Perle ai porci by Stephan Pastis

Posted by redazione on Thursday Aug 5, 2010 Under Linus Fumetti

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Yeti in terra di Francia di Michele R. Serra

Posted by redazione on Tuesday Aug 3, 2010 Under Linus Fumetti

Suggestioni fantastiche, autobiografia e critica sociale: il romanzo d’esordio di un disegnatore in fuga

Fine giugno. Fa fresco. Sarà stato Eyjafjallajökull a compiere il miracolo? Signora mia, meglio parlare del tempo, le notizie in tv non sono confortanti. Orecchio: si parla di “fuga di cervelli”, gente brava che se ne va, roba già sentita. Intanto, leggo il libro di Alessandro Tota.

Siamo più o meno coetanei, io e lui, però con esperienze di vita diverse. Io a Milano, lui a Parigi da un pezzo, emigrato da Bari alla Francia (io al massimo da Porta Romana a piazze più periferiche, ché gli affitti sono altini). Ecco, lui potrebbe essere uno della famosa fuga. Anche se fa il disegnatore, non è che abbiamo bisogno solo di scienziati e ricercatori. Che Tota abbia cervello è indubbio, ma poi, è anche un gran narratore.

Lo dimostra il suo romanzo d’esordio, che si potrebbe dire frutto della fuga: in Francia il mercato offre spazi e possibilità ai cartoonist. Così Yeti è uscito prima in francese, poi da noi. Il titolo “originale” – pensato dall’autore – è però quello italiano. Quello francese è stato imposto dall’editore: Terre d’Accueil, modo in cui i francesi definiscono la loro nazione, “terra d’accoglienza”, d’immigrazione. Ben rappresentata dalla nazionale di calcio blackblanc- beur, giusto? No, alzo gli occhi verso lo schermo, che racconta il fallimento di quel progetto sportivo: insulti, ingloriosa (più di quella italiana, e ci vuol tutta) eliminazione dalla Coppa del mondo, adesso addirittura Sarkozy – il più odiato dai banlieusard, nelle rivolte di qualche anno fa – cerca di sbrogliare la situazione. Un summit all’Eliseo, non con i suoi ministri, ma con un calciatore. Thierry Henry, famoso per essere stato protagonista di campagne contro il razzismo. Un corto circuito sociopoliticomediaticosportivo, a conferma che Yeti è roba di scottante attualità.

Perché scritto e disegnato da un artista (cervello?) in fuga. E perché parla di immigrazione, tema attuale in Francia come dalle nostre parti. Attenzione, non la stessa immigrazione che ha creato quelle seconde generazioni capaci di trovare visibilità sui campi da calcio e davanti ai microfoni del rap (qualche volta in politica: Zidane e Booba, ok, ma c’è anche la ministra Rachida Dati). L’immigrazione di cui parla Yeti è relativamente più ricca e comoda, ma mica troppo: la stessa che ha vissuto Tota, arrivato facilmente da un Paese comunitario, ma poi vissuto precariamente alla ricerca della svolta. Come lui tanti altri ragazzi, gli stessi che popolano le pagine del racconto: sognatori, artisti wannabe, geni incompresi, incapaci egotisti. Generi diversi, vita difficile per tutti.

Intendiamoci, Yeti non è solo autobiografia: è fiction realista, fatta di quotidianità. Con un unico elemento fantastico, ma piuttosto importante: il protagonista. Lo Yeti in questione qui è completamente glabro, perché la pelliccia serve in alta montagna, non in città. Enorme Barbapapà rosa, Yeti è la metafora grafica della diversità dell’immigrato. Lui non sa la lingua, sa dire solo Gnù. È carino, kawaii: potrebbe diventare una linea di merchandising, se non fosse maledettamente serio…

Appurato che il libro è attuale per diversi motivi, rimane da dire: è un gran esordio. Idea semplice, personaggi veri, diversi livelli di lettura. Poche menate, sostanza.

Telefono ad Alessandro Tota. L’attualità non offre conforto, ok; almeno, con lui c’è da parlare di qualcosa di meglio, mica del tempo.

Siccome è il tuo primo romanzo, il gioco è appiccicarti addosso qualche influenza artistica. Ti tocca. Dico il primo che mi è venuto in mente leggendo Yeti: Hayao Miyazaki. Bé…. Ne Il mio vicino Totoro, c’è una scena in cui due bambine aspettano l’autobus, quando vicino a loro appare questo personaggio fantastico – Totoro, appunto – che contrasta fortemente con la “normalità” della situazione.
Quando ho iniziato a disegnare Yeti, mi sono reso conto che c’era qualcosa… Sarà che ho visto tutti i film di Miyazaki. Narrativamente, non posso dire che abbiamo qualcosa in comune, però certamente mi ha ispirato, ha contribuito alla formazione dell’idea di un personaggio fantastico immerso dentro un ambiente molto realistico, in situazioni ordinarie. L’input iniziale è quello, anche se poi la mia storia procede in direzioni completamente diverse rispetto all’opera di Miyazaki.

