|
Se una notte dinverno un pronipote, facciamo nel 2058, si imbattesse in
questo nuovo disco di Frankie, Deprimomaggio, avrebbe la foto nitida e
dannata degli anni italiani che stiamo vivendo. Troverebbe lamara ironia
e il tossico stupore dei ventenni e trentenni che non capiscono e intanto arrancano,
si arrangiano, si arrapano, si arrendono, e coglierebbe il senso di alienazione
e perdita del futuro che non è più una scomoda ipotesi ma una vera
ossessione collettiva. Scoprirebbe una generazione che ci ha le pezze al
culo e se le chiama decoupage e vive con i pugni in tasca,
stretti per la rabbia, nascosti per paura. Stanerebbe i piccoli mostri quotidiani
che abbiamo rimosso, credendo di averli addomesticati o negandone lesistenza,
in realtà al caldo dellapparecchio tv pronti a offrirci i loro squallidi
servigi.
Non è poco per un disco di musica cosiddetta leggera, e non
è poco neanche per Frankie, che la realtà lha sempre cantata
dai giorni di Fight da faida e Quelli che benpensano ma qui sembra
particolarmente ispirato e paradossalmente dimostra che si rappa bene anche a
quarantanni, forse meglio che a venti e senza la benzina degli stereotipi
coatti, solo con antenne lunghe, il laser del cervello che non smette di cercare
e il temperino dellironia che affila le parole.
Frankie mi piace, anche se trovo che con la musica potrebbe osare di più,
anche se le parole sono un moto ondoso troppo impetuoso, che se non fai attenzione
rischi la rianimazione. Mi piace quando è chirurgico (lettera e metafora)
in Squarto uomo, dove racconta la miserabile fame di fama che rode gli
anonimen nelle pieghe profonde del Paese Italia qui nella
provincia poco resta, basta un arresto per far festa: due telecamere e uninchiesta
che si fotomontano la testa. Mi piace quando esagera come in Direttore,
dove un lavoratore tipo allo stremo del curriculum scrive allufficio Gestione
risorse umane commestibili e si candida per un posto come vittima;
o in Precariato, dove il lavoro consiste nellaccollarsi la colpa
di uno dei tanti misteri insoluti dItalia. I posti qui non mancano
e non mancheranno mai: faccio la valigia abbandonata alla stazione parti time.
Ma soprattutto Frankie mi piace per come usa le parole, per come ci gioca e vola,
per come rima di fino o di autoscontro. Finalmente poi uno che conosce la metrica
e la rispetta ecco trovato lanello di congiunzione tra la generazione
dei precisi (i Guccini, i De André) e quella degli sciatti (i Mondo Marcio,
i Fabri Fibra).
Cominciamo da qui.
Be, mi stai dicendo una cosa tipo complimenti per la punteggiatura.
è come dire a un imbianchino che ha fatto bene il suo mestiere solo perché
non ha sbavato. Dovrebbe essere la normalità, no? Poi è vero che
molti vanno in derapata, e che la derapata andrebbe controllata. Cera
quel rallysta finlandese che sosteneva che lauto doveva muoversi per
moto fluido sulla superficie. Bello, giusto, credo valga anche per le
parole. Io cerco un flusso fluido, sono attento fino alla paranoia. Ogni misura
è composta da 16 tick, e faccio in modo di mettere una sillaba o una
pausa in ogni tick. Lo spazio a disposizione lo percepisco come una carta millimetrata
con dei limiti, non come un canovaccio libero. In realtà è diffuso
il metodo opposto, e non è che manchi di nobiltà. Certi Mc americani
sono bravissimi a stare seduti sul ritmo o a spingerlo, o ad anticiparlo; e
lo stesso accade ai musicisti, alcuni sono assolutamente matematici, altri hanno
scarti istintivi, errori geniali, derapano in quel grande universo che sta tra
il battere e il levare.
Poi cè il mondo altrettanto vasto di quelli che molto semplicemente
ce provano e gna fanno.
