Cul de Sac di Richard Thompson
Posted by redazione on Friday Aug 6, 2010 Under Uncategorized


Di (e con) Paola Bordi, Elisa Capo, Ottavia Leoni. Dvd (2010). www.scheggedicotone.com
“Mi aiutate a organizzare un funerale?” dice la nonna. “E di chi?” le rispondono. “Il mio” fa lei. Solo che vuole un funerale civile: senza chiese, sacerdoti, interramenti. Un rito laico d’addio con cremazione finale da svolgersi in un luogo alternativo alla Casa del Signore. Ne ha diritto. È un diritto. Ma in un Paese in cui la gente ancora crede sia obbligatorio perfino sposarsi col rito religioso, è dura anche solo trovare qualcuno che sappia il cosa e non il come. Tra riflessioni “fictionizzate” (talora il tallone d’Achille dell’operazione), testimonianze alte e basse (da Ascanio Celestini a un pazzesco “prete ateo”, passando per uomini della strada con convinzioni a un tempo comiche e agghiaccianti), si parte da un tema già inedito e forte per arrivare con naturalezza alle spine del testamento biologico. È importante, che esista un film così, Martina. Le autrici di questo piccolo documentario indipendente lo sanno, e stanno testardamente (e con successo) ritagliandosi spazi di visione pubblici. Meritano visibilità. Ma poiché connettendosi al sito indicato sopra il dvd è anche acquistabile a un prezzo non speculativo, secondo me anche tu stai già digitando la Url.
(Usa/Uk, 2010). Di Ridley Scott
Martina, scusa se te lo dico, ma era meglio se mi portavi a vedere Piacere sono un po’ incinta. Un po’ che ’ste cineprese che girano a 1:1.000.000.000 di tempo d’otturazione le ho già viste in coso, come si chiamava, Commodo. Un po’ è che ’sti due sono al terzo film assieme e a Russell Crowe se gli scappa un sorriso si vede che è per contratto o che ha giù la dolce Euchessina. Un po’ è che uno che ha fatto Soldato Jane anche se evita di trasformare il ladro-che-rubava- ai-ricchi-eccetera in un rivoluzionario ante litteram in lotta con il Potere non è che mi dispiace. Quale potere, poi, che c’è Obama adesso? Forse l’asse conservatore-LibDem che sta cercando inciuci a casa sua? Cameron (no, non quello di Avatar, Martina) e Clegg? Ma era bello guardare i tuoi occhi ammirati alla fine, durante lo sbarco dalla Normandia, che anche tu hai capito che si stava rifacendo/rovesciando il soldato Ryan di Spielberg mentre io mi chiedevo invece il PERCHÉ e dove cazzo era Sir Biss in quel bordello di sangue e di frecce. Settimana ventura esce Sex and the City 2, Martina. Telefona al Warner Village e prenota, che poi magari arriviamo e c’è coda.
(Da Linus giugno 2010. © Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata)


(Da Linus giugno 2010. © Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata)
Il 2009 segna la rinascita creativa – soprattutto a Stelle e Strisce – delle etichette medio-piccole. Mentre i colossi dell’industria discografica, in affanno, zoppicano snervati. Ecco un’accurata selezione dei dischi dell’anno appena trascorso. Rigorosamente indies. O quasi
BILL CALLAHAN SOMETIMES I WISH WE WERE AN EAGLE
[Drag City]
Il disco più bello e maturo della carriera di Mr. Smog è anche una dichiarazione d’intenti che scorgiamo in Jim Cain, brano d’apertura di placida immensità. “Una volta ero cupo, dopo mi ha preso l’allegria, ma poi mi sono incupito di nuovo”. Le oscillazioni portano bene. Dal dolente pessimismo degli Smog fino all’agognato romanticismo delle ultime due pubblicazioni, Callahan raggiunge l’apice con questi nove brani dagli arrangiamenti (a tratti orchestrali) mai così solidi, sicuri e vari allo stesso tempo. E affronta nei testi il tema del dolore con l’equilibrio di chi è degno di diventare un classico. In Eid Ma Clack Shaw, sul richiamo dell’ossessiva linea di basso di Psycho Killer dei Talking Heads, vagheggia la “canzone perfetta” composta nel dormiveglia di versi sognati e nonsense, cerca di trovare un compromesso fra ragione e istinto. Perché “L’amore è il re delle bestie/quando ha fame, uccide per nutrirsi”.
GRIZZLY BEAR VECKATIMEST [Warp]
Dopo l’acclamato Yellow House del 2006, aver suonato con la Los Angeles Philharmonic Orchestra e aperto il tour nordamericano dei Radiohead, la band di Brooklyn guidata da Edward Droste pubblica il terzo fatidico disco, forse il lavoro più accessibile e riuscito. Che nel linguaggio dei Grizzly non significa certo “commerciale”. Piuttosto si tratta di un disco pop nell’accezione più nobile del termine. Veckatimest (il nome di un’isola disabitata al largo del Massachusetts) è un lavoro che assomiglia a un’onda, a un misterioso oggetto percosso che rimanda una gamma di rimandi colti fra folk, atmosfere jazzy e pop barocco. Un disco alto, “impressionista”, già considerato da alcuni del gotha come uno dei culti alternativi della decade “Noughties”.
PHOENIX WOLFGANG AMADEUS PHOENIX [XL]
La ben poco prolifica band di Versailles sforna il quarto disco dopo quasi vent’anni di carriera. Un tentativo di uscire allo scoperto verso il grande pubblico che si rivela centrato in pieno. Trampolino di lancio, singoli che piacciono alle radio come Lisztmania (titolo ispirato al musical del 1975 con Roger Daltrey) e 1901. Ma è tutto il lavoro che funziona, fra nostalgie anni 80 ed electrorock. Armati di battiti e riff, la ex garage band di Thomas Mars s’inventa il rock sintetico del momento. Dagli esordi parigini di acqua sotto i ponti ne è passata e la scena francese, dopo Air e Daft Punk, aggiunge il terzo podio delle band un po’ “fighette” che piacciono anche ai rockettari. (vd. DJ Lebowski)

