Musica: Jeff Beck – Live At Ronnie Scott’s Jazz Club
Il giovane scavezzacollo beat è diventato vecchio senza perdere il tocco, lo shining; i capelli sono probabilmente tinti, i lineamenti ritoccati dal lifting ma la mano è ancora quella di Shapes of Things, di Beck Ola, di Rough & Ready, tanti e tanti anni fa.
Nel tempio del jazz londinese, El Becko allestisce una celebrazione di sé che mozza il respiro. Un greatest hits concentrato ed esplosivo, un juke box della sua arte in varie epoche: dagli inizi solistici di Beck’s Bolero (è l’unico omaggio agli anni 60, oltre a una cover inedita della pepperiana A Day in the Life) al jazz rock 70, quando i dischi glieli produceva George Martin (Goodbye Pork Pie Hat, Cause We’ve Ended as Lovers) fino agli anni recenti, ad album controversi come Who Else!, dal cui repertorio vengono due gioielli come Blast from the East e Brush with the Blues. La chitarra parla mille lingue e altrettante ne inventa, su un’onda che tocca il blues, il rock classico, la fusion, la melodia più suggestiva. Non prendetemi per nostalgico, anzi, vorrei che il disco arrivasse alle orecchie dei teenager innamorati di chitarra, quelli che sbavano per certi illusionisti prog metal indegni di allacciare anche solo la tracolla al maestro. Qui ci sono l’energia, il fuoco, la comunicazione vibrante che cercano. Qui c’è una specie indistruttibile di rock fuori dal tempo.
Jeff Beck - Live At Ronnie Scott’s Jazz Club - Eagle-Edel
Riccardo Bertoncelli