Ci metti molto tempo a rifinire le tue canzoni?
Non sono in grado di fare tabelle o stabilire durate medie. Però sì,
io non sono come Jay Z che entra in studio e inizia a dire cose e gli viene
buona la prima senza avere scritto nulla, andando a parare in un fenomenale
flusso di coscienza con una bravura da giù il cappello se davvero
è come dice, be, è lui limperatore dellhip hop.
Io invece scrivo tutto, e siccome sono appassionato di enigmistica divento certosino,
faccio le pulci fino a disperarmi. è una croce e una delizia, ogni tanto
riascolto vecchie pagine e trovo parole imprecise che, a starci sotto cinque
minuti, cinque ore, tre giorni, avrei potuto migliorare allora mi mangio
le mani. Ho la sensazione che più vado avanti con gli anni e meglio è;
non dico che i testi siano più belli, dico che funzionano meglio. Mi
sento un orologiaio svizzero sempre più dentro ai suoi meccanismi e bilancieri,
è limmagine che preferisco.
Che mi dici della musica? Io sono rimasto colpito da Chicco e Spillo,
una spremuta di Jimi, Sly Stone, Temptations, Santana, una cosina da primi anni
70 quando tu andavi ancora allasilo. Ci sono quei suoni nel tuo immaginario?
Be, quella musica lho recuperata dopo, è vero, il pezzo che
tiri in ballo ha quel feel. Però in generale lispirazione
più forte di questo disco me lha data lingozzata di colonne
sonore che ho fatto negli ultimi tempi, soprattutto poliziotteschi e western
italiani. Autori non tanto ricordati come Franco Micalizzi, Stelvio Cipriani,
il maestro Pregadio, e pagine minori di un mito come Morricone, certe sue perle
nascoste. Insisto su Micalizzi, ho visto il dvd di uno spettacolo che è
andato in giro per teatri, uno show dove lui dirigeva lorchestra con musiche
sue, più ballerini e rapper Gli originali. Un dvd da paura,
la dimostrazione che in Italia abbiamo tutti gli elementi per fare lhip
hop, compresa la musica: campionando le nostre canzoni, scratchando i nostri
vinili, rappando in lingua italiana. Siamo fieramente autonomi, abbiamo tanto
da regalare al mondo.
Stupiscimi con altre passioncelle. Musicalmente mi sembri un onnivoro...
Nonnivoro, vorrai dire nel senso che mi nutro volentieri di musica vecchia.
Buscaglione, Carosone, tutto quel mondo di canzoni ironiche, teatrali, per certi
versi antesignani del rap. E poi Gaber, De André la grande precisione
della parola e il grande fascino dei silenzi. Mi cibo anche di elettronica ma
non quella sperimentale, che mi costringe a pormi in una posizione di ascolto.
Mi piacciono i Chemical Brothers, specie quelli delle facciate B, quelli che
chiamano Electronic Battle Weapons, armi di battaglia realizzate
per vincere ai rave. Poi naturalmente lhip hop, cè
Doctor Octagon che mi fa impazzire, cè un produttore americano
che si chiama RJD2 e parte da minuscoli pezzettini che si trasformano in carovane
da battaglia. Ma guarda, un po di tutto. Un classico come Gainsbourg e
una nuova come Amy Winehouse, ecco, lei mi fa impazzire: zozza, mbriaca,
zingarona nel senso più bello e genuino del termine. Il suo ultimo disco
mi ha incantato. Una base polverosa, ovattata, e la sua voce sopra, come una
vetrofania applicata a una vecchia auto.
Dimmi qualcosa di politicamente scorretto sui rapper italiani che vanno
per la maggiore
Ma no, dai. Ci sono molta sopravvalutazione, molta banalità, ma preferisco
dirti che per esempio da Napoli arrivano belle cose. I Co Sang sono bravissimi
per esempio, raccontano storie vere, che vivono e vedono, senza avere bisogno
di fare i gangsta. Usano la lingua napoletana, che è adattissima, sono
eredi naturali di quello Speaker Cenzou di San Gaetano che è stato uno
dei più grandi rapper che abbiamo avuto in Italia uno che ci metteva
dolcezza, amore, simpatia, passione, e anche lui aveva fatto la scelta della
lingua napoletana.
