La Borsa e la vita: Caro federalismo di Marco Esposito
Addio agli sprechi, lo Stato costerà meno. E’ questa la speranza di tanti sostenitori
del passaggio al federalismo fiscale.
Ma siamo sicuri che alla fine il conto non sarà più salato?
Per ora c’è una sola certezza: anche calcolare i costi avrà un suo costo
Parlare in modo neutrale di federalismo con il cognome che porto l’è dura. Eppure l’auto che ancora guido ha una targa (MI6X7147) che rivela una passata residenza milanese. Mi scuseranno però napoletani e milanesi perché per una volta vorrei parlare di federalismo fiscale senza accendere la solita polemica Nord-Sud, ma chiedendo una cosa che dovrebbe interessare tutti: c’è il rischio che l’Italia federale costi di più? Con una promessa: l’unico numero citato nell’articolo sarà la targa della mia vecchia Renault, perché la scommessa di questi articoli è che si possa parlare d’economia senza ricorrere a decimali e percentuali.
Del resto dove sono i numeri? Il Parlamento in queste settimane sta discutendo un testo pieno di buone intenzioni, ma al buio dal punto di vista dei dati. E le grandi istituzioni contabili nazionali – Banca d’Italia, Corte dei Conti, Ragioneria generale dello Stato, Isae, Istat – sono sfilate di fronte ai deputati ripetendo tutte la stessa litania: non è possibile al momento fare previsioni sui costi.