Però ancora: c’è un prologo, nel libro, in cui spieghi che Yeti arriva in città perché costretto ad abbandonare la verde vallata in cui vive, improvvisamente adibita a discarica. Se volessimo continuare a parlare di temi tipici miyazakiani, be’, quello della natura…
In realtà quella particolare idea deriva semplicemente dal fatto che, mentre progettavo il libro, le prime pagine dei giornali italiani erano stabilmente occupate dalle foto dei rifiuti di Napoli. Sono entrati nel racconto, senza quasi che io me ne accorgessi a livello cosciente.

Il prologo è molto diverso dal resto: c’è un testo scritto e immagini che lo accompagnano, come in un libro illustrato per bambini.
Perché le prime dieci pagine, in realtà, sono un falso! Un falso Tomi Ungerer, uno dei miei disegnatori preferiti, anche se oggi non lo conosce quasi nessuno. Quelle tavole sono citazione integrale di un suo libro… e penso che ci sia anche molto di Robert Crumb. Nel modo di disegnare gli animali, non ho altri riferimenti oltre a Fritz il Gatto. Crumb viene fuori molte altre volte, nel corso del racconto.

Al di là di queste raffinatezze, la forza del libro sta nel racconto della vita di questa piccola comunità di stranieri giovani e disoccupati, in attesa della svolta.
In Francia tutti sembrano particolarmente interessati al discorso sull’immigrazione, forse perché – mi sono reso conto – l’argomento è poco trattato, qui la stragrande maggioranza del fumetto è ancora costituita da prodotti narrativi di genere. Yeti è stato letto come un racconto con un forte senso politico, cosa che io non avevo preventivato: il mio non è un approccio politico, è semplicemente quello classico del fumetto indipendente, italiano, americano. Un approccio che cerca di riflettere almeno lucidamente – se non criticamente – sulla realtà. Vero che questo porta solo a una maggiore consapevolezza, non all’azione. Infatti i miei personaggi si pongono molti problemi, ma poi nella pratica non fanno niente… Ho voluto fare in modo che tutti i protagonisti del libro fossero criticabili, in qualche modo. Altrimenti, sarebbero stati poco credibili.

Sei perfettamente al passo con tempi in cui fioriscono il giornalismo grafico e l’autobiografia a fumetti.
Bisogna sfruttare l’autobiografia per superarla, come hanno fatto John Fante o Philip Roth. Poi se parliamo in particolare di fumetti e autobiografia, già Pazienza aveva detto tutto… Personalmente penso che, se racconti la tua vita vera, il 90% del materiale risulta impubblicabile. Io ho disegnato la mia autobiografia vera: duecento pagine che non pubblicherò mai. Non potrei mai fare esplodere una tale bomba nella mia vita privata, sarebbe… infantile. Alla fine, quello che puoi far vedere al pubblico è, al massimo, un mix di elementi della tua vita frullati dentro la fiction: come in un sogno, riesci a riconoscere gli elementi fondamentali, ma il modo in cui si relazionano fra loro è diverso.

Cervelli in fuga: lì a Parigi, pensi di aver trovato il tuo posto anche nel mondo dell’editoria? Eh, magari… Dai, in ogni caso hai tempo: sei giovane. Almeno per gli standard italiani. No! Lo standard è la mediocrità. Che me ne faccio?!

(Da Linus luglio 2010. © Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata)

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Monty by Jim Meddick

Posted by redazione on Friday Jul 30, 2010 Under Linus Fumetti

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GET FUZZY by Darby Conley

Posted by redazione on Monday Jul 26, 2010 Under Linus Fumetti

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CUL DE SAC by Richard Thompson

Posted by redazione on Friday Jul 23, 2010 Under Linus Fumetti

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Dilbert by Scott Adams

Posted by redazione on Tuesday Jul 20, 2010 Under Linus Fumetti

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Hélène Bruller è una vera stronza di Hélène Bruller

Posted by redazione on Wednesday Oct 14, 2009 Under Comics

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Senza di Alberto Rebori

Posted by redazione on Tuesday Jun 23, 2009 Under Comics

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Dilbert di Scott Adams

Posted by redazione on Friday Jan 30, 2009 Under Comics

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Fumetti: Andrea Pazienza – Zanardi Vol.1-1981/1984

Posted by redazione on Monday Dec 15, 2008 Under Rubriche

Ennesima riedizione dell’opera più nota di Paz. Rispetto alle precedenti, questa Fandango si distingue per la riproposizione dei tre racconti fondamentali (Giallo scolastico, Verde matematico, Pacco) nella versione colorata realizzata da Marina Comandini, vedova di Andrea Pazienza, illustratrice e cartoonist a sua volta.

Per il resto, sul piatto c’è la storia del fumetto italiano degli anni Ottanta, incarnata nelle figure di Massimo Zanardi, Roberto Colasanti e Sergino Petrilli: amici per gioco – ma mica giochi da bambini! – e per convenienza, glaciali e cinici, strafatti ma sempre sul pezzo. Sono stati loro a rimanere indelebilmente scolpiti nella memoria di una generazione; più di Penthotal, più di Pompeo, che forse avevano dentro perfino più Pazienza. Del resto lui lo diceva sempre, che stava giocando con il fuoco, con una scheggia impazzita della sua personalità: quel personaggio rischiava di prendere il sopravvento perfino sul suo autore. E forse, l’ha fatto davvero.

Andrea PazienzaZanardi Vol.1 – 1981/1984 - Fandango Libri -  Pagg. 126, euro 20,00

Michele R. Serra

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