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Fumetti di Michele R. Serra

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Il fumetto civile e la parabola di Becco Giallo, 
piccola e agguerrita casa editrice 

Impastato, la storia di un uomo che usa l’arma dell’ironia per combattere il potere. Potere mafioso, pericoloso, mortale. 
Peppino Impastato. Un giullare contro la mafia di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso la racconta nuovamente (dopo il film di Marco Tullio Giordana, il libro dell’amico Salvo Vitale, documentari e  trasmissioni televisive), la storia di quel ragazzo di Cinisi che faceva giornalismo con il chiaro intento di svegliare le coscienze addormentate della società civile. Una narrazione semplice ed efficace, ma anche – oltre il significato sociale e politico – un punto di arrivo nel percorso editoriale di una piccola casa editrice, Becco Giallo. Nata un lustro fa, oggi è un po’ meno piccola dopo l’assorbimento da parte della padovana Alet, e vanta una quarantina di libri in catalogo. Non è poco, considerando che la nicchia in cui si muove l’editore è quasi esclusivamente quella del giornalismo grafico.
Fatte le debite proporzioni, alcuni elementi dell’esperienza del siciliano Impastato si ritrovano in quella dell’editrice veneta. Ad esempio il desiderio di fare giornalismo con intento civile, che  nel caso di Becco Giallo si declina nella forma del fumetto civile.
Guido Ostanel, direttore editoriale e socio fondatore della casa editrice, sottolinea con forza questo punto: 

Vogliamo lavorare seriamente sulla storia e la memoria del Paese, sul territorio. Quello che fanno Marco Paolini e Ascanio Celestini con il loro teatro civile, noi tentiamo di farlo attraverso il fumetto.

Non è un proposito da poco. Come si mette in pratica?
Cerchiamo di presentare al pubblico libri a fumetti che raccontino la realtà, il territorio, la cronaca. Curiosamente, l’idea di mettere in piedi questa casa editrice non derivava tanto da una passione per il medium fumetto in sé, quanto da quella per il cinema documentaristico: abbiamo cercato di fare con il fumetto ciò che il documentario ha fatto con il cinema. Non intendo dire che i due linguaggi siano vicini: è proprio una questione di approccio, il tentativo di azzerare le proprie convinzioni preconcette per indagare, toccare con mano la verità. E riprodurla.

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