Perle ai porci di Stephan Pastis

© Stephan pastis/Distr. by Universal Uclick – ILPA MilanoL’Italia fino al 2013 è un paese a “burocrazia zero”. Lo garantisce una legge dello Stato che fa però eccezione per tributi, salute, sicurezza, ambiente e urbanistica. Sembra uno scherzo.
Ma c’è un’alternativa seria

In via sperimentale, fino al 31 dicembre 2013, sull’intero territorio nazionale si applica la disciplina delle zone a burocrazia zero”. Quello che avete appena letto non è uno scherzo da Peres ma una legge dello Stato nel quale viviamo, una norma in vigore.
La legge di stabilità del 2012, proposta lo scorso novembre da un traballante Silvio Berlusconi e approvata nella confusione generale, contiene all’articolo 14 un impegno solenne che preso alla lettera potrebbe far felice – anche se soltanto in via sperimentale – chiunque abbia a che fare con il multiforme e perverso ingegno della burocrazia italica, una sorta di “murocrazia” in grado di scoraggiare e avvilire qualsiasi spirito d’iniziativa. Continue reading
Un gruppo di inventori perditempo e l’uso gentile delle due ruote
Se nel mese di dicembre dello scorso anno vi foste avventurati per le colline del piacentino, non lontane da Castel San Giovanni, vi sareste potuti imbattere in una strana coppia, che a bordo di una scassatissima Ford Focus si aggirava a velocità improponibile su quei saliscendi.
Se vi foste poi attardati a seguirli, vi sareste accorti che i due procedevano a una velocità di crociera tra i 10 e i 15 chilometri orari e che il passeggero teneva nella mano destra, fuori dal finestrino, una specie di flauto che veniva variamente inclinato, nella speranza di ottenere un suono regolare.Si trattava di Bani, un componente del gruppo musicale dei Musetta, e di Francesco, un affermato designer, che assieme stavano sperimentando il “contachilometri ad aria per bicicletta”, fabbricato da Lorenzo, un insegnante di musica e costruttore di Bansuri (flauto indiano), che ti avverte quando stai andando a più di 14 km orari. Continue reading
6. La Germania è contraria all’intervento diretto della BCE nella crisi perché si ricorda che l’iperinflazione degli anni Venti portò al potere Hitler
Se la Bce accettasse di sostenere illimitatamente i titoli di Stato europei, non è vero che si avrebbe una forte inflazione. Negli Usa, dove la Fed ha comprato buoni del tesoro per oltre 1.600 miliardi di dollari, l’inflazione è intorno al 3,5%. Inoltre, a portare Hitler al potere non è stata l’inflazione del 1923. Sono state le politiche deflazionistiche dei primi anni 30, attuate – in Germania e altrove – proprio per paura dell’inflazione. Lo storico Richard Overy nel suo Crisi tra le due guerre mondiali le ha descritte così: “I politici cercarono di evitare qualsiasi cosa che minacciasse la stabilità della moneta e dei bilanci in pareggio. In Francia lo stato perseguì una rigida politica monetaristica sino al 1936, riducendo gli stipendi dei funzionari pubblici e dei dipendenti dello stato, e tagliando le spese per la difesa e l’assistenza sociale. Nella Germania del 1932 si ebbe una serie di tagli forzosi sui salari pubblici, sulle rendite e sulle pensioni». Purtroppo, suona piuttosto familiare…
5. Per la Germania è inaccettabile che l’Unione Europea diventi un’Unione di trasferimenti (Transferunion)
È inaccettabile per Angela Merkel, ma non per la Linke (che chiede proprio questo), e neppure per la Spd. Il capogruppo Spd al Bundestag, Frank-Walter Steinmeier, in un’intervista allo Spiegel, ha sostenuto che trasferimenti di ricchezza in Europa avvengono da tempo ma dal Sud verso il Nord, grazie alla maggiore competitività della Germania, e che servirebbero oggi trasferimenti anche in direzione opposta, proprio per evitare che gli squilibri tra i paesi facciano saltare l’euro. Frank Mattern propone addirittura un “piano Marshall” per i paesi del sud Europa, nell’interesse delle esportazioni tedesche. Anche i cinesi, del resto, comprano titoli di Stato Usa per continuare a esportare negli Stati Uniti.
