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Teatro: England – Regia di Carlo Cerciello

Autore fra i più interessanti e originali del nuovo teatro britannico, Tim Crouch è un gelido esploratore dei labirinti della mente, un impassibile osservatore delle piccole o grandi distorsioni patologiche che dalla psiche dell’individuo si estendono a corrodere anche le più solide certezze sociali. Ed è un astuto costruttore di trappole drammaturgiche, un creatore di inquietanti implosioni espressive, che portando la forma dei suoi testi alle estreme conseguenze tende a rompere impercettibilmente ma inesorabilmente i sottili diaframmi della rappresentazione teatrale.

Diretta dall’impeccabile Carlo Cerciello, England, che è stata fra le proposte migliori del festival di Napoli, è una raffinata pièce che per esplicita indicazione di Crouch non deve essere allestita sui palcoscenici, ma nelle gallerie d’arte, fra i quadri dei pittori di oggi appesi alle pareti. Il rapporto tra la mutevole, precaria sostanza della vita e l’asettica perfezione dell’opera creativa è infatti al centro di questa vicenda basata su un gallerista ricco e cosmopolita, ma incapace di accettare il fatto che la sua compagna sia affetta da un vizio cardiaco, e abbia bisogno di un trapianto.

Il loro vacuo cicaleccio tiene a distanza verità imbarazzanti. Dopo che la donna ha ricevuto il cuore di un giovane indiano, la coppia va laggiù per conoscere la famiglia del donatore, ma il contrasto fra le due culture è stridente: i due vorrebbero offrire alla vedova un quadro prezioso, che lei rifiuta pretendendo invece di avere indietro il marito, ucciso apposta, a suo avviso, per garantire la sopravvivenza della signora. Su richiesta diretta del gallerista? Non lo sapremo mai: e ce ne andiamo passando davanti a quelle tele il cui valore è frutto di un’algida quotazione di mercato.

Renato Palazzi

England di Tim Crouch – Regia di Carlo Cerciello
Milano Fondazione Arnaldo Pomodoro 11 – 16 novembre