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Sommario ottobre

cover-ottobre260ANNO XlV NUMERO 10 (535) ottobre 2009


SCRITTI
Un dopo berlusconi? di Giorgio Galli
Nomen Omen di Giampaolo Spinato
Lo stato barocco di David Bidussa
Un brindisi contro la mafia
di Walter Molino
Che la mente sia open di Marco Esposito
Lezioni di mondo di Fabio Geda
Las vegas non abita più qui
di Giorgio Scianna
Mondo burlesque di Monica Maggi

FUMETTI
Hélène Bruller è una vera stronza di Hélène Bruller
Papi e papa di Stefano Disegni
Prototyp
di Ralp König
Dilbert di Scott Adams
Doonesbury di Garry B. Trudeau
Cul de Sac di Richard Thompson
Perle ai porci di Stephan Pastis
Peanuts di Charles M. Schulz
Monty di Jim Meddick
Get Fuzzy di Darby Conley
Cowboy di Alberto Rebori

RUBRICHE
Oppio dei popoli di Bruno Ballardini
Il blog di Richard Thompson a cura di Diego Ceresa
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Fumetti di Michele R. Serra
Musica di Riccardo Bertoncelli
Cinema di Filippo Mazzarella
Teatro di  Renato Palazzi
Arte di Francesca Pasini
Fotografia di Angela Madesani
Scherzi da Peres di Ennio Peres
Ovalia di Marco Pastonesi

Nel numero di settembre

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Cominciamo a presentarvi da questo mese l’irresistibile opera di Hélène Bruller, autrice francese che dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, la vitalità del fumetto d’oltralpe.

“Mi chiamo Hélène Bruller, sono nata nel 1968 a Parigi. Ho saputo molto in fretta che ero una ragazza e che quelli erano ragazzi. Ho saputo molto in fretta che la vita non era facile per una ragazza. Ho saputo molto in fretta che non renderò la vita facile ai ragazzi. E molto in fretta ho saputo che ne farò un libro per le ragazze e anche per i ragazzi”.

Hélène pare una “predestinata”: nasce nel ’68, ha un nonno illustratore umoristico e scrittore, operatore culturale, Jean Bruller (meglio conosciuto con il nom de plume di Vercors), autore delle “21 ricette pratiche di morte violenta”, che diede vita nel 1941 alla casa editrice clandestina Éditions de Minuit, prima di darsi alla macchia entrando nella Resistenza.  Hélène si diploma nel 1994 all’École des Arts Décoratifs di Parigi e intraprende con decisione la carriera di illustratrice e autrice di fumetti. Insomma: ce l’ha nel sangue, nei geni, nella pelle. Sposa anche Zep, arcinoto (in Francia) autore del popolare Titeuf.

Come il nonno si divide tra scrittura e disegno: dopo aver firmato Titeuf come adattatrice sotto pseudonimo (Shirley Anguerrand), nel 2003 scrive Les Minijusticiers con i disegni di Zep. Nel 2004 presenta all’editore Albin Michel alcune tavole già pubblicate sulla rivista Edelweiss, che aveva intitolato qualcosa di simile a “Chi se ne frega”, ma l’accorto consiglio del suo editor la convince a cambiare il titolo in “Je veux le prince charmant” (Voglio il principe azzurro). è un successo e l’anno seguente fa uscire “Je veux toujours le prince charmant” (Voglio sempre il principe azzurro).

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Art Spiegelman: amo Milano perché c’è Linus

art_spiegelmanIl creatore di Maus si trova nel capoluogo lombardo per inaugurare una mostra a lui dedicata. “Mi piace Milano – dice – perché per me che vedo il mondo a fumetti è la città in cui viene pubblicata Linus, una rivista fondamentale che ha fatto capire l’importanza di questa forma d’arte prima in Italia che in America”.
C’è di che essere orgogliosi!

