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Teatro: Angels in America di Elio de Capitani e Ferdinando Bruni

angelsinamericaUn potente e corrotto avvocato condannato dall’Aids, un giovane gay che non ha il coraggio di stare accanto al compagno minato dal virus, una coppia drammaticamente esemplare, in cui la donna è  preda dei deliri causati dagli psicofarmaci, mentre l’uomo non riesce ad accettare la propria omosessualità: attraverso questa serie di storie incrociate, Tony Kushner – in Angels in America – rappresenta un poderoso affresco della società statunitense negli anni Ottanta, una società impasticcata, dominata dall’incertezza dei valori, dalla crisi di ogni identità politica, etnica, sessuale.

Il celebre testo, vincitore del premio Pulitzer nel 1993, è un avvincente documento d’epoca, un convulso ritratto collettivo del nostro recente passato, i cui effetti continuano tuttavia a riflettersi sulla vita di oggi: magari i temi della peste planetaria o del buco nell’ozono hanno frattanto smarrito un po’ della loro forza apocalittica, ma gli abissi spirituali su cui getta la sua livida luce sfuggono a qualunque precisa collocazione temporale, delineano i gironi danteschi di una sorta di inferno contemporaneo, nel quale ritroviamo noi stessi, i folgoranti presagi di ciò che siamo.

Giustamente, dunque, Elio De Capitani e Ferdinando Bruni, responsabili della messinscena che ha vinto nel settembre 2008 i premi “Olimpici del teatro” per la miglior regia e il miglior spettacolo dell’anno, trasformano il palco vuoto – un disadorno luogo della psiche, delimitato da pareti di mattoni e attraversato dai passaggi di pochi arredi allusivi – in uno spazio visionario di fantasmi e miraggi, sui muri del quale scorrono immagini di fiamme sataniche e cieli tempestosi, mentre il finale è segnato dalla plateale apparizione di un emblematico angelo vendicatore. 

Angels in America di Elio de Capitani e Ferdinando Bruni – Genova, Teatro della Corte –  21-26 aprile 

Renato Palazzi