Fumetti di Michele R. Serra
Trudeau Graffiti

Arriva l’edizione integrale di Doonesbury, quarant’anni di America in un lungo flashback
“Esistono forme di azione politica più dirette ed efficaci di una striscia a fumetti. Tuttavia, a noi Doonesbury pare una cosa seria.”
Non so se queste parole datate novembre 1971 le abbia scritte il notaio Franco Cavallone, primo traduttore della striscia, oppure lo stesso Giovanni Gandini, che reggeva il nostro giornalino in quel periodo. Non lo so perché quelle righe non sono firmate, perché mancavano dieci anni al mio concepimento, più almeno una ventina all’età della ragione. Comunque, insomma, qualcuno sembrava volersi scusare per aver scelto Doonesbury: perché l’attacco alle istituzioni è una cosa seria; e farlo passare attraverso un fumetto poteva far specie.
Ovviamente, i ragazzi di Linus erano perfettamente convinti della bontà dell’opera di Garry Trudeau, e del fatto che le strip avessero un potere quantomeno socioculturale, se non apertamente politico. Quasi quarant’anni – e un certo numero di riconoscimenti e premi: Pulitzer, Reuben, lauree honoris causa, perfino due menzioni da parte dell’Esercito degli Stati Uniti – dopo, non possiamo dar loro torto. Nel corso del tempo, Doonesbury si è dimostrata una faccenda indubitabilmente seria. Il presidente Ford la considerava una delle grandi fonti di informazione riguardo alla vita politica americana. Non era l’unico.
Quella pagina linusiana del ‘71 conteneva un interessante vaticinio: “pensiamo di andare avanti a pubblicarlo, finché Il Tempo o Il Corriere della Sera non ce lo portano via”. Qui, la previsione è stata smentita dai fatti: la pagina dei fumetti non è arrivata sui quotidiani nostrani, che da sempre si accontentano di ospitare la classica vignetta con funzione di editoriale. È anche vero che da qualche tempo i disegni hanno fatto capolino sulle loro pagine – più su quelle dei periodici, a dir la verità – sotto altre forme di cosiddetto graphic journalism. Ma su questo punto ritorneremo più avanti.





