario Buzzolan

Pronto, parlo con Ermes?

Pronto, chiamo dalla realtà, dal ventunesimo secolo. Parlo con Ermes?
“Un attimo in linea, prego.”
Sì.
(Musica. Vocina monotona che chiede di non riagganciare per non perdere la priorità acquisita. Poi invita a digitare la cifra corrispondente alla funzione desiderata del dio: 1 se si vuole parlare con Ermes in quanto messaggero degli dei, 2 per il dio del commercio, 3 per il portatore di sogni, 4 per il dio della poesia, 5 per il dio delle invenzioni, 6 per il dio dell’inganno e dei ladri, 7 per il custode delle interpretazioni… Così per alcuni minuti.)
“Buonasera, desidera?”
Ehm. Sono quello di prima. Dal ventunesimo secolo, dalla realtà.Volevo…
“Sì. Qual è il motivo della sua chiamata?”
Accidenti, lei è ricercatissimo.
“Be’, sì, devo dire di sì, da tutte le epoche. Dalla sua in particolare.”
Davvero? Come mai?
“Sa com’è, tutte queste mode, ermetismo, tradizione iniziatica…”
Su cosa la consultano?
“Su questioni occulte.”
Tipo?
Continue reading

Editoriale maggio

Quarant’anni fa, il 7 maggio 1972 moriva nelle carceri di Pisa Franco Serantini, anarchico.

Moriva di botte, Franco Serantini. A vent’anni come tanti, troppi altri dopo, ciascuno con la sua storia, le sue differenze, le sue utopie. Scontratesi un giorno sbagliato contro l’ottusa violenza di cosiddetti apparati dello Stato.

La sua breve parabola è stata raccontata da Corrado Stajano in un libro mai troppo letto, mai troppo meditato e amato: Il Sovversivo, Vita e Morte dell’Anarchico Serantini pubblicato da Giulio Einaudi nel 1975. La sua storia dovrebbe non solo essere ricordata, come fanno ormai quasi soltanto gli amici e i compagni anarchici della Biblioteca Franco Serantini di Pisa (www.bfs.it), ma anche studiata e capita dalle nuove generazioni, perché trasmette l’imperativo morale di non essere indifferenti, di prendere posizione, di partecipare. Almeno questo è l’effetto che ha fatto a me quando, a 17 anni, l’ho letto per la prima volta.

“Mi immagino – raccontava Corrado Stajano sull’Unità nel 2011 – Serantini solo in mezzo alla strada. Questo dicono tutte le testimonianze. Solo e inerme in Lungarno Gambacorti. Sarebbe potuto fuggire come gli altri quando la polizia aveva sfondato la barricata. Ma non si mosse, invece. Invece lo assalì un nugolo di agenti, che lo massacrarono di botte, con ferocia, con crudeltà. Un ragazzo che non aveva alzato neppure una mano…”.

Aveva perso gli occhiali, Franco, e senza occhiali non vedeva niente.

Questa storia mi colpisce come quei pugni ora come allora, si ripresenta davanti agli occhi con regolare cadenza drammatica: il pensiero della furia cieca, violenta che non si accontenta e continua, continua, continua fino all’estrema conseguenza. Un branco di uomini robusti, allenati a menare, da noi pagati per questo e prodotti in qualche modo della nostra stessa cultura. Uno Stato che nasconde, depista, si sottrae, mente per difendere il branco degli idioti sanguinari.

Impressionante – al di là delle inevitabili polemiche interpretative – Diaz. Non pulire questo sangue, il film di Daniele Vicari che racconta la macelleria della notte successiva all’assassinio di Carlo Giuliani.

Un paradossale filo lega la storia di Serantini alle storie dei ragazzi della Diaz: i poliziotti che fecero irruzione nella Scuola di Genova nel 2001, appartenevano allo stesso reparto romano che pestò a morte Franco Serantini sul lungarno di Pisa nel 1972.