Credi di essere un maestro per le generazioni più giovani, se non
altro per via della tua esperienza?
Un po mi piacerebbe pensare di esserlo... ma dico così perché
in realtà non lo sono. Nella scena italiana vedo una tendenza a emulare
piuttosto certi personaggi che si propongono con una immagine hard core,
che dicono parolacce, che si pongono ai margini della legge. Io la chiamo lepica
dellhip hop - la mitologia del migliore che deve passare attraverso
le tragedie della vita per trionfare piuttosto che il reietto che si avvolge
nella propria emarginazione e ne fa la sua bandiera. Che dire? Che è
uno stereotipo, con risvolti anche buffi. Basta che hai vissuto qualche anno
in una casa popolare e sembra che hai subito le peggio cose della vita. è
una bella lotta al negativo tra questi rapper epici e altri intellettuali, che
usano parole sofisticate per non dire nulla. Ce nè un sacco in
giro e ti confesso che non ci capisco un cazzo.
Tu frequenti la scena hip hop italiana praticamente dalle origini. Come
la trovi cambiata?
Ma sai, agli inizi era una delle espressioni adottate da un movimento nuovo
che fioriva dappertutto: era la Pantera, erano il Leoncavallo, Forte Prenestino,
i centri sociali e i movimenti studenteschi. Sembrava un movimento compatto,
e per i media era facile, riconoscibile, cera così tanto sugo che
dovunque lanciavi il tuo tozzo di pane facevi comunque scarpetta. A ripensarci
mi vengono i brividi, per come tutto allora era vicino i Mau Mau, i 99
Posse, gli Almamegretta. è stato veramente un momento felice, cera
un senso di comunità, di appartenenza che oggi si è perduto. Le
Posse salentine che con fierezza rivendicavano la propria lingua, i Pitura freska
con lo stesso orgoglio locale da tutta unaltra parte dItalia
è stata una stagione speciale. Parliamo ormai di quasi ventanni
fa, e siccome non mi piace fare nostalgia volgo questo discorso al futuro e
dico: chissà che questi semi non abbiano attecchito e che sotto non stia
nascendo qualcosa di altrettanto potente, uno spirito nuovo che ci travolgerà
tutti, che ci scalzerà, diciamolo pure tutti, me compreso, sono
i diritti del sangue giovane contro chi è più vecchio.
Siamo riusciti a non parlare di Sanremo e sono contento.
Sappi solo che al festival non mi ci hanno deportato, lho voluto io. Anzi,
due settimane dopo che mi ero proposto mi hanno richiamato increduli: Ma
dicevi sul serio o scherzavi?
Non scampi invece alla domanda sulle elezioni. Un pezzo come Rap Lamento,
lo ritieni ancora attuale? Pensi che davvero nel nostro Stato il campionato
viene giocato solamente da due squadre con maglie identiche?
Guarda, comincio a pensare che non siano due squadre con la stessa maglia ma
una squadra sola qualche giocatore porta la maglia da partita, qualcun
altro quella da allenamento. Non ho fiducia in nessun attuale rappresentante
degli italiani in Parlamento, e non ho fiducia in nessun ministro, che poi qualcuno
mi deve spiegare perché i ministri li pescano sempre tra i parlamentari,
ma che li prendessero dalla società civile, che sarebbe meglio. Però
dai, non voglio fare Grillo... Dico solo che non cè nessuno a cui
darei la mia fiducia, ma molto meno, nessuno a cui farei parcheggiare la macchina
e non perché ho paura che potrebbero rigarmela, no, la mia paura
è che la rubino e la rivendano a un prezzo inferiore a quanto vale veramente.
Non sono capaci neanche di fare affari, ecco comè. Sono stupidi
come lacqua.
|