Eredità lumbarda di Gianmarco Bachi – vignette di Riccardo Marassi

Cucù la Lega non c’è più. Ecco le nuove formazioni xenofobe e separatiste pronte a prendere l‘eredità lasciata dai Lumbàrd

Secondo gli analisti per colmare il vuoto politico lasciato dalla Lega basterebbe un po’ di segatura, ma altre e agguerrite sono nuove formazioni xenofobe e separatiste pronte a prendere l’eredità lasciata dai Lumbàrd.
Scopriamole insieme.

La Lega Urg
Nata sulla base di un vecchio progetto di Calderoli che mirava a semplificare l’alfabeto in tre sole lettere (la U, la R e la G), la Lega Urg punta a sviluppare gli originari obiettivi padani e progetta di foderare il Po con la pancetta per tenere lontano i musulmani. Il leader carismatico è Norberto Bassi, noto per aver abbandonato l’uso della canottiera in favore del più virile comizio in mutande.

Per lui il popolo padano discende dalla civiltà dei Ciumbi che nel V secolo avanti Cristo conquistarono la Lombardia grazie a un’arma di assoluta avanguardia per l’epoca come il potente calcio nelle balle. Al fianco di Norberto Bassi, il figlio Renzo, detto il Vongola, da poco laureato a Malta con una rivoluzionaria tesi sulla tabellina del due.

La Lega nord ancora più a Nord
Frangia integralista di stampo dogmatico, ritiene che i confini della Padania vadano circoscritti al fondovalle di Zambla Alta e che la laurea sia un’arma inventata dalle tribù nemiche per distruggere i popoli del Nord. Tra i loro progetti: il trasferimento del Parlamento in un chiosco di un box fortificato di Dalmine e la sostituzione dell’euro col saccheggio. Capo indiscusso è Gilberto Fossi, ispiratore del referendum per proibire ai negri di partecipare ai 100 metri e ultimo discendente della civiltà dei Rimbi che nel IV secolo a.C. conquistarono la Lombardia bombardandola di rutti.

Popolo di straordinario ingegno e di sconfinato intelletto, i Rimbi sfortunatamente si estinsero il giorno in cui inventarono il gas, ma lo lasciarono aperto.

La Lega Ford
Fondata da un carrozziere di Tradate che raduna ogni anno i 4 militanti del partito nella sua Ford Fiesta parcheggiata a Pontida, la Lega Ford ha visto moltiplicare i consensi a dismisura nel corso del weekend pasquale.

La campagna contro Berna Ladrona per l’inaccettabile rincaro delle uova di cioccolato ha infatti coagulato attorno al movimento curiosità e interesse.

Spalleggiato dalla movida di Gallarate, dai Cobas del formaggio di fossa e dal quarto battaglione dei cacciatori di nutrie, il leader Alberto Frossi sta pianificando l’invasione della Svizzera e l’abolizione del grasso nel prosciutto. Le due cose non hanno evidentemente un nesso ed è proprio questo che piace al suo popolo.

Alberto Frossi ha però annunciato che i due obiettivi sono al momento rimandati alla prima settimana di giugno. Il figlio Renzo, infatti, oltre all’uovo di Pasqua ha inghiottito anche la sorpresa ed è stato giudicato guaribile in dieci settimane.

Gli facciamo naturalmente gli auguri per una pronta guarigione.


Editoriale maggio

Quarant’anni fa, il 7 maggio 1972 moriva nelle carceri di Pisa Franco Serantini, anarchico.

Moriva di botte, Franco Serantini. A vent’anni come tanti, troppi altri dopo, ciascuno con la sua storia, le sue differenze, le sue utopie. Scontratesi un giorno sbagliato contro l’ottusa violenza di cosiddetti apparati dello Stato.

La sua breve parabola è stata raccontata da Corrado Stajano in un libro mai troppo letto, mai troppo meditato e amato: Il Sovversivo, Vita e Morte dell’Anarchico Serantini pubblicato da Giulio Einaudi nel 1975. La sua storia dovrebbe non solo essere ricordata, come fanno ormai quasi soltanto gli amici e i compagni anarchici della Biblioteca Franco Serantini di Pisa (www.bfs.it), ma anche studiata e capita dalle nuove generazioni, perché trasmette l’imperativo morale di non essere indifferenti, di prendere posizione, di partecipare. Almeno questo è l’effetto che ha fatto a me quando, a 17 anni, l’ho letto per la prima volta.

“Mi immagino – raccontava Corrado Stajano sull’Unità nel 2011 – Serantini solo in mezzo alla strada. Questo dicono tutte le testimonianze. Solo e inerme in Lungarno Gambacorti. Sarebbe potuto fuggire come gli altri quando la polizia aveva sfondato la barricata. Ma non si mosse, invece. Invece lo assalì un nugolo di agenti, che lo massacrarono di botte, con ferocia, con crudeltà. Un ragazzo che non aveva alzato neppure una mano…”.

Aveva perso gli occhiali, Franco, e senza occhiali non vedeva niente.

Questa storia mi colpisce come quei pugni ora come allora, si ripresenta davanti agli occhi con regolare cadenza drammatica: il pensiero della furia cieca, violenta che non si accontenta e continua, continua, continua fino all’estrema conseguenza. Un branco di uomini robusti, allenati a menare, da noi pagati per questo e prodotti in qualche modo della nostra stessa cultura. Uno Stato che nasconde, depista, si sottrae, mente per difendere il branco degli idioti sanguinari.