Segue domani il sesto luogo comune
4. Anche la Germania sta pagando la crisi del debito, per questo vuole mettere ordine
La caduta della domanda interna nei paesi europei colpiti dalla crisi del debito ha fatto diminuire le esportazioni tedesche verso questi paesi, e secondo Patrick Artus di Natixis ciò ha comportato una minore crescita del pil dell’1,5%. Ma la fuga verso i titoli di Stato tedeschi ne ha abbassato gli interessi di oltre il 2%, con un risparmio per lo Stato tedesco di quasi un punto di pil (0,9%). La crisi ha comportato anche un significativo deprezzamento dell’euro(-17% circa), con conseguente crescita del volume delle esportazioni extraeuropee del 2,4%: un altro 0,8% di prodotto interno lordo guadagnato. Fatte le somme, il saldo della crisi per la Germania per ora è positivo, sia pure in misura contenuta: lo 0,2% del pil per il 2011. A questo va aggiunto che le aziende tedesche oggi possono procurarsi prestiti a tassi significativamente inferiori a quelli delle imprese italiane, spagnole, francesi.
Segue domani il quinto luogo comune
3. La Germania ha i conti in ordine e adotta pratiche fiscali trasparenti
La Germania ha più volte sforato il tetto del 3% nel rapporto deficit/pil. Questo è avvenuto già prima della crisi, dal 2003 al 2005. All’epoca, però, la Commissione europea decise di non agire su pressione della stessa Germania (e anche della Francia, che aveva problemi simili). Dopo lo scoppio della crisi la Germania ha poi messo in campo il maggior piano di stimoli per l’economia realizzato in Europa, pari al 3% del suo pil. Inoltre, dal 2008 a oggi, ha speso 93 miliardi di euro per salvare le sue banche. Anche lo scorso anno il deficit è stato superiore al limite di Maastricht, nonostante il peso molto inferiore degli interessi sul debito rispetto alla gran parte degli altri paesi europei, mentre il rapporto debito/pil è salito all’83% (il tetto di Maastricht è il 60%).Quanto alle pratiche fiscali, il 40% del debito pubblico tedesco è allocato presso fondi speciali, il cui deficit non figura nel bilancio federale. Per fare un esempio, gli incentivi per la rottamazione, uno dei cardini del sostegno all’industria automobilistica tedesca, non sono stati posti a carico del bilancio dello Stato ma del fondo pubblico Itf, e sono stati giustificati come “investimenti per le tecnologie verdi” mentre erano un sussidio ai consumi interni. In questo modo tra il 2009 e il 2011 il governo tedesco ha fatto passare come investimenti ben 20 miliardi di euro di spese a sostegno dell’economia.
Segue domani il quarto luogo comune
2. La maggiore competitività della Germania è dovuta al fatto che i tedeschi lavorano più degli altri e che la loro produttività del lavoro è in continua crescita
I tedeschi non lavorano più degli altri: in Italia ogni lavoratore lavora 1.711 ore, in Germania 1.419. Anche i guadagni di produttività sono prossimi a quelli di altri Paesi europei (benché superiori a quelli italiani): ad esempio, la produttività totale dei fattori è cresciuta dal 1997 a oggi di un modesto 5%, pari all’aumento conseguito dalla Francia e ben al di sotto di quello statunitense (13%). E allora dov’è il segreto? Nella deflazione salariale, ossia nel fatto che dal 1998 i salari tedeschi sono diminuiti, rispetto alla media dell’Eurozona, dell’uno per cento all’anno. Ciò ha depresso la domanda interna, ma ha spinto le esportazioni. E infatti, come si legge in una recente ricerca del Centro Europa Ricerche, “dal 1997 a oggi, rispetto all’Eurozona, la Germania ha aumentato le proprie esportazioni del 30 per cento, mentre ha diminuito la propria domanda interna di 15 punti”. In pratica, “la riduzione del costo del lavoro per unità di prodotto rispetto al resto dei paesi europei, ossia il miglioramento della competitività di prezzo all’interno dell’Eurozona, è stata ottenuta dalla Germania grazie al contenimento delle dinamiche salariali”.Questa strategia per competere (non particolarmente moderna) ha tra l’altro il difetto di non essere generalizzabile. Al contrario, funziona soltanto a patto che non la adottino anche gli altri. E infatti, osservano i ricercatori del CER, “se tutti i paesi europei avessero seguito la strada della deflazione salariale, l’economia tedesca non avrebbe realizzato alcun guadagno di competitività” e l’esito sarebbe stato unicamente un generale abbassamento dei salari reali. Invece, a causa degli Stati “viziosi” dell’Europa, così non è stato, e la “virtuosa” Germania ha potuto piazzare i propri prodotti in grande quantità.
Segue domani il terzo luogo comune
1. Per la Germania la fine del marco e la convivenza con valute più deboli nell’euro è stata un handicap
Secondo Frank Mattern, capo di McKinsey in Germania, è vero il contrario: “la Germania con l’euro ha guadagnato moltissimo”. Negli ultimi dieci anni un terzo della crescita dell’economia tedesca è dovuto all’euro (165 miliardi nel solo 2010).
