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Laboratorio esordienti a cura di Matteo b. Bianchi

L’ultimo anno delle medie: due cugine, in una desolata periferia urbana, si scambiano le prime confidenze in fatto di ragazzi mentre fanno i compiti. Il paesaggio emotivo che Chiara Dotta vuole raccontare sembra lo specchio di quella terra di nessuno dove è ambientato, uno spazio di confine dove la città perde le sue caratteristiche e diventa uno sfondo incerto. Allo stesso modo queste due ragazze, che non sono più bambine, da sole, faticosamente, ingenuamente, cercano la strada per la maturità affettiva. Un racconto tenero e amaro

laboratoro

illustrazione di Ale+Ale

Cugine

di Chiara Dotta

Partivo da casa di mia nonna alle due del pomeriggio con la borsa della pallavolo, alle cinque c’era l’allenamento. I miei genitori mi lasciavano da lei di giorno perché dovevano lavorare. Prendevo la statale che dalla periferia portava al centro della città e dopo un centinaio di metri giravo in una strada in mezzo ai palazzi. I binari del treno correvano paralleli alla statale e la via più breve per arrivare a casa di Laura era attraversarli. Poi quella strada in mezzo ai palazzi diventava un sentiero di terra, che finiva davanti a una recinzione con i riquadri di ferro grigio abbastanza larghi da potersi arrampicare. La scavalcavo, attraversavo veloce i binari e uscivo finalmente dalla porta a vetri della stazione. Non era un bel posto, non c’era mai nessuno. Davanti un vialetto di cipressi un po’ scuro, poi negozi, finalmente i palazzi si aprivano in un cortile piccolo con un cancello rugginoso, sempre aperto.

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