Tagged: David Byrne

Musica: Everything That Happens Will Happen Today di Brian Eno/David Byrne

Davvero sono giorni strani se un disco come questo, atteso da anni e a un certo punto nemmeno più sognato, tanto pareva impossibile, esce alla chetichella nel web (seguiranno edizioni fisiche anche de luxe, nei negozi). Ad ogni modo Eno e Byrne sono ridiventati amici, dopo il litigio famoso proprio in occasione del loro album insieme, My Life In The Bush Of Ghosts, e una sera a cena, così raccontano, hanno deciso di riprovare. Senza una precisa strategia, affidandosi alla sorte; Eno aveva degli scampoli di musica che non sapeva bene come usare, Byrne si è offerto di scriverci dei testi e di cantarli. Così, “senza impegno, solo se siamo convinti”, è venuto quest’album.

Toglietevi dalla testa quell’antico incantesimo, siamo da tutt’altra parte; e dimenticate anche i primi Talking Heads, il Byrne allucinato e fa-fa-fa-fa. Con un paio giusto di eccezioni, i dieci brani dell’album sono della specie byrniana più recente, canzoni dall’ampia melodia e dal delicato portamento, tipo Look Into The Eyeball, tipo Growing Backwards. Il signor B si è divertito a scriverle perché, spiega, ha potuto confrontarsi con accordi e modi di composizione profondamente diversi dai suoi, badando all’emozione più che alla tecnica. “Sono pezzi semplici, temi che sgorgano dal cuore senza cadere nel luogo comune”. Eno, dal canto suo, parla di “gospel elettronico”; quello gli sembra che sia venuto, un disco di pezzi con l’intensità di una predica religiosa, incentrati sul canto ma immersi in un insolito pneuma di suoni digitali. Niente di complicato però, sia chiaro: “volevo una musica che fosse invitante, che offrisse uno spazio comodo a chi ascolta.”

Un album molto piacevole, elegante, con il bonus di quel paio di eccezioni che dicevamo prima: I Feel My Stuff vibra su un pianoforte dislessico che è una delizia, Poor Boy è una felice regressione nel mondo delle Teste nevrotiche.

Riccardo Bertoncelli