Editoriale
Il calendario dei Peanuts ricorda tutti i compleanni (e ci sono pure i memo-sticker, per non dimenticarci), ma stavolta niente santi. A proposito di sacro, e di profano: il primo linus del 2011 apre con l’altrettanto primo episodio di Antitipo, nuovo tomo della trilogia-sberleffo iconoclasta di Ralf König. Una rilettura di Paolo di Tarso. “Anti” perché “contro”, secondo König: “San Paolo era ostile al corpo, al desiderio, alla gioia di vivere; subiva qualsiasi stimolo carnale come qualcosa di talmente odioso e vergognoso, da sentirsi obbligato a intraprendere un viaggio apostolico nell’Antica Grecia… Lì però se la vedrà con peni più duri del marmo! Insomma, la perfetta unione tra sesso e religione!”
Pensare che con questa revisione della Bibbia qualcuno dei suoi lettori affezionati l’aveva criticato, per un presunto allontanamento dalle tematiche strettamente gay. Lui, del resto, aveva già replicato: “Ci sono altre cose della vita che m’interessano, e sono contento di aver ampliato la mia visione del mondo. Se nei primi due volumi non c’erano sesso né peni giganti, nel terzo aspettatevi sesso e peni!”Niente di più attuale. Nonché, un elemento in più di riflessione per l’establishment temporale.
Anche Bruno Ballardini è sempre sul pezzo. Questo mese, nuova rubrica: L’oppio dei popoli è finita, ma rimarrà la vostra ombra nella vita di tutti i giorni (d’altra parte noi siamo per la liberalizzazione). Manuale di archeologia preventiva ci farà scoprire mese dopo mese come i posteri vedranno il mondo d’oggi, cosa capiranno di noi. Ammesso che riescano a capirci qualcosa. Tanto per mettere le cose in chiaro, in apertura si cita Marx. Groucho, naturalmente.
A pagina 46 diamo il benvenuto a un nuovo collaboratore: Amato Lamberti, “sociolologo della devianza e della criminalità” a Napoli ed esperto di camorra. Una puntuta lettura parallela del terremoto dell’Irpinia del 1980 e della monnezza napoletana dell’oggi. Parole che aprono lo sconvolgente capitolo dell’emergenza continua, che si autoalimenta, si rende necessaria alla conservazione di un equilibrio malato, allatta il frutto bastardo della criminalità organizzata.
Mentre scrivo queste note, entrano dalla finestra le sacrosante grida degli studenti contro la riforma Gelmini. A questo proposito, vi segnalo che Marco Esposito si è accorto che nelle pieghe della nuova legge viene stabilito che il 10% delle borse di studio vada agli studenti che risiedono nella regione sede dell’Università. Indovinate qual è il partito politico che è riuscito a far passare con il consenso della maggioranza la norma. Scopritelo a pagina 34.
Effettivamente, il 2010 è stato un anno drammaticamente grottesco: nella politica, nel sociale, nella cultura. Ci ha rappresentato la politica come il livello più basso dell’etica, il sociale dominato dal pregiudizio stolto, cieco e razzista, lo sgretolamento, ahimè anche fisico, di un patrimonio culturale di cui siamo distratti custodi. I nostri governanti sembrano i protagonisti della famosa canzone di Jannacci: “pur essendo testimoni di avvenimenti importantissimi, determinanti l’evoluzione della civiltà, neanche se ne accorgono”. E quando se ne accorgono, è persino peggio, visto che la parola d’ordine, a disastro avvenuto, è sempre una citazione di Bart Simpson: “Non sono stato io!”
Da parte mia, cari linusiani, credo proprio che meritiate un anno migliore di quello appena passato. Ve lo auguro dal profondo del cuore. Nel suo piccolo, anche linus promette solennemente di essere migliore. Con il vostro aiuto, si può fare.








Avete fatto caso a quanto in Italia si parli di innovazione? Questa parola è diventata ormai una specie di mantra che va ripetuto costantemente per far credere che qualcosa si stia innovando. Perché l’innovazione è come la Nutella: meno ce n’è, più la si spalma. Se n’è parlato recentemente anche sul webmagazine della finiana fondazione Farefuturo, a proposito di un’iniziativa portata avanti insieme a Glocus, simmetrica fondazione di centrosinistra presieduta dall’ex ministro per gli Affari regionali del governo Prodi, Linda Lanzillotta: addirittura un ciclo di seminari “per modernizzare il Paese”(!). I seminari si terranno a Roma il 18 e 19 giugno e affronteranno il tema dell’innovazione istituzionale allo scopo di “diffondere la cultura del cambiamento e favorire la modernizzazione del Paese”. Nelle parole della Lanzillotta: “Le due fondazioni, in sintonia, hanno deciso di cominciare dal basso, a partire dai territori, per formare una nuova classe dirigente che condivida lo stesso sistema di valori”. Ora, ben venga l’iniziativa di promuovere il cambiamento nella classe dirigente. Ma questo non significa affatto “cominciare dal basso”. È un’idea di destra, perché prende in considerazione solo il “quadro di comando” mentre la cultura dell’innovazione dovrebbe essere diffusa a tutti i livelli e in tutto il Paese. E poi, la pubblica amministrazione non ha bisogno di innovazione, deve soltanto funzionare e senza sprechi (un esempio fra i tanti: basterebbero più controlli sui corsi di “formazione” e i corsi di lingue gratuiti per il personale, che vengono scelti magari in base alla località in cui si faranno le vacanze). E ci chiediamo: come può una classe dirigente asservita a una classe politica assolutamente ignorante e impreparata ricevere gli stimoli giusti per sviluppare una “cultura dell’innovazione”? In quanti decenni riuscirà a farsela, il Paese, questa benedetta cultura? Dopo di che, quanto altro tempo passerà prima che queste buone intenzioni si trasformino concretamente in una produzione industriale competitiva? Con tutti questi interrogativi, e ben sapendo che ormai la cultura nel nostro Paese si fa solo con i quiz televisivi, vogliamo contribuire anche noi alla “cultura dell’innovazione” con un bel quiz. Ecco i concorrenti.
Vignetta di Maurizio Minoggio
Vignette di Maurizio Minoggio