Impressionante – al di là delle inevitabili polemiche interpretative – Diaz. Non pulire questo sangue, il film di Daniele Vicari che racconta la macelleria della notte successiva all’assassinio di Carlo Giuliani.

Un paradossale filo lega la storia di Serantini alle storie dei ragazzi della Diaz: i poliziotti che fecero irruzione nella Scuola di Genova nel 2001, appartenevano allo stesso reparto romano che pestò a morte Franco Serantini sul lungarno di Pisa nel 1972.

P.S. La Biblioteca Franco Serantini è un importante centro di documentazione che conserva un patrimonio unico di libri, giornali, documenti, manifesti consultati ogni anno da centinaia di giovani studenti, ricercatori, docenti, cittadini comuni. Si può dare il proprio contributo alla conservazione della memoria versando il 5 per mille all’Associazione Amici della Biblioteca Franco Serantini ONLUS apponendo sui modelli di dichiarazione dei redditi la propria firma e il codice fiscale dell’Associazione 93057680501 nell’apposita casella.

P.P.S. L’anno scorso la Scuola Normale Superiore di Pisa ha dedicato a Franco Serantini un convegno e un’esecuzione dell’opera lirica N.N. di Francesco Filidei, ispirata alla sua vicenda.

 

Sommario maggio

ANNO XLVIII NUMERO 6 (566) MAGGIO 2012

SCRITTI
COSÌ PARLÒ GEORGE SOROS di Vladimiro Giacché
MONTI, UN SENSO A QUESTA STORIA di Stefano Feltri

SE L’ITALIA FALLIRÀ, SARÀ IL GIORNO 16 di Marco Esposito
C’ERA UNA VOLTA IL NORD-EST di Gianmarco Bachi

ITALIA E FRANCIA, VOTI E TRAME di Giorgio Galli
LE CICATRICI DELLA MEMORIA di Giorgio Scianna

L’ESPULSIONE DELL’ANIMA, DA DARWIN A DAMASIO di Pietro Greco

RUBRICHE
Cedo cane perché morto di Catone&Lorentz
Tipi psicologici – - Il rimborso elettorale di Massimo Cirri
Chi non muore si risente – Ermes di Dario Buzzolan
La sostenibile lentezza dell’essere di Bruno Contigiani
I luoghi dell’anima di Piero Gelli
Piccoli Grandi di Bruna Miorelli
Fumetti di Michele R. Serra
Cinema di Filippo Mazzarella
Teatro di Renato Palazzi
Musica di Riccardo Bertoncelli
Scherzi da Peres di Ennio Peres
Ovalia di Marco Pastonesi

FUMETTI
Un mese vissuto padanamente di Riccardo Marassi
Titanic di Mario Natangelo
Memorie di un un uomo in pigiama di Paco Roca
Troppa grazia sant’Antonio di Bertolotti & De Pirro
Poesia: Dio è torto di Ivan e Mr. Vany
Crescita e sviluppo di Alberto Rebori
Perle ai porci di Stephan Pastis
Doonesbury di Garry B. Trudeau
Dilbertdi Scott Adams
Nitro di Tuono Pettinato
Quasi umani di Squaz
Peanuts di Charles M. Schulz
Montydi Jim Meddick
Il professor Hackensack -Pietre viventi! di Sergio Ponchione
Conte Vlad di Alberto Corradi
Get Fuzzy di Darby Conley
Cul de sac di Richard Thompson
Calore di Ralf König

Troppa Grazia Sant’Antonio
di Bertolotti & De Pirro

Fumetti di Michele R. Serra

Guy Delisle
Cronache di Gerusalemme

Rizzoli Lizard, Milano
pagg. 336, euro 20,00

Fauve d’or all’ultimo festival di Angoulême, è il quarto corposo reportage di Guy Delisle, dopo Pyongyang, Shenzen e Cronache birmane. Reportage? Più che altro un diario. Come nell’ultimo ambientato a Rangoon, l’autore canadese racconta un anno passato insieme alla sua famiglia – moglie e due figli – in un Paese straniero. Lei lavora (per Medici senza frontiere), lui fa il casalingo: porta i bimbi a scuola, cucina, rassetta. Intanto Guy raccoglie fotografie e schizzi, cerca di vivere come gli autoctoni.

L’unicità del metodo Delisle rispetto a quello dei colleghi grafic-giornalisti è che la pubblicazione non è obbiettivo, ma conseguenza del viaggio: prima si vive, si osserva, si prende nota; solo in seguito si vedrà se c’è sufficiente materiale per comporre qualcosa di simile a un libro. Di solito c’è. In questo caso il materiale viene ricomposto in una sequenza di episodi indipendenti, ognuno poche pagine, ordinati dal punto di vista cronologico. Delisle non offre al lettore alcuna tesi, non indaga, non si espone. Semplicemente racconta, con stile grafico understated, la vita quotidiana: facile, per il lettore occidentale medio, identificarsi con un narratore che rimane turista, osservando la Terra santa con distacco, a volte perfino con malcelato cinismo. Così l’universo della Palestina si riflette in piccoli frammenti di normalità, che illuminano più di un reportage dalla prima linea.