P.S. La Biblioteca Franco Serantini è un importante centro di documentazione che conserva un patrimonio unico di libri, giornali, documenti, manifesti consultati ogni anno da centinaia di giovani studenti, ricercatori, docenti, cittadini comuni. Si può dare il proprio contributo alla conservazione della memoria versando il 5 per mille all’Associazione Amici della Biblioteca Franco Serantini ONLUS apponendo sui modelli di dichiarazione dei redditi la propria firma e il codice fiscale dell’Associazione 93057680501 nell’apposita casella.

P.P.S. L’anno scorso la Scuola Normale Superiore di Pisa ha dedicato a Franco Serantini un convegno e un’esecuzione dell’opera lirica N.N. di Francesco Filidei, ispirata alla sua vicenda.

 

Fumetti di Michele R. Serra

Guy Delisle
Cronache di Gerusalemme

Rizzoli Lizard, Milano
pagg. 336, euro 20,00

Fauve d’or all’ultimo festival di Angoulême, è il quarto corposo reportage di Guy Delisle, dopo Pyongyang, Shenzen e Cronache birmane. Reportage? Più che altro un diario. Come nell’ultimo ambientato a Rangoon, l’autore canadese racconta un anno passato insieme alla sua famiglia – moglie e due figli – in un Paese straniero. Lei lavora (per Medici senza frontiere), lui fa il casalingo: porta i bimbi a scuola, cucina, rassetta. Intanto Guy raccoglie fotografie e schizzi, cerca di vivere come gli autoctoni.

L’unicità del metodo Delisle rispetto a quello dei colleghi grafic-giornalisti è che la pubblicazione non è obbiettivo, ma conseguenza del viaggio: prima si vive, si osserva, si prende nota; solo in seguito si vedrà se c’è sufficiente materiale per comporre qualcosa di simile a un libro. Di solito c’è. In questo caso il materiale viene ricomposto in una sequenza di episodi indipendenti, ognuno poche pagine, ordinati dal punto di vista cronologico. Delisle non offre al lettore alcuna tesi, non indaga, non si espone. Semplicemente racconta, con stile grafico understated, la vita quotidiana: facile, per il lettore occidentale medio, identificarsi con un narratore che rimane turista, osservando la Terra santa con distacco, a volte perfino con malcelato cinismo. Così l’universo della Palestina si riflette in piccoli frammenti di normalità, che illuminano più di un reportage dalla prima linea.

 

 

Casa editrice cerca titolo

Noi di Dalai editore lavoriamo (quasi) sempre d’amore e d’accordo, ma a volte non ci riusciamo. Il motivo del contendere è il titolo da dare a un libro che uscirà a fine maggio. Si tratta di una raccolta, tutt’altro che seria, di tutte quelle frasi che bisogna essere pronti a dire nei salotti (buoni e meno buoni) per fare bella figura e far capire agli altri che la si sa lunga.

Insomma, tutte quelle frasi che “fanno figo”  anche se chi le pronuncia non sa assolutamente di cosa sta parlando.  Siccome non riusciamo proprio a trovare la quadra sul titolo, abbiamo pensato di chiedere aiuto ai lettori di linus, che di humour applicato alla parola se ne intendono. O no? Bando alle ciance, ecco le opzioni  in lizza. 

Quale titolo vi piace di più?

  • Dopo tre giorni il cibo indiano ha tutto lo stesso sapore (5%, 13 Votes)
  • Nei film francesi non succede mai niente (27%, 70 Votes)
  • Quelli della filiera corta quanto se la tirano? (11%, 28 Votes)
  • L’India è un luogo dell’anima (7%, 19 Votes)
  • Il vino del contadino sarà naturale ma fa schifo (13%, 34 Votes)
  • La cucina giapponese è un’esperienza estetica (14%, 37 Votes)
  • C’è uno che di mestiere massaggia il manzo di Kobe (23%, 60 Votes)

Total Voters: 261

Loading ... Loading ...