Si è conclusa positivamente, dopo un’ultima drammatica fase durata otto giorni, la lotta dei 50 operai della Innse Presse (uno di loro era morto d’infarto poco dopo l’inizio della mobilitazione) cominciata nel maggio del 2008. Nella notte fra martedì 11 e mercoledì 12 agosto è stato raggiunto l’accordo fra una cordata di imprenditori, guidata dalla Camozzi di Brescia, e il proprietario della fabbrica di via Rubattino, Silvano Genta. Fondamentale nella trattativa, svoltasi con la mediazione del prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, è risultata l’immobiliare Aedes, proprietaria delle aree su cui sorge la fabbrica. Fabio, Massimo, Vincenzo e Luigi, i quattro operai che da otto giorni resistevano per protesta su un carro-ponte all’interno della Innse, a diversi metri da terra, hanno finalmente potuto abbandonare la stretta piattaforma, accolti festosamente dai familiari e dai compagni che li attendevano all’esterno, presso il presidio permanente allestito in via Rubattino. Le mogli dei quattro operai avevano avuto il permesso di recarsi dai mariti nel pomeriggio, per sincerarsi delle loro condizioni. Con i quattro lavoratori, ha finalmente potuto riabbracciare amici e parenti anche Roberto Giudici, il funzionario della Fiom che ha condiviso l’estrema forma di lotta, fungendo spesso da tramite con la stampa, comunicando col solo ausilio del telefono cellulare.
L’accordo sindacale, che ha visto protagonisti i vertici della Fiom, con la segretaria cittadina Maria Sciancati – assieme ai dirigenti nazionali Rinaldini e Cremaschi – a condurre le trattative in costante contatto con i cinque “gruisti”, prevede il blocco della procedura di smontaggio dei macchinari e la ripresa a settembre, sotto la mutata direzione, dell’attività della fabbrica, previa riassunzione dei 49 dipendenti. Previsti anche ammortizzatori sociali per il periodo di vacanza.
I punti salienti della trattativa industriale, protrattasi per tutto lunedì e martedì, fino all’ultimatum imposto dalla Camozzi per la mezzanotte dell’11 agosto, prevedono la cessione per 4 milioni di euro della Insse Presse al consorzio bresciano (attivo nei settori dell’energia, pneumatici, macchine utensili e tessili, che aveva già acquisito nel 1997 la Innse-Berardi, vedi sotto) . Fanno parte dell’accordo anche i terreni su cui sorge la fabbrica, di proprietà dell’immobiliare Aedes, che cederà ai nuovi proprietari anche una porzione di spazio adiacente, da adibire a movimento merci. Silvano Genta, l’imprenditore torinese che aveva acquisito la Innse Presse nel 2006 in liquidazione per soli 700mila euro con il patto – poi disatteso – di rilanciarla, esce dunque di scena, dopo aver lungamente “tirato” sul prezzo. Genta ha comunque ottenuto che gli venissero abbonati i tre milioni di debiti vantati nei suoi riguardi dall’Aedes.
La fase finale della lotta della Innse è stata seguita da vicino da molti mezzi di informazione, malgrado l’assordante silenzio delle istituzioni. Comune, Provincia e Regione Lombardia si sono astenuti dal prendere posizione politicamente dopo lo sgombero forzato operato dalla polizia domenica 2 agosto su ordine della magistratura, mentre una soluzione industriale al destino della fabbrica di Lambrate, già sede della storica Innocenti e della Lambretta, era possibile, come hanno dimostrato gli eventi. La determinazione dei 49 operai della fabbrica di via Rubattino non solo è stata premiata, ma si moltiplicano in questi giorni le iniziative di altri lavoratori di aziende in crisi, dalla Puglia alle Marche, decisi a “fare come alla Innse“. Rimane l’amara considerazione di fondo che per poter conservare il posto di lavoro, un pugno di lavoratori abbia dovuto affrontare un’odissea lunga quasi 15 mesi, senza alcuna prospettiva certa, al termine della quale, solo la loro unione, l’accettazione del rischio e la solidarietà di una parte del sindacato, ha prevalso su logiche liquidatorie. Probabilmente il destino dell’area industriale di Lambrate erano differenti, nei piani di coloro che si apprestano a elaborare l’Expo milanese del 2015, ma la Innse, fabbrica “resistente” è viva. Viva la Innse!
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