Manuale di archeologia preventiva di Bruno Ballardini
Lunga vita agli stronzi
vignetta di Alberto Corradi
Cari posteri
forse un giorno troverete un’enorme capsula in acciaio inossidabile collegata a uno strano apparecchio che mantiene costante la temperatura interna. Dando una sbirciata al termometro sul coperchio capirete subito che si tratta di un congelatore. Ma non agitatevi, non fate nulla. Soprattutto non aprite il coperchio.
Vi chiederete a cosa serva un frigorifero come quello. Lo ammettiamo, nella nostra epoca abbiamo fatto un uso smodato dei surgelati. Eravamo capaci di congelare tutto, dal pane al pesce, dai dolci alla frutta, dalle trattative di pace fino ai rapporti umani in genere. Era un modo per temporeggiare, per dire “Questo mettiamolo da parte, casomai ci pensiamo dopo”.
Alla fine l’abitudine di rimandare la soluzione dei problemi ha preso talmente piede a livello globale che, ogni volta che se ne presentava uno, veniva subito congelato.
La nostra epoca verrà ricordata sui libri di storia per la freddezza con cui affrontavamo tutte le nostre questioni. Rimandavamo tutto, dalle multe alle riunioni di lavoro. Ovvio che a un certo punto qualcuno abbia pensato di rimandare perfino la morte, congelandola appunto.
Così, dal 1967 una ditta americana, la Alcor, ha iniziato a surgelare centinaia di americani che speravano di poter ricominciare un giorno una nuova vita. Da allora, oltre mille persone in tutto il mondo hanno firmato contratti per essere messi nel freezer in caso di malattia terminale o lesioni mortali.
I prezzi? Il listino Alcor parte dalla modica somma di 58.000 dollari per conservare solo il cervello del cliente (una spesa superflua dato che nella nostra epoca gran parte della gente ha già il cervello congelato), ma si arriva fino a 125.000 dollari per conservare il corpo intero.
Tutti coloro che hanno optato per questo trattamento hanno dichiarato entusiasti di voler tornare in vita sani e giovani. Anche quelli che si facevano surgelare sul finire dei settant’anni. Ma in fondo a loro non importa come accadrà: la Alcor ha garantito a questi privilegiati che ci penserà la medicina del futuro con nuove scoperte a riportarli in vita. Il sogno dell’eterna giovinezza, dunque, se non si è ancora realizzato perlomeno è rimandato. Altre società sono via via entrate in questo business in tutto il mondo con prezzi ancora più cari. Una moda evidentemente per ricchi.
Ma come funziona? Semplice: si infila il corpo del ricco defunto in un tubo di acciaio, il tubo poi viene chiuso ermeticamente e riempito con azoto liquido mantenendolo a una temperatura costante di -196 gradi Celsius.
L’azoto liquido arresterà il deterioramento delle cellule dell’organismo per molto tempo, praticamente per l’eternità. La cosa che però nessuno di noi ha capito è per quale motivo debbano sopravvivere per forza solo i più ricchi, che spesso sono anche i più stronzi, e questo servizio non lo passi l’assistenza sanitaria.
Forse voi, con la vostra scienza, potrete capirlo. Ma tornando alla capsula che avete trovato, per carità non apritela! E soprattutto non scongelate il suo contenuto!
C’è il serio pericolo che vi capiti un settantenne di bassa statura con i capelli trapiantati.
Se per caso avete già dato un’occhiata e l’avete estratto, rimettetelo subito dentro e chiudete ermeticamente. Si tratta di un politico che è arrivato ad avere il controllo di quasi tutti i media nell’Italia degli anni 2000.
Non vogliamo raffreddare il vostro entusiasmo per il ritrovamento ma, se mai si risvegliasse e lo lasciaste parlare, surgelerebbe il vostro cervello come ha già fatto tante volte col nostro. Come quando ha vinto di nuovo alle elezioni dopo un governo tecnico. Ma quella è un’altra storia. E gli stronzi eravamo noi.






Vignetta di alberto corradi


Avete fatto caso a quanto in Italia si parli di innovazione? Questa parola è diventata ormai una specie di mantra che va ripetuto costantemente per far credere che qualcosa si stia innovando. Perché l’innovazione è come la Nutella: meno ce n’è, più la si spalma. Se n’è parlato recentemente anche sul webmagazine della finiana fondazione Farefuturo, a proposito di un’iniziativa portata avanti insieme a Glocus, simmetrica fondazione di centrosinistra presieduta dall’ex ministro per gli Affari regionali del governo Prodi, Linda Lanzillotta: addirittura un ciclo di seminari “per modernizzare il Paese”(!). I seminari si terranno a Roma il 18 e 19 giugno e affronteranno il tema dell’innovazione istituzionale allo scopo di “diffondere la cultura del cambiamento e favorire la modernizzazione del Paese”. Nelle parole della Lanzillotta: “Le due fondazioni, in sintonia, hanno deciso di cominciare dal basso, a partire dai territori, per formare una nuova classe dirigente che condivida lo stesso sistema di valori”. Ora, ben venga l’iniziativa di promuovere il cambiamento nella classe dirigente. Ma questo non significa affatto “cominciare dal basso”. È un’idea di destra, perché prende in considerazione solo il “quadro di comando” mentre la cultura dell’innovazione dovrebbe essere diffusa a tutti i livelli e in tutto il Paese. E poi, la pubblica amministrazione non ha bisogno di innovazione, deve soltanto funzionare e senza sprechi (un esempio fra i tanti: basterebbero più controlli sui corsi di “formazione” e i corsi di lingue gratuiti per il personale, che vengono scelti magari in base alla località in cui si faranno le vacanze). E ci chiediamo: come può una classe dirigente asservita a una classe politica assolutamente ignorante e impreparata ricevere gli stimoli giusti per sviluppare una “cultura dell’innovazione”? In quanti decenni riuscirà a farsela, il Paese, questa benedetta cultura? Dopo di che, quanto altro tempo passerà prima che queste buone intenzioni si trasformino concretamente in una produzione industriale competitiva? Con tutti questi interrogativi, e ben sapendo che ormai la cultura nel nostro Paese si fa solo con i quiz televisivi, vogliamo contribuire anche noi alla “cultura dell’innovazione” con un bel quiz. Ecco i concorrenti.
Vignetta di Maurizio Minoggio
Vignette di Maurizio Minoggio