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Buon compleanno Peanuts!
Charlie Brown & C. compiono 60 anni. Il 2 ottobre 1950 compariva infatti su sette quotidiani americani la prima striscia di Charles M. Schulz, che trovate riprodotta qui sotto assieme ad altre storiche strip

“Quand’ero bambino negli anni 60,
i Peanuts stavano raggiungendo
il loro apice; erano LA striscia
e dominavano la cultura popolare come null’altro. Penso che si introdusse anche nel mio Dna e sono grato
a Charles Schulz per questo.”
(Richard Thompson)
La prima striscia dei Peanuts uscì il 2 ottobre 1950 su sette quotidiani americani: il Washington Post, il Chicago Tribune, il Minneapolis Tribune, l’Allentown Call-Chronicle, il Bethlehem Globe-Times, il Denver Post e il Seattle Times.
Nell’anno del sessantesimo dei Peanuts, Linus ne ha compiuti quarantacinque di pubblicazione ininterrotta dall’aprile 1965. Un successo – possiamo chiamarlo così, dopotutto – legato indissolubilmente all’opera magistrale di Charles M. Schulz, al quale va la nostra riconoscenza più sincera e il nostro quotidiano, vissuto affetto.
Le sue strisce, che ha smesso di disegnare solo con la morte, continuano a essere lette avidamente, un vero collante intergenerazionale. Senza dimenticare il brand Peanuts: l’immagine di Snoopy soprattutto, ma anche di Linus, Lucy, Charlie Brown, riprodotta in milioni e milioni di esemplari sugli oggetti più disparati, attraverso i cinque continenti. Inutile negarlo, ha una sua importanza: il linguaggio della strip è capace di generare simboli in grado di superare mode, differenze linguistiche e culturali, classi sociali.
“Le strisce a fumetti richiedono una così particolare combinazione di talenti che ci sono poche persone in grado di sfruttarne appieno le potenzialità. Fra queste, Charles Schulz è totalmente di un altro livello (…) Spero davvero che possa esistere un giorno uno scrittore-artista-filosofo-umorista in grado di colmare, almeno in parte, il vuoto lasciato dai Peanuts.”
(Bill Watterson, L.A. Times)
Quelli di Schulz sono disegni che riempiono ogni giorno la nostra vita, non solo lavorativa. E ogni giorno scopriamo qualche dettaglio nuovo, qualche ammiccamento, qualche accenno che ci fa credere che l’uomo di Santa Rosa sia ancora lì, al suo tavolo da disegno. E invece, sono passati dieci anni.
Ricorrenze e celebrazioni – con la frenesia che coglie addetti e meno addetti ai lavori, novizi e pensionati – offrono a noi l’occasione di riflettere sull’attualità di quel che stiamo facendo, e sul fatto che ogni libro dei Peanuts pubblicato rappresenta sempre un piccolo caso editoriale.
Per festeggiare il sessantesimo dei Peanuts, siamo in edicola con un supplemento speciale gratuito che, tra l’altro, ripropone tutte le strisce pubblicate nei primi cinque mesi. Abbiamo pensato a una pubblicazione “con testo a fronte”, come si addice ai classici, intuendo che sarebbe stata un’occasione per riflettere sulle diversità linguistiche e farvi entrare con maggior cognizione di causa nel mood della provincia americana che ha generato i Peanuts. Ci sono anche le strisce mute, per farvene apprezzare il respiro. Respiro bilingue.
È il nostro piccolo omaggio alla figura dell’autore americano che ha segnato e segna, più di altri, anche nel nostro Paese, e in modo trasversale, l’immaginario delle generazioni dagli anni Sessanta fino a oggi.
“È stata la prima striscia Beat (…) I Peanuts entravano in
risonanza con l’alienazione degli anni 50. Tutto, in quel fumetto, era differente.”
(Garry Trudeau, Time)
Intanto, Linus in questi anni si è trasformato, cercando di proporre punti di vista, storie e riflessioni adatti a illuminare almeno un po’ i tempi non proprio luminosi che ci tocca attraversare. Con i fumetti, certo, ma anche cercando di rendere conto delle mode culturali e dei fenomeni di costume che ci passano davanti agli occhi. Sono tempi faticosi: difficile trovare chiavi interpretative, non solo della politica e delle dinamiche sociali, ma anche dei rapporti minuti tra le persone. Difficile almeno per me, che Linus lo metto insieme mese dopo mese. Devo ringraziare per questo tutti i collaboratori, i “vecchi” che mi supportano e sopportano ancora, e i nuovi che sono la testimonianza vivente della vitalità del nostro giornalino. E del resto, come ha scritto Michele Serra su Repubblica, i Peanuts sono davvero “un’istigazione alla libertà di vivere”.