Il best seller che vi terrà svegli fino all’alba.
Stai cercando un lavoro prestigioso, ma non lo trovi?
Stai cercando un lavoro ben pagato, ma non lo trovi?
Dì la verità: stai cercando un lavoro qualsiasi, ma non trovi manco quello?
Compra I sette nani lavoravano, ma Biancaneve l’ha data al Principe
e impara la tecnica, crapone.
Da quel che si legge parrebbero ormai due i poteri forti del nostro odierno martoriato che scivola lentamente e inesorabilmente verso i dì di festa. Mafie e Leghe dominano la scena da sud a nord in una triste tragedia che in qualche caso si muta in farsa. Andatevi a leggere a pagina 20 il pezzo di Rosaria Capacchione, giornalista del Mattino e saggista (suo L’oro della camorra, Rizzoli 2008), che vive da anni sotto scorta perché minacciata dai casalesi: parla con appassionata lucidità del racket dei presepi e delle decorazioni natalizie, dove si racconta di come le cosche si siano impadrinite del Natale e di tutte le feste comandate. Leggere per credere.
E’ anche il caso del White Christmas di Coccaglio, provincia di Brescia, operazione di marketing territoriale mai tentata prima: trasformare il grande business cattolico dell’accoglienza e del volersi bene, della carità e dell’indulgenza, nel business verde dell’odio razziale. Che pare paghi, ahimé, in termini di voti. Il povero Bing Crosby non immaginava certo un rilancio sotto simili auspici. La storia la sapete: un poco dotato assessore comunale intende mandare le forze dell’ordine locali a rastrellare casa per casa i négher senza permesso di soggiorno. C’è qualcosa di blasfemo in questa cattolicissima padania. Chissà se nel delirio da candeggina, gli amministratori poco dotati di cui sopra hanno pensato alle radici cristiane, alla Palestina Terra Natale e a quel Gesù scuretto e bassino, figlio di un paio di emigranti di ritorno e senza scudo fiscale.
E la Chiesa che fa? Sta a guardare, ahinoi, a parte qualche cenno del buon parroco di Coccaglio, Pax Crhisti e i Valdesi. Se la camorra ha infangato il Santo Natale da par suo, dunque la Lega non sta a guardare: Natale camorrista o Natale razzista?
Noi siamo con Sandro Portelli, che con ironica lucidità sul Manifesto scrive, riferendosi alla trovata del White Christmas: “…la trovo un’idea entusiasmante. In primo luogo, perché spazza via tutte le menzogne mielate di quando ci raccontavano che a Natale siamo tutti più buoni: prendere spunto dal Natale per diventare più cattivi, e farlo in nome delle nostre radici cristiane, mi pare un’operazione liberatoria di verità assolutamente ammirevole.”
E con Ascanio Celestini: “Ma ve l’immaginate il ku klux klan se non ci fossero stati i negri in America?”
S.R.
© 2009 Richard Thompson – Distr. by Universal Press Syndicate – ILPA Milano
Se amate disegnare e siete appassionati dei gialli di Loriano Macchiavelli e del suo sergente Antonio Sarti, allora questo bando è per voi. Ma è per voi anche se sapete disegnare ma non conoscete i romanzi di Macchiavelli. Invece, se conoscete le opere di Macchiavelli ma non sapete disegnare, oppure non conoscete i libri di Macchiavelli e non sapete disegnare, allora non leggete che tanto fa lo stesso…