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La Innse è salva. I “gruisti” sono scesi

Si è conclusa positivamente, dopo un’ultima drammatica fase durata otto giorni, la lotta dei 50 operai della Innse Presse (uno di loro era morto d’infarto poco dopo l’inizio della mobilitazione) cominciata nel maggio del 2008. Nella notte fra martedì 11 e mercoledì 12 agosto è stato raggiunto l’accordo fra una cordata di imprenditori, guidata dalla Camozzi di Brescia, e il proprietario della fabbrica di via Rubattino, Silvano Genta. Fondamentale nella trattativa, svoltasi con la mediazione del prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, è risultata l’immobiliare Aedes, proprietaria delle aree su cui sorge la fabbrica. Fabio, Massimo, Vincenzo e Luigi, i quattro operai che da otto giorni resistevano per protesta su un carro-ponte all’interno della Innse, a diversi metri da terra, hanno finalmente potuto abbandonare la stretta piattaforma, accolti festosamente dai familiari e dai compagni che li attendevano all’esterno, presso il presidio permanente allestito in via Rubattino. Le mogli dei quattro operai avevano avuto il permesso di recarsi dai mariti nel pomeriggio, per sincerarsi delle loro condizioni. Con i quattro lavoratori, ha finalmente potuto riabbracciare amici e parenti anche Roberto Giudici, il funzionario della Fiom che ha condiviso l’estrema forma di lotta, fungendo spesso da tramite con la stampa, comunicando col solo ausilio del telefono cellulare.

L’accordo sindacale, che ha visto protagonisti i vertici della Fiom, con la segretaria cittadina Maria Sciancati – assieme ai dirigenti nazionali Rinaldini e Cremaschi –  a condurre le trattative in costante contatto con i cinque “gruisti”, prevede il blocco della procedura di smontaggio dei macchinari e la ripresa a settembre, sotto la mutata direzione, dell’attività della fabbrica, previa riassunzione dei 49 dipendenti. Previsti anche ammortizzatori sociali per il periodo di vacanza.

I punti salienti della trattativa industriale, protrattasi per tutto lunedì e martedì, fino all’ultimatum imposto dalla Camozzi per la mezzanotte dell’11 agosto, prevedono la cessione per 4 milioni di euro della Insse Presse al consorzio bresciano (attivo nei settori dell’energia, pneumatici, macchine utensili e tessili, che aveva già acquisito nel 1997 la Innse-Berardi, vedi sotto) . Fanno parte dell’accordo anche i terreni su cui sorge la fabbrica, di proprietà dell’immobiliare Aedes, che cederà ai nuovi proprietari anche una porzione di spazio adiacente, da adibire a movimento merci. Silvano Genta, l’imprenditore torinese che aveva acquisito la Innse Presse nel 2006 in liquidazione per soli 700mila euro con il patto – poi disatteso – di rilanciarla, esce dunque di scena, dopo aver lungamente “tirato” sul prezzo. Genta ha comunque ottenuto che gli venissero abbonati i tre milioni di debiti vantati nei suoi riguardi dall’Aedes.

La fase finale della lotta della Innse è stata seguita da vicino da molti mezzi di informazione, malgrado l’assordante silenzio delle istituzioni. Comune, Provincia e Regione Lombardia si sono astenuti dal prendere posizione politicamente dopo lo sgombero forzato operato dalla polizia domenica 2 agosto su ordine della magistratura, mentre una soluzione industriale al destino della fabbrica di Lambrate, già sede della storica Innocenti e della Lambretta, era possibile, come hanno dimostrato gli eventi. La determinazione dei 49 operai della fabbrica di via Rubattino non solo è stata premiata, ma si moltiplicano in questi giorni le iniziative di altri lavoratori di aziende in crisi, dalla Puglia alle Marche, decisi a “fare come alla Innse“. Rimane l’amara considerazione di fondo che per poter conservare il posto di lavoro, un pugno di lavoratori abbia dovuto affrontare un’odissea lunga quasi 15 mesi, senza alcuna prospettiva certa, al termine della quale, solo la loro unione, l’accettazione del rischio e la solidarietà di una parte del sindacato, ha prevalso su logiche liquidatorie. Probabilmente il destino dell’area industriale di Lambrate erano differenti, nei piani di coloro che si apprestano a elaborare l’Expo milanese del 2015, ma la Innse, fabbrica “resistente” è viva. Viva la Innse!