Per me, è un privilegio constatare come i nostri Peanuts, sessant’anni dopo, continuino a lanciare poetici messaggi in bottiglia. Ripetendoci che comunque, e nonostante tutto, vale la pena esserci. (stefania rumor)
Peanuts. Gli inizi
(Da Linus ottobre 2010. © Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata)
Peanuts di Charles M. Schulz
© Peanuts UFS. Inc/Distr. by UFS
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Peanuts

Peanuts di Charles M. Schulz
Charles Monroe Schulz nasce il 26 novembre 1922 e muore il 13 febbraio del 2000. Fin dalla nascita sembra destinato al fumetto: appena nato uno zio lo chiama Sparky, abbreviazione di Sparkplug, il cavallo di “Barney Google”, striscia allora popolarissima, e questo soprannome non lo abbandonerà più.
Sparky cresce negli anni della Grande Depressione con un padre, barbiere come il papà di Charlie Brown, che per far quadrare i conti taglia barbe e capelli senza concedersi riposo. Dopo il diploma e una breve esperienza di guerra nella Francia del 1945, viene assunto come insegnante alla Art Instruction School, una scuola di disegno per corrispondenza dove Schulz incontra tra i giovani colleghi ispirazioni e suggerimenti per i suoi futuri personaggi, ad esempio l’impiegata della contabilità Donna Wold, suo primo amore non corrisposto, che gli ispirà quel singolare personaggio fuori campo che è la ragazzina dai capelli rossi, eterna cotta di Charlie Brown.
Tra il ’47 e il ’48 Sparky approda con qualche fatica alla carta stampata: una sua serie di vignette “Li’l Folks” viene pubblicata per tre anni sul giornale di St. Paul Pioneer Press (i ragazzini di quelle lontane vignette possono essere considerati i fratelli maggiori dei “Peanuts”) mentre un’apertura verso la comunità nazionale più vasta arriva dal Saturday Evening Post, settimanale a larga diffusione che gli pubblica qualche disegno. E’ questo il periodo in cui diventa un assiduo frequentatore delle ferrovie statunitensi: prende i treni dell’alba per Chicago e New York, si presenta nelle sedi dei grandi syndicates ma di solito non supera il tavolo della receptionist e torna a casa come un povero Charlie Brown deluso.
Finché, nel 1950, in una mattinata piovosa di giugno, in Manhattan, riesce a passare con facilità oltre i primi
sbarramenti della reception dell’United Feature Syndicate e a sciorinare i suoi disegni sulla scrivania di un alto dirigente. I “Peanuts” usciranno poco più tardi su vari quotidiani e presto sarà un successo travolgente. Schulz, in uno slancio di ruvida sincerità, si disse convinto che il titolo Peanuts (Noccioline), imposto dal Syndicate fosse il peggiore mai escogitato per un fumetto. Il tempo non gli dette ragione.
Nell’aprile del 1951 Sparky sposa Joyce Halverson; il matrimonio dura per ventun anni e cinque figli che diventano la principale fonte d’ispirazione per le sue strisce. Nel 1958 la famiglia Schulz si trasferisce definitivamente in California. Santa Rosa è il quartier generale del lavoro, l’ufficio, lo studio. Qui ha tutto ciò che desidera: uno stadio di ghiaccio denominato con un po’ di enfasi Redwood Empire Ice Arena dove si creano e rappresentano spettacoli di pattinaggio, un campo da golf, campi da tennis e uno chalet – studio immerso nel verde a un indirizzo che la dice lunga su quale sia dei Peanuts il prediletto: Snoopy Place N.1.
Alla sua attuale notorietà hanno contribuito in larga misura le varie attività collaterali alla striscia dei “Peanuts”. Schulz, ha sempre messo al primo posto nel cuore e nel cervello il fumetto creato appositamente per la carta stampata: fin troppo ovvvio che senza la striscia giornaliera e la tavola domenicale, non ci sarebbe il fenomeno “Peanuts”. Ma, per quanto attiene alla divulgazione presso pubblici di ogni età il contributo maggiore viene, prima di tutto, dal merchandising, con le miriadi di pupazzi, poster, capi d’abbigliamento e pezzi d’arredamento, quaderni di scuola e diari, cartoncini augurali e calendari, minielettrodomestici ecc…: un giro d’affari che intorno ai Peanuts dà lavoro a migliaia di persone.
In secondo luogo dai film d’animazione, in larghissima misura prodotti per la televisione a cominciare dal 1965 con A Charlie Brown Christmas che vince anche un premio molto ambito come l’Emmy televisivo e che dà vita a una serie di altri cartoni animati. Si può aggiungere, inoltre, che alla popolarità di Schulz un contributo morale, se non finanziario, lo ha dato certamente il fatto che gli astronauti dell’Apollo 10, nel 1969, durante la prima circumnavigazione attorno alla luna, battezzano i loro moduli Charlie Brown e Snoopy.
Per saperne di più collegati al sito internet www.snoopy.com