I motivi principali: fine dei costi di transazione e di assicurazione contro il rischio di cambio; crescita del commercio intraeuropeo; e crescita delle esportazioni tedesche proprio per il fatto che l’euro è una valuta più debole di quanto sarebbe stato il marco (il contrario vale per la lira). Inoltre l’euro ha abbassato molto i tassi d’interesse dei paesi periferici portandoli al livello di quelli tedeschi, con conseguente incremento dei consumi in quei paesi, a beneficio dell’export tedesco. In questo modo il saldo della bilancia dei pagamenti della Germania – in rosso al momento dell’introduzione dell’euro – è cresciuto nel decennio del 41%, sino a 1.021 miliardi di euro (dati Eurostat).
Segue domani il secondo luogo comune

vignetta di mario natangelo
vignetta di Alberto CorradiCari posteri
forse un giorno troverete un’enorme capsula in acciaio inossidabile collegata a uno strano apparecchio che mantiene costante la temperatura interna. Dando una sbirciata al termometro sul coperchio capirete subito che si tratta di un congelatore. Ma non agitatevi, non fate nulla. Soprattutto non aprite il coperchio.
Vi chiederete a cosa serva un frigorifero come quello. Lo ammettiamo, nella nostra epoca abbiamo fatto un uso smodato dei surgelati. Eravamo capaci di congelare tutto, dal pane al pesce, dai dolci alla frutta, dalle trattative di pace fino ai rapporti umani in genere. Era un modo per temporeggiare, per dire “Questo mettiamolo da parte, casomai ci pensiamo dopo”.
Alla fine l’abitudine di rimandare la soluzione dei problemi ha preso talmente piede a livello globale che, ogni volta che se ne presentava uno, veniva subito congelato.
La nostra epoca verrà ricordata sui libri di storia per la freddezza con cui affrontavamo tutte le nostre questioni. Rimandavamo tutto, dalle multe alle riunioni di lavoro. Ovvio che a un certo punto qualcuno abbia pensato di rimandare perfino la morte, congelandola appunto.
Così, dal 1967 una ditta americana, la Alcor, ha iniziato a surgelare centinaia di americani che speravano di poter ricominciare un giorno una nuova vita. Da allora, oltre mille persone in tutto il mondo hanno firmato contratti per essere messi nel freezer in caso di malattia terminale o lesioni mortali.
I prezzi? Il listino Alcor parte dalla modica somma di 58.000 dollari per conservare solo il cervello del cliente (una spesa superflua dato che nella nostra epoca gran parte della gente ha già il cervello congelato), ma si arriva fino a 125.000 dollari per conservare il corpo intero.
Tutti coloro che hanno optato per questo trattamento hanno dichiarato entusiasti di voler tornare in vita sani e giovani. Anche quelli che si facevano surgelare sul finire dei settant’anni. Ma in fondo a loro non importa come accadrà: la Alcor ha garantito a questi privilegiati che ci penserà la medicina del futuro con nuove scoperte a riportarli in vita. Il sogno dell’eterna giovinezza, dunque, se non si è ancora realizzato perlomeno è rimandato. Altre società sono via via entrate in questo business in tutto il mondo con prezzi ancora più cari. Una moda evidentemente per ricchi.
Ma come funziona? Semplice: si infila il corpo del ricco defunto in un tubo di acciaio, il tubo poi viene chiuso ermeticamente e riempito con azoto liquido mantenendolo a una temperatura costante di -196 gradi Celsius.
L’azoto liquido arresterà il deterioramento delle cellule dell’organismo per molto tempo, praticamente per l’eternità. La cosa che però nessuno di noi ha capito è per quale motivo debbano sopravvivere per forza solo i più ricchi, che spesso sono anche i più stronzi, e questo servizio non lo passi l’assistenza sanitaria.
Forse voi, con la vostra scienza, potrete capirlo. Ma tornando alla capsula che avete trovato, per carità non apritela! E soprattutto non scongelate il suo contenuto!
C’è il serio pericolo che vi capiti un settantenne di bassa statura con i capelli trapiantati.
Se per caso avete già dato un’occhiata e l’avete estratto, rimettetelo subito dentro e chiudete ermeticamente. Si tratta di un politico che è arrivato ad avere il controllo di quasi tutti i media nell’Italia degli anni 2000.
Non vogliamo raffreddare il vostro entusiasmo per il ritrovamento ma, se mai si risvegliasse e lo lasciaste parlare, surgelerebbe il vostro cervello come ha già fatto tante volte col nostro. Come quando ha vinto di nuovo alle elezioni dopo un governo tecnico. Ma quella è un’altra storia. E gli stronzi eravamo noi.