Come è cominciato

La cronaca di martedì 4 agosto

La cronaca di mercoledì 5 agosto

La cronaca di giovedì 6 agosto

La cronaca di venerdì 7 agosto 

Le fasi finali

La sezione Innse sul sito Fiom

La Innse su Facebook

La Innse su MySpace

In edicola linus di Agosto

 

editoriale-agosto

Mentre Papa Joseph infila con un colpo di fioretto da par suo un’enciclica, nell’imperversante reality tra Papi Silvio e il Paese nel quale il primo cerca di risolvere l’annoso dilemma tra donne e motori proponendone un’improbabile unità semantica, e il secondo abbocca, noi alziamo il tiro mettendo i piedi nel piatto dell’eterna diatriba tra sacro e profano. Una inquinante commistione che sta ormai provocando anche nelle menti meno lucide orrore, sbalordimento, sensi di colpa cattocomunisti, livore e sganasciamenti, disorientamento nostalgico o ahimé, più spesso una specie di pigra accettazione senza scampo, se non costringe molti a rifugiarsi nella bottiglia, o nelle polverine che ormai inquinano le fogne delle nostre città e banlieu. 

In questo quadro tutti siamo stati informati che un giornalista della Pravda, ohibò!, ha scritto un pezzo elogiativo sulle capacità amatorie del nostro présdelcon. Pravda? L’organo ufficiale del Partito comunista sovietico? Ebbene sì, quello che è passato nelle teste della gente (e poco importa che l’Unione Sovietica si sia dissolta insieme al Pcus, che in quei posti ora viga il capitalismo più selvaggio…), è che la Pravda ora si occupa della potenza sessuale dei capi di governo, invece che di quella dei missili dell’armata Rossa. E poco importa anche che quella non sia la Pravda, in verità, ma la Komsomolskaya Pravda (anche peggio), un tempo organo dei giovani comunisti sovietici, ora tabloid posseduto da Media Partner, che fa capo a ESN Group, società energetica presieduta da Grigory Berezkin, gente assai vicina a Gazprom e quant’altro. 

Quindi, cari lettori, vi ho confezionato un bel numero di linus che ci dà dentro con il sacro e il profano. Andatevi a vedere l’irresistibile Prototipo di König a pag. 6 – uscito a puntate sul Frankfurter Allgemeine Zeitung, che ora proponiamo completo in esclusiva – che ci offre una coltissima e arguta rivisitazione dei temi legati alla Creazione, con Dio, Luz il serpentello cornuto, Adamo, “il prototipo”, un rozzo e peloso uomo delle caverne che, maledizione a lui!, comincerà a interrogarsi sull’opera di Dio.

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Sommario Agosto

cover-agosto2 ANNO XlV  NUMERO 8 (533) agosto 2009

SCRITTI
Scopri il papi che è in te  di Riccardo Marassi  
La posta in gioco di Giampaolo Spinato
Dopo g8 e geopolitica di Giorgio Galli
Last ladies di David Bidussa
Spiaggia: istruzioni per l’uso  di Giorgio Scianna
Giochi hot  di Monica Maggi
Aperta per ferie di Pippo Russo
Quanto manca? di Fabio Geda

 

FUMETTI
Prototyp di Ralf König 
Peanuts di Charles M. Schulz
Perle ai porci di Stephan Pastis
Monty di Jim Meddick
Get Fuzzy di Darby Conley
Doonesbury di Garry B. Trudeau
Cul de Sac  di Richard Thompson
Dilbert di Scott Adams

RUBRICHE 

Oppio dei popoli di Bruno Ballardini
Cedo cane perché morto di Catone&Lorentz
I luoghi dell’anima di Piero Gelli 
Laboratorio esordienti a cura di  Matteo B. Bianchi 
Mega Shorts di Matteo B. Bianchi 
Fumetti  di  Michele R. Serra
Cinema di Filippo Mazzarella  
Teatro di Renato Palazzi 
Musica di Riccardo Bertoncelli
Il blog di Richard Thompson a cura di Diego Ceresa
Arte di Francesca Pasini
Fotografia di Angela Madesani
Scherzi da Peres di Ennio Peres
Ovalia di Marco Pastonesi
Duepuntozero di Gabriele Lunati

Vignettista per un giorno

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Linus Blog. Vignettista per un giorno. Autore: Franco Portinari. 22/07/2009
Linus Blog. Vignettista per un giorno. Autore: Franco Portinari. 22/07/2